Acquedotto romano
Acquedotto romano

Un pomeriggio nella piccola Nepi, insperato snodo di connessioni e suggestioni

Tra i Monti Cimini e Roma, Nepi è una piccola città che sembra tratteggiare un ponte con il passato, delineando la classica atmosfera dei piccoli centri dove la vita sembra scorrere a una velocità più lenta. Eppure trascorre un pomeriggio qui non mi ha risparmiato qualche piccolo coupe de theatre

 

Appena giunto nella cittadina non posso che notare le mura protettive che sembrano strappare a fatica il centro dall’invadenza della vegetazione naturale, ricordandomi nella sua struttura raccolta la vicina Civita Castellana, sorella appartenente allo stesso territorio dell’Agro Falisco, patria degli antichi Falisci.

Appena giunto in centro faccio tappa in una pizzeria al taglio per uno spuntino, notando che il locale è un punto d’incontro per clienti che parlano tra loro e con le proprietarie, lasciando intendere che la ripetuta frequentazione abbia dato il via a una certa confidenza tra le parti, così, mente consumo il mio pezzo di pizza con le patate, mi ritrovo ad essere testimone di una curiosa discussione.

“Là c’è un bar che è sempre pieno di gente. Uno una volta mi ha chiesto se fossi del posto, perché non mi aveva visto mai. Sto qui da 15 anni gli ho risposto. Ma la barista la guardava bene, aveva due occhi così: stavano tutti a vedere quella” disse un uomo anziano”

“Sì, quel bar è un po’ volgare, sta qui vicino. Poi quelli sono stranieri” aggiunse una signora presumibilmente sua coetanea

“Quella sarà però di un’altra nazionalità ancora, romena o spagnola” aggiunse il signore, che si lamentò di come i costumi si fossero deteriorati nelle nuove generazioni. Assistetti alla discussione mio malgrado, promettendomi che sarei dovuto andare a vedere questo posto così chiacchierato.

La prima tappa che cattura l’attenzione è il Duomo, non possono esimermi dall’entrare: incredibile quante chiese maestose si possono trovare in Italia anche nei piccoli centri! Lo stile rinascimentale della facciata lascia spazio a quello barocco all’interno, dove, a sorpresa, dei lunghi drappeggi rossi con orlo color d’oro costituiscono un inatteso motivo ricorrente.

Santa Maria Assunta Duomo di Nepi

Santa Maria Assunta Duomo di Nepi

Scorcio degli interni del Duomo

Scorcio degli interni del Duomo

Poco oltre, tornando a percorrere la principale via del centro, il mio stupore vinee suscito dalla visione della piazza centrale con il municipio che si para davanti a me: il Palazzo Comunale, iniziato da Antonio da Sangallo il Giovane per poi vedere la luce dopo alterne fortune, è un edificio bello e imponente, sormontato dai classici orologio e campanile.

Palazzo Comunale

Palazzo Comunale

 

Al centro in basso si può notare un particolare elemento: una torre bianca da cui discende un fiotto d’acqua, alla cui base si può riconoscere un serpente. Si tratta della Fontana del Palazzo Comunale, scolpita in travertino nel 1727 da Filippo Barigioni. L’elegante opera rappresenta lo stemma della Città di Nepi.

Fontana del palazzo Comunale

Fontana del palazzo Comunale

Il mio percorso per vie e viuzze mi porta a un sentiero naturalistico, dove un grosso e pacifico gattone, purtroppo malato dietro a un orecchio, mi dà il benvenuto in un percorso scosceso dove delle inziali scalinate in legno. L’erba è molto alta e bisogna bar attenzione a dove si mettono i piedi mentre sotto passa una forra, una gola profonda a pareti verticali. Il percorso naturalistico dà l’impressione di essere molto abbandonato a se stesso, mostrando più che altro le sembianze di un terreno lasciato in balia della sterpaglia. Risalendo verso la strada asfaltata giungo a un incrocio dove un abbaio rabbioso mi accoglie: il gruppo di signore anziane si mette a parlare simpaticamente con me, spiegando che l’animale aveva notato la mia presenza ben prima di loro. I cani solo due, ed entrambi di piccolissima taglia: un pincher e un chiwawa. Scendendo una discesa relativamente ripida, avvicinandomi alla sua conclusione, la mia attenzione e le mie orecchie vengono catturate da una voce femminile che, sopra la canzone, canta in modo sorprendentemente buono, una gradevole hit italiana degli anni ’80: “Amore disperato” di Nada, che ben si adatterebbe a colonna sonora di qualche anime sbarazzino e allo stesso tempo romantico come “Lamù”.

Quasi mi dispiace proseguire lasciandomi alle spalle la melodia che stava cullando le mie orecchie: abbandono le suggestioni sonore di questa misteriosa quanto pregevole cantante improvvisata che si diletta nella sua casa per proseguire il mio cammino. In mezzo a facciate sverniciate mi salta all’occhio una casa in ordine e ben decorata, dove campeggiano copie di statue famose e altre che si rifanno alla mitologia greca, creando un effetto un po’ ridondante ma che comunque non mi dispiace, il tutto mentre la puzza dei gas del tubo di scarico di un motorino modificato che sfreccia davanti a me intossica le mie narici. Incrociando una via laterale sulla destra la mia fascinazione per il decadente trova pane per i suoi denti: una casa un tempo grande e sontuosa verte abbandonata in rovina: se le mura mostrano le loro crepe non senza una certa eleganza le vetrate rotte delle finestre danno di contrasto un senso di desolato abbandono. Un vecchio signore mi fissa perplesso, scena successa più di una volta: non tutti son o abituati a vedere facce nuove, che per giunta sembrano scrutare quel che trovano intorno apparentemente senza un senso.

Per un paio di secondi sono tentato di rispondergli citando Tolkien ne “La Compagnia dell’Anello”: “Non tutti quelli che vagano sono persi”. Invece sono io a perdere l’occasione di essere immediatamente eletto il nuovo matto del villaggio e passo oltre, alla ricerca di nuove suggestioni.

Porta della fortificazione farnesiana

Porta della fortificazione farnesiana

Uscendo la centro storico la mia attenzione viene catturata da dei cartelli che mi suggeriscono di proseguire verso destra entrando in una porta perché in quella direzione ci stanno alcune attrazioni di sicuro interesse: si tratta della porta della Fortificazione Farnesina. Faccio delle ripide scalinate per ammirare la “vista panoramica” senza sapere bene di che cosa si tratta: oltre un parapetto roccioso scorgo una possente cascata, il cui rumore contribuisce a dare un tocco in più all’atmosfera “selvaggia”. Appena distolto lo sguardo dalla cascata incrocio quello di una ragazza che mi sorride e con la quale instauro una breve conversazione. Una turista come me, la prima incontrata! Sì, fa un po’ strano quando non vedi altri per tutto il giorno vagare senza una meta apparente. Lei sta in compagnia di un uomo, presumibilmente suo padre, che la aspetta poco più in là e si tratta di una romana impegnata in una gita “fuori porta”. La cascata è quella della sorgente della celebre Acqua di Nepi.

Cascata

Cascata

Di lì a pochi passi si trova l’imponente Rocca di Nepi, detta anche Rocca Borgia o Castello Borgia, di proprietà della celebre famiglia, protetta da ampie mura e sormontata da una torre a base circolare. I bastioni interni furono anch’essi opera dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane.

La Fortezza Borgia

La Fortezza Borgia

Dopo tutta questa arte ammirata, per bilanciare le cose non potevo non fare un salto al “bar volgare”, di cui parlavano all’inizio dei signori anziani in pizzeria. Si tratta di un bar a gestione straniera, abbastanza frequentato e preferito dai giovani, anche se si possono notare anche clienti di altre fasce d’età. La presunta Circe che ammalia gli sguardi maschili, non è altro che una ragazza dai bei lineamenti del viso e con un fisico tonico e formoso, che non fa altro che dedicarsi al suo lavoro col massimo impegno. Non so di più e neanche mi interessa indagare, penso soltanto che “dà buon consiglio chi non può più dare cattivo esempio”, frase cantata Fabrizio De Andrè in una sua celebre canzone non smette di essere attuale. Preferisco tuttavia concentrarmi sul suggerimento di un’altra citazione che non smette mai di essere attuale, stavolta messa in bella mostra proprio accanto alla cassa di questo bar: “Memento audere semper” (Ricorda di osare sempre) di Gabriele D’Annunzio, pensatore le cui gesta reggevano il passo con il suo pensiero.

Proprio la piccola Nepi era la città che un rivenditore di souvenir ai piedi dell’Acropoli di Atene mi disse di aver visitato perché aveva degli amici lì: a volte si ha davvero l’impressione che il mondo sia più piccolo di quanto sembri, oppure è spinta dell’uomo verso nuovi orizzonti, avallati da connessioni nascoste e insperate, sotto la spinta di ragioni piccole o grandi che siano, ad essere capace di andare oltre quello che altrimenti si suggerisce la blanda esperienza quotidiana di molti. o almeno così. i piace pensare.

Prima di lasciare questa graziosa cittadina, c’è tempo di visitare, complice un allungamento del percorso per tornare alla macchina, uno splendido acquedotto romano, ancora più affascinante al calar del sole.

Acquedotto romano

Acquedotto romano

 

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