Gustavo VI di Svezia, il re archeologo che amava i “pizzicotti ajo e ojo” di Tuscania

La vita di Re Gustavo Adolfo VI di Svezia, personaggio estremamente affascinante e sfaccettato, è stata  fortemente legata alla Tuscia. Il “Re Archeologo” infatti, ha avuto un ruolo fondamentale nella scoperta degli insediamenti etruschi ad Acquarossa e a San Giovenale, nei pressi di Blera. A lui è stata intitolata anche una piazza al quartiere Ellera a Viterbo.

Figlio primogenito del re Gustavo V di Svezia (1858-1950), Gustavo Adolfo è nato sabato 11 novembre 1882, alle 16.25, alla presenza del Primo Ministro il Conte Arvid Posse e del Barone Hochshild, Ministro degli Esteri, con le loro rispettive mogli. La sua nascita venne annunciata al popolo con 42 colpi d’artiglieria. Dopo un lunghissimo principato, il suo regno iniziò solamente nel 1950, quando aveva già 68 anni, all’epoca il più vecchio sovrano d’Europa, ma visse fino al 1973 arrivando quasi a 91 anni d’età. Amatissimo in patria, riuscì a tenere salde le redini del governo in un periodo di transizione della monarchia, ma venne apprezzato in tutta Europa per il suo stile informale e la sua disponibilità.

Tra le sue grandi passioni, oltre l’archeologia che lo portò a compiere spedizioni in Cina, Grecia, Corea e Italia, c’era anche la botanica per la quale venne ammesso come membro della British Academy. In particolare era considerato un esperto a livello internazionale nella coltivazione dei rododendri. Uomo colto e raffinato, possedeva un’enorme biblioteca privata consistente in 80 mila volumi dei quali, si dice, “avesse letto gran parte”.

Particolare il suo legame con l’Italia nel 1925 fondò a Roma l’Istituto svedese di studi classici (Svenska Institutet i Rom) che diede un fortissimo impulso agli scavi nel Lazio e in particolare proprio nella Tuscia. Queste spedizioni non erano guidate direttamente da lui, ma per la sua competenza e conoscenza dell’arte e della storia etrusca i suoi pareri erano tenuti in grande considerazioni dagli esperti. Al re negli scavi “piaceva sporcarsi le mani” e condivideva questa passione con la consorte Maria Luisa di Prussia che lavava i “cocci” rinvenuti insieme alle altre donne del paese.

Tra le città preferite del “Re Buono” c’era Tuscania dove soggiornò per lunghi periodi all’hotel “Il Gallo”, un edificio storico che adesso è stato trasformato, ma che ha rappresentato per decenni un punto di ritrovo elegante e intimo per molti personaggi di rilievo nell’epoca della Dolce Vita. Di questa cittadina apprezzava anche la cucina e il suo piatto preferito, secondo il racconto di Ugo, noto ristoratore dell’epoca, erano “i pizzicotti ajo e ojo”, cioè “farina mescolata ad acqua bollente e poi ridotta con il pollice della mano in tante conchigliette condite con un tiratissimo sughetto di pomodoro, aglio, olio e peperoncino”.

Gustavo Adolfo è stato un uomo particolare che, grazie privilegi della sua posizione, è riuscito a dare un importante contributo alla cultura e all’archeologia locale ed internazionale. Tuttavia, senza la sua passione personale per le cose belle e soprattutto senza la sua modestia e l’umanità, non sarebbe mai rimasto così impresso nella memoria delle tante persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.

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