Re Gustavo Adolfo presso gli scavi
Re Gustavo Adolfo presso gli scavi

La scoperta del sito etrusco di Acquarossa, quando scese dalla Svezia il Re archeologo

È il nome di una sorgente di acqua ferruginosa a dare il nome alla località Acquarossa, importante abitato etrusco a Nord di Viterbo datato attorno alla metà del VII secolo avanti Cristo.
Le indagini sul pianoro vennero realizzate attuando diverse trincee di scavo, ampliate in settori reputati particolarmente interessanti e contrassegnate da lettere dell’alfabeto.

Sito di Acquarossa

Sito di Acquarossa

Il materiale rinvenuto sulla zona indica che l’area era occupata prima del fiorire della civiltà etrusca: nel settore K sono stati rinvenuti i resti di una capanne relativi all’ultimo periodo dell’ Età del Bronzo, mentre frammenti di vasellame risalenti alla stessa epoca sono emerse in aree limitrofe. Si tratta si reperti ascrivibili presumibilmente alla Civiltà Rinaldoniana. L’insediamento è dominato da un susseguirsi di edifici, prevalentemente di forma quadrangolare, mentre ogni abitazione era ricoperta da tetti costituiti da pesanti tegole e con decorazioni a rilievo, di cui tuttavia resta poco: alcuni studiosi ritengono che circa nel 550 aC la zona sia stata colpita da un terremoto, ne sarebbero testimonianze i danni lasciati e le ceramiche polverizzate. La zona di Acquarossa doveva essere una città di medie dimensioni per l’epoca, ma la sua importanza, va ben oltre questo aspetto: si tratta di uno dei rari resti di città etrusche quando invece la stragrande maggioranza dei lasciti di questa civiltà vengono dalle celeberrime necropoli. Prima di questa scoperta la vita quotidiana etrusca si conosceva soltanto da fonti letterarie greche e latine, oltre che dai modelli sepolcrali.
Successivamente l’abitato venne distrutto, il sito cadde in abbandono per lungo tempo per poi venir di nuovo abitato in epoca romana: resti di tegole di epoca successiva puntellano la zona e i resti di un acquedotto e di una villa fanno pensare a una zona residenziale di alto ceto sociale.
Questa straordinaria testimonianza del popolo etrusco nella Tuscia poté tornare alla luce grazie alla volontà di studiosi e appassionati di questa civiltà provenienti dalla Svezia: per chi è troppo giovane per ricordare quel che accadde la cosa non può che stupire, mentre ognuno può riflettere sul fatto che spesso chi ha delle meraviglie sotto casa non riesce ad apprezzarle, cosa che invece può succedere che facciano molto meglio persone provenienti da più lontano e in quanto a valorizzazione delle proprie risorse artistiche e culturali gli Italiani, al di là di belle quanto vuote parole, hanno ancora molto da imparare. Seguendo quanto testimonia Barbro Zantillo Frizell, direttrice dell’Istituto Svedesi di Studi Classici di Roma, gli scavi di Acquarossa cominciarono nel 1966 sotto la direzione dell’archeologo svedese Carl-Erik-Östenberg, finanziati dal Re di Svezia Gustavo VI Adolfo, che prese parte personalmente ai lavori. Il rinvenimento di abitazioni di comuni cittadini del VI secolo a.C. testimonia la complessità dell’architettura dell’epoca, che spaziava nella scelta di stili e di materiali utilizzati. Saltano all’occhio anche le decorazioni in terracotta rinvenute che hanno smentito la convinzione che esse fossero create soltanto per gli edifici sacri.
Gli archeologi sono stati colpiti dalla grandiosità delle costruzioni e dalla finezza delle decorazioni, che hanno spinto ad immaginare quanto imponente fosse l’impatto visivo di città ancora maggiori: in questa direzione Acquarossa assume un ruolo fondante nella ricostruzione della civiltà etrusca.
Questa insperata e straordinaria pagina di scuola italiana fu possibile grazie a questo insperato aiuto sceso dal Nord: re Gustavo, laureato in Archeologia all’uUniversità di Uppsala e fondatore l’Istituto Svedese di Studi a Roma, proprio quello attualmente diretto dalla Frizell, la guida indiretta in questo viaggio a ritroso nel tempo. L’istituto fu il fulcro delle campagne archeologiche svedesi in Italia e dal 1957 al 1978 si svolsero grandi campagne di scavi nel Viterbese (oltre quello principale di Acquarossa ebbero luogo anche quelli di San Giovenale, Luni sul Mignone e Blera) e Re Gustavo, fino alla morte avvenuta nel 1973, fu un valido e stimato collaboratore sul campo. Pur delegando la guida degli scavi a professionisti più esperti di lui, si fece apprezzare per la sua abilità tecnica, per la sterminata cultura umanistica e per la calibrata capacità di giudizio.
Molti secoli dopo l’instaurarsi all’inizio del Medioevo dei regni barbarici sul suolo italiano di ostrogoti e Longobardi, popoli germanici e “svedesi ante litteram” per origine, la Storia della Tuscia riprese a intrecciarsi con quella di questo Paese Scandinavo, di cui spesso si ha una visione vaga e stereotipata, ma che ha molto da insegnare per quanto riguarda la custodia della cultura e del lascito storico e artistico del territorio.
Lo studioso Mario Moretti ricorda così Re Gustavo: “Come etruscologo debbo dire con estrema assoluta franchezza che le ore trascorse col re sono sempre, dal punto di vista professionale straordinariamente interessanti. Quello che sorprende tutti noi è la sua infaticabile, assidua ricerca di cose nuove onde poter essere continuamente al corrente di tutti i progressi della scienza archeologica, ritenendo suo preciso dovere, come responsabile morale di una equipe di scavatori fra le più efficienti d’Europa, di far fronte ad ogni qualsiasi problema, come quelli, per esempio, che si sono presentati recentemente nell’interessantissima campagna di scavo di Acquarossa in Viterbo”.

Re Gustavo Adolfo presso gli scavi

Re Gustavo Adolfo presso gli scavi

A distanza di anni il ricordo di quei splendidi giorni di lavoro dove Italiani e Svedesi lavoravano insieme per un obiettivo comune dettato dalla passione, è ormai rarefatto per i non addetti ai lavori e non sono molti nella Tuscia quelli che conoscono il sito e la sua storia: occorre ricordare la figura di re Gustavo Adolfo e dell’epopea di Acquarossa proprio per riprendere quel filo conduttore spezzato e lavorare uniti per preservare e difendere il proprio patrimonio.
È possibile ammirare ampia rappresentazione dei risultati degli del sito di Acquarossa nel Museo Etrusco di Rocca Albornoz, presso piazza della Rocca di Viterbo.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Barbro Santillo Frizell, Il Re Archeologo Gustavo Vi Adolfo nel Viterbese, articolo
Carl Nyander, Gustavo IV Adolfo il “re archeologo. Gli Etruschi e l’Europa”, pp. 466-467, 1992.
Mario Moretti, L’archeologo Gustavo Adolfo di Svezia, 191-197, 1972.

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