Suor Maria Benedetta Frey: una storia di semplicità, dolore e devozione

La Venerabile Suor Maria Benedetta Frey (Roma 6/3/1836- Viterbo 10/5/1913) è un personaggio particolare del nostro territorio. La sua vicenda è una storia di devozione, ma nella sua semplicità è un’interessante e toccante metafora che fa riflettere sul rapporto esistente tra la durezza della realtà che spesso porta dolore e malattia, in contrapposizione con la forza della fede. 

Suor Maria Benedetta ha vissuto nel Monastero della Visitazione detto delle “Duchesse” a Viterbo ed è stata per 52 anni immobile nel suo letto. Dichiarata venerabile il 30 settembre 2015 da Papa Francesco per essere “esempio di fede e fortezza” il suo corpo è sepolto e custodito dalle monache cistercensi ed attende la proclamazione a Santa. Il parroco Don Gialnluca Scrimieri ha curato due libri su di lei: Lo specchietto per vedere il cielo-Lettere della Serva di Dio Suor M. Benedetta Frey” (Piemme 2005) e ” Suor Maria Benedetta Frey- Per 52 anni testimone della sofferenza per Amore” (CVS 2013), ma oltre il personaggio “storico” fondamentale è il suo esempio.

“Suor Maria Benedetta ha avuto una paralisi progressiva – racconta Don Gianluca – ha pregato per una guarigione che non arrivava, poi il Vescovo di Viterbo andando a Torino incontrò Don Giovanni Bosco che profetizzò che lei avrebbe fatto del bene restando in quella condizione di inferma. Un devoto, esclamò la frase ‘croce lunga e provvidenza’ che è rimasta come un motto che ha definito la sua esistenza. Da quel momento Suor Maria Benedetta ha accettato la volontà di Dio. Quando stiamo male, all’inizio, è normale ribellarsi, ma chi è cristiano comprende la propria malattia alla luce della fede”.

Intorno alla figura di Suor Maria Benedetta, si è creato un vero e proprio movimento sociale e religioso. Ha ricevuto negli anni diverse personalità la Santa Sede le ha concesso il permesso di veder celebrata la Messa nella sua stanza dove sono stati ordinati anche dei preti. Nonostante la sua condizione di paralitica avuto un grande peso nella comunità, componendo e suonando musica e soprattutto scrivendo e rispondendo a molte lettere che riceveva (lettere che iniziava sempre con la dicitura “Dalla croce”, come se essa stessa si sentisse crocefissa). All’epoca, in molti le hanno addirittura attribuito il dono (il carisma, in gergo religioso) della profezia. Alcuni raccontano che potesse prevedere il compimento di una grazia attraverso le mutazioni del colore rosa della statua del Bambin Gesù che teneva davanti al suo letto e al quale era molto devota.

“È un esempio di umiltà e accettazione – conclude Don Scrimieri – è rimasta sempre allegra e sorridente nonostante il dolore e dimostra come per Dio siamo tutti importanti. Ha trasformato il suo letto in un altare e con tutta la sua sofferenza non ha mai perso la sua umanità restando sempre, lei inferma, di aiuto alle persone della sua comunità. Una persona affetta da un male così grave può anche pensare al suicidio, ma chi è cristiano legge la sia vita come una storia d’amore”.

Ovviamente esistono diverse prospettive per leggere la vicenda di Suor Maria Benedetta, c’è la prospettiva religiosa, quella storica e quella umana. È la storia di fede, della devozione di una cristiana che ha scelto il cammino divino per affrontare la propria sofferenza, ma è anche stata una malata come tante che ha dovuto affrontare la realtà delle cose senza perdere di vista, a modo suo, la bellezza e un senso più alto della vita. La “Croce del Cristo” nel passato e nel presente è stata un’icona troppo spesso sfruttata, strumentalizzata, sugli scudi delle antiche guerre e di quelle contemporanee, ma oltre ad essere un importante simbolo di fede per molti cristiani praticanti, resta nella sua semplicità, quella di persone come Suon Maria Benedetta, un simbolo di devozione, tolleranza e soprattutto profondissima umanità.

 

 

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