Castello scaligero di Sirmione

Altri mondi: Verona, porta della Mitteleuropa tra antichità, medioevo e modernità

Attraversata dall’Adige, Verona, famosa in tutto il mondo come città di Romeo e Giulietta, può considerarsi una delle porte della Mitteleuropa. Visitarla significa non soltanto ammirare un patrimonio artistico e architettonico meraviglioso, ma anche compiere un interessantissimo percorso di transizione dall’Italia peninsulare, più legata a certe caratteristiche culturali dell’Europa mediterranea, all’Europa continentale e settentrionale

 

Si dice che l’Italia è un Paese per viaggiatori più che per turisti: il ritardo di un’ora del treno che stavo aspettando, con conseguente perdita della successiva coincidenza mi ricorda il significato di questa frase. Tuttavia l’impatto con la città, sotto un caldo battente, rende l’idea sul perché vale comunque la pena sobbarcarsi il viaggio: chiese, castelli medievali, ponti e antichità romane mi danno subito un fragoroso benvenuto, facendomi capire che questa città supera quelle che erano le mie aspettative.  Porta Borsari, elegante porta romana del I secolo AC che dà l’impressione di camminare sul set di un peplum, è il primo esempio di cui mi soffermo ad osservare: la mia stanza si trova di lì a pochi passi e quindi è diventata per me quasi familiare.

Porta dei Borsari

Porta dei Borsari

 

Il vicino caffè Rialto, dall’atmosfera elegante, contiene sul pavimento un riquadro vetrato dove si piò vedere una parte di un’antica strada romana che passava proprio dove ora sorge il caffè. posati i bagagli, per forza di cose il primo impatto è con Piazza Bo, dominata dall’Arena, che ad occhi inesperti può sembrare un piccolo Colosseo, quando invece è stata un modello per la successiva costruzione per il più celebre simbolo di Roma. Accanto sorge Palazzo Barbieri, sede del Municipio, davanti al quale si trovano delle figure che danno l’idea di stare dentro a un parco tematico: una sfinge egizia e due soldati medievali che si combattono: si tratta di riferimenti alla stagione teatrale in corso.

Arena

Dettaglio fuori il Duomo o di Verona

Dettaglio fuori il Duomo o di Verona

Il centro storico è abbastanza raccolto e con un singolo percorso si possono toccare un po’ tutte le mete più caratteristiche: fiumane di turisti si incrociano le strade principali del centro, quasi da permettere alla città un tempo retta dalla dinastia degli Scaligeri di rivaleggiare con Firenze. Le bellezze ammirabili non sono certo poche e tra i protagonisti preannunciati ci sono le piazze medievali. A Piazza dei Signori, accanto al Palazzo del Governo e la Loggia del Consiglio, campeggia la statua di Dante Alighieri, che trovò proprio nella città veneta il primo rifugio dopo la cacciata da Firenze del 1302. Piazza delle Erbe invece è dominata dalla Torre dei Lamberti, accompagnata dalla casa dei Giudici e dalle Case dei Mazzanti. Salire la scala dell’omonimo Palazzo della Ragione permette di dominare dall’altro lo scorcio tra Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori.

Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe

Statua della Civiltà italica a Piazza delle Erbe

Statua della Civiltà italica a Piazza delle Erbe

Palazzo della Ragione

Palazzo della Ragione

Palazzo della Signoria

Palazzo della Signoria

Il primo vero giorno di soggiorno veneto lo dedico al Lago di Garda: cosciente del fatto che passa un treno ogni quarto d’ora per Peschiera del Garda: torno alla stazione, dove mi attende invece uno stop forzato di due ore perché scopro che di mattina i treni per quella direzione non passano. Non mi resta che uscire ed esplorare la poco interessante zona intorno alla stazione. Appena fuori c’è un’altra sfinge enorme come quella a Piazza Bo: chi arriva in treno può chiedersi se è effettivamente arrivato nella città scaligera oppure in un parco per bambini a tema storico. Tornato, dopo aiutato una signora a utilizzare la biglietteria elettronica, posso prendere il mio treno per Milano, scendendo così a Desenzano. Scarto l’idea di scendere a Peschiera non solo perché non ho più voglia di aspettare altri trenta minuti, ma da quest’altra fermata posso facilmente recarmi nell’interessante Sirmione.

 

Dopo una rapida occhiata alla mappa cittadina che si trova nella piazza di fronte alla stazione, scendo la discesa perpendicolare e raggiungo facilmente il lungolago. Noto una grande quantità di barche attraccate e proseguendo noto che sulla corta spiaggia la presenza di scomodi sassi non scoraggia i numerosi avventori della spiaggia. Le piazze antistanti sono ordinate con vistose e colorate aiuole che, assieme a possenti alberi, caratterizzano il paesaggio lacustre della zona. Dopo una pausa per il pranzo, decido di far tappa a Sirmione, situata su una stretta penisola posta a metà del basso Lago di Garda. Dopo aver atteso una buona mezz’ora in fermata, salgo sul pullman destinato al piccolo centro in provincia di Brescia. Tropo posto stando in piedi e sorreggendomi tenendo stretto un palo. Poco più dietro c’è un signore in jeans e camicia che sembra tenere un comizio. In realtà è soltanto lui che parla e gli altri si limitano ad annuire. Ma il suo monologo ha una tale energia che getto l’orecchio ad ascoltarlo, trovando dei contenuti cupi e polemici ma interessanti.

“Siamo a miliardi di foto scattate ogni giorno, ma alla gente non piacciono le fotografie, viviamo in una società dove conta solo l’apparire, io lavoro nel mondo dell’immagine da anni e non avevo visto mai nulla del genere. La gente non è mai stata stupida come ora: viviamo in un’epoca di delirio collettivo scambiato per normalità. Ci prendono per il culo: quella ragazzina lì di 17 anni, tutta carina e inoffensiva, l’hanno messa lì a tavolino: vuoi che il Papa e i capi di Stato si mettono ad accogliere in udienza una ragazzina che dice banalità? Quella serve a incanalare le critiche che mentre quelli lì se ne stanno lì a fare i cazzi loro. La coerenza non esiste, sento solo chiacchiere al vento: sento gente con quattro auto e il condizionatore sempre acceso che si mette a parlare di ambiente. La gente parla e fa il contrario di quel che dice, c’è un livello assurdo di ipocrisia, prendono per il culo e basta. Io ho 70 anni (io avrei detto che ne aveva circa 50) e non so come saranno le prossime generazioni: qui è sempre peggio: le ricerche dimostrano che stiamo diventando sempre più stupidi, stiamo sempre con questi telefonini a fare non si sa che. Tutti che desiderano di andare a Montecarlo, a Montecarlo ci stanno i peggiori criminali del mondo in realtà: significa che si vorrebbe essere come loro. Quelli che comandano il mondo sono una manciata di persone che sono dei criminali senza vergogna, ma se la gente comune permette loro di stare dove stanno significa che anche loro hanno dentro un po’ di malvagità”.

Non so di chi si trattasse, forse di un importante fotografo, sicuramente di una persona che a un alto livello culturale abbina acume, capacità analitiche e affabulatorie. Quasi mi dispiace perdere il proseguo della sua (tutt’altro) che avventata invettiva, ma è tempo di scendere alla prossima tappa. Sebbene l’autista mi abbia spiegato che c’è una navetta che posta direttamente al centro storico della cittadina, decido di percorrere tutta la strada a piedi, per ammirare l’ordinatissimo e impeccabile lungolago. Giunto finalmente sul luogo, dopo aver per un po’ dubitato di aver sbagliato strada, dato che mi sembrava di non arrivare mai, mi si para davanti li castello a picco sul lago. Oltrepassato un arco oltre il quale comincia il pittoresco centro storico, la visione di gelaterie che preparano giganteschi coni mi fa vacillare solo un po’ riguardo la direzione del viaggio: giro subito a destra in direzione del fiabesco Castello Scaligero, un tempo fortezza militare. Le mura e le tre massicce torri maggiori sono caratterizzate da caratteristiche merlature a coda di rondine che contraddistinguono ogni costruzione scaligera: dietro questi tre torrioni emerge un imponente mastio alto 47 metri, sotto cui si trovavano le celle un tempo destinate ai carcerati. Mi arrampico sempre più su e da ogni angolazione lo spettacolo è mozzafiato, con la visuale del lago che circonda il castello a rendere il panorama ancor più magico e irreale, quasi come se su questa costruzione la modernità non fosse arrivata.

  • Castello scaligero di Sirmione

    Visuale dal Castello di Sirmione

    Visuale dal Castello di Sirmione

Il giorno successivo è dedicato alla veronese mai esistita più famosa di sempre: Giulietta Capuleti, la protagonista femminile di una delle tragedie più conosciute e amate della letteratura inglese e mondiale. The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet – L’Eccellentissima e Lamentevolissima Tragedia di Romeo e Giulietta), questo è il titolo completo, che sembra non essere privo d’ironia, del drammaturgo inglese William Shakespeare infatti è ambientata proprio a Verona. Per entrare nella “Casa di Giulietta” c’è sempre una discreta fila, che però per fortuna scorre. La parete sinistra del portico è tempestata di lettere di innamorati desiderosi di emulare la coppia più famosa di sempre, sperando nell’amore puro e non nel tragico epilogo, dando per scontato che queste dediche sono tutte scritte da chi sa come finisce la storia. In fondo al giardino c’è una statua di Giulietta assediata dai turisti: è diventata usanza toccare un seno della figura femminile come segno benagurante. La casa vera e propria si dipana su più piani collegati tra loro da scalinate. Le pareti sono decorate con quadri relativi a Romeo e Giulietta, mentre nelle stanze si trovano vasi d’epoca, abiti di scena utilizzati da un celebre film di Franco Zeffirelli e un particolare oggetto. Su un tavolo, si trova infatti un oggetto che richiama il cinquecento, in pieno stile steampunk, simile a due tubi quadrangolari dalle estremità rialzate che si incrociano. Altro non che un computer con due schermi  e due tastiere da cui è possibile scrivere una lettera indirizzata a…Giulietta!

Computer per scrivere lettere a Lucia

Alla fine si torna al piano terra per fare di nuovo la fila per affacciarsi al bancone: non mi sono sottratto a questo rito, cercando di gustarmi il più possibile la visuale dall’alto del giardino interno. “Romeo!” mi hanno scherzosamente osannato un uomo e poi una donna sotto di me. Gli spazi dedicati al personaggio letterario non sono finiti, così decido di attraversare la città per qualche centinaio di metri per giungere stavolta alla tomba di Giulietta.

Prima dell’ingresso trovo un giardino con una statua che viene dalla cittadina cinese dove si narra una storia paragonata a quella della tragedia di Shakespeare: la scultura ritrae i due amanti Liang Shanbo e Zhu Yinthai teneramente abbracciati.

Romeo e Giulietta cinesi

Romeo e Giulietta cinesi

Varcando l’ingresso c’è un bel cortile con elegante colonnato da entrambi i lati, poi comincia la visita vera e propria in quello che è un bel museo d’arte rinascimentale. Prima di entrare nelle stanze trovo un giardino con statue d dogi che hanno retto la città sotto la dominazione veneziana.  Il museo degli affreschi si dipana su più piani e accanto al consueto tema religioso si affianca quello storico: nel più imponente affresco si mostra l’ingresso di Carlo V e Papa VII, con tutta la scorta, a Bologna nel 1530 per la cerimonia di incoronazione del primo a imperatore.

Tomba di Giulietta

Anche la Cappella della Vergine, risalente a epoca più tarda, spicca per la sua bellezza: le sue sculture e ornamentazioni in stucco risalenti al 1617 sono opera del lavoro della bottega lombarda di Davide e Giovanni Battista Reti, mentre a destra campeggia un quadro di Alessandro Turci, detto l’Orbetto, che eseguì l’opera nel 1609.

Infine, tornando nel giardino interno, si trova una doppia scalinata che scende in uno scantinato: si arriva alla tomba della protagonista shakesperiana: simbolo universale dell’amore pure ma contrastato. Né la casa né la tomba di Giulietta hanno qualche riferimento storico: si tratta di espedienti, frutto di una perfetta strategia di marketing, che a conti fatti risultano essere dei parchi giochi camuffati da reperti storici. Si dà al turista quello che vuole trovare, ingannandolo con il suo consenso. Se da un lato si può leggere come dimostrazione di un turismo che attrae mandrie indistinte che non vogliono andare l’oltre l’esperienza del villaggio turistico, dall’altro, si può affermare che in una società per certi versi ottusa e materialista, trova spazio il bisogno umano e ancestrale di ricercare il sogno, di assecondare la propria fame di fantasia.

Casa di Giulietta

Statua di Giulietta

Nel mio esplorare la città mi imbatto casualmente in un’imponente facciata davanti a un piazzale e mi avvicino: la scritta latina “Resurrecturis” indica che si tratta di un cimitero. Può sembrare macabro visitare un luogo così, ma il loro silenzio ci permettere di fermarci a riflettere, dando a queste visite un sapore particolare. L’area interna è molto spaziosa: ai lati del piazzale ci sono ben tre tempietti di stile neoclassico, dando al luogo una particolare sobria eleganza. Le statue delle lapidi hanno una struggente espressività, esprimendo con forza espressiva e senza affettazione il dolore della perdita: una donna inginocchiata, due figure anch’esse inginocchiate e un Cristo che poggia la mano sulla spalla di un uomo piegato dalla sofferenza sono alcune delle opere che più riescono a trasportare il visitatore.

 

 

In mezzo alla piazza mi trovo davanti una scena grottesca quanto simbolica, adatta a un romanzo di Hermann Hesse: una donna paffuta che tiene al guinzaglio un gatto, anch’esso paffuto, privato di tutta la sua grazia ed eleganza felina. Lungo il percorso che mi riporta a piazza Bra intercetto alcuni discorsi di ragazzi: “Il professore dell’anno scorso non aveva voglia di fare niente e aspettava solo di andare in pensione. Poi è arrivato uno nuovo giovane, che è tutta un’altra storia. Non fa solo lezione frontale classica, ma passa fra i banchi, coinvolge, ha un metodo di insegnamento diverso. È giovane, bravo, bello…ha tutto! Infatti sono tutte innamorate di lui, non solo noi studentesse, ma anche le altre professoresse!” “Dice una ragazza all’altra. Mi passa vicino poi un gruppo di ragazzi, preso dal calcolo dei crediti per le attività extracurricolari da accumulare in vista dell’esame di maturità. Dovunque vado questi adolescenti sembrano tutti già preoccuparsi per la scuola, nonostante sia ancora agosto!

Verona di notte

Prima di lasciare la città veneta non posso non fare tappa al suo monumento simbolo: L’Arena.

Ingresso all'Arena

Ingresso all’Arena

Dopo una fila meno estenuante del previsto percorro il corridoio che avevano attraversato secoli prima i gladiatori, percorrendo la stessa scalinata che porta all’ingresso vero e proprio dell’area, dal quale l’immagine del suo interno comincia a fare capolino. Affacciarsi all’interno dell’arena dà un senso d’imponenza, si ha l’impressione di far parte di qualcosa di grande. Percorro le scalinate per soffermarmi a osservare lo spazio da ogni angolazione possibile, mentre gli archi rimasti intatti all’estremità dell’edificio fanno tornare in mente la grandezza di Roma.

Interno dell’Arena

Verona, città proiettava verso il Nord e la modernità, ma con delle radici che affondano nella classicità, unisce l’efficienza settentrionale all’accoglienza mediterranea. Una città che con la usa bellezza artistica e architettonica non può non entrare nel novero delle città italiane assolutamente da visitare.

Vista di Verona dal Castello di Teodorico

 

 

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