Il Moai di Viterchiano
.Il Moai di Viterchiano

Il moai di Vitorchiano, un pizzico di Polinesia nella Tuscia

Vitorchiano è conosciuta soprattutto per la bellezza del suo borgo medievale e più recentemente per un cinema multisala, riferimento per appassionati di cinema locali e spettatori occasionali. Oltre a questo possiede qualcosa di particolare e spiazzante: un Moai, statua tipica della lontanissima Isola di Pasqua. Un pizzico di esotico che bussa alla porta di casa.

I Moai sono statue di busti umani scolpite nel tufo,  quasi sempre monolitiche, cioè costituiti da un blocco unico. Si trovano nell’Isola di Pasqua,  tra le più sperdute al mondo, in Polinesia il cui nome, coniato dal magistrato, politico ed intellettuale francese Charles De Brosses nel 1756, in greco significa letteralmente “tante isole”. Si tratta di una delle regioni in cui viene suddivisa l’Oceania, il cosiddetto “Nuovissimo continente”, in contrapposizione al Nuovo Continente”, cioè l’America.  Queste imponenti opere creazione di una civiltà lontana, sia culturalmente che geograficamente dall’Europa, che giunse solo successivamente come potenza colonizzatrice, sono avvolte da un mistero che contribuisce ad alimentare il loro fascino: il significato dei Moai è tuttora dibattuto e sul loro conto c’è ancora da fare chiarezza. La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dagli abitanti polinesiani a partire all’incirca dall’anno 1000 d.C. L’interpretazione più diffusa e comunemente accettata, tramandata dagli attuali discendenti Maori, l’etnia famosa soprattutto per aver donato alla Nuova Zelanda molti prestanti e nerboruti campioni di rugby,  è che portino benessere e  fortuna dove volgono lo sguardo. A suffragio di questa tesi occorre ricordare che le statue  sono tutte rivolte verso l’interno dell’isola, per proteggere la terra e i suoi abitanti. Un’idea comune è che  i Moai di dimensioni più piccole rappresentino gli antenati defunti, un po’ come i Lari dell’Antica Roma, o di importanti personaggi della comunità, a cui vennero dedicate come segno di riconoscenza. Può sorprendere che un’opera così esotica e lontana dalla cultura europea esista anche in Italia. Può stupire ancora di più che si trovi proprio a Vitorchiano, piccola  e tranquilla cittadina lontana dai centri culturali cosmopoliti. Si tratta un borgo della provincia di Viterbo e fa parte della Comunità Montana Cimini.  Si trova a  a 285 metri sul livello del mare, costruito a strapiombo su una rupe di peperino. Il centro situato nella parte orientale del Viterbese ai piedi dei Monti Cimini,  è noto anche  per l’attività di estrazione e la lavorazione del peperino, elemento decisivo per capire il perché la statua sia stata scolpita nella provincia di Viterbo e non altrove.

Il Moai della Tuscia, situato nell’area parcheggio dei camper in direzione di Grotte Santo Stefano, frazione distaccata del Comune di Viterbo,  fissa impassibile il borgo che sta alla sua destra e che gli funge dal strepitosa cornice.

Il Borgo di Vitorchiano

Il Borgo di Vitorchiano

 

La serafica statua  non è antica: è stata scolpita nel 1990 da undici indigeni Maori dell’Isola di Pasqua membri della medesima famiglia Atan, invitati da Alla ricerca dell’Arca,  programma RAI di divulgazione culturale incentrato su archeologia e misteri, realizzato e condotto dal giornalista Mino D’Amato su Rai Tre.  Il risultato fu un binomio assolutamente spiazzante quanto ben riuscito: la cittadina di provincia con il simbolo di una cultura così esotica. Siccome le originali opere d’arte dell’isola di Pasqua si stanno deteriorando, la televisione pubblica italiana, nell’ambito del suddetto programma televisivo, attuò una ricerca per scovare una pietra vulcanica il più possibile simile a quella delle cave dell’Isola di Pasqua per poterne costruire uno nuovo. Le ricerche portarono proprio nella Tuscia, terra del peperino, roccia magmatica tipica della zona,  utilizzato anche dall’arte etrusca. La cava di peperino di proprietà della famiglia Anselmi di Viterbo fu scelta dalla delegazione pasquense incaricata di trovare la pietra idonea.  Il particolare gemellaggio poté così vedere la luce.

Un enorme blocco  pesante ben di trenta tonnellate venne trasformato nell’iconico volto che conosciamo. La figura porta il tipico copricapo squadrato e arriva fino alla cintura, con le mani, posizionate di poco sotto all’ombelico, che tengono una pancia dall’aspetto leggermente rigonfio.

Il Moai di Viterchiano

.Il Moai di Viterchiano

Fu scolpito, con asce manuali e pietre taglienti, da undici indigeni maori della famiglia Atan, provenienti dall’isola Rapa Nui, nome in lingua indigena dell’Isola di Pasqua che significa” grande isola” o “grande roccia”. Situata in Cile, l’isola di Rapa Nui, cosa c’entra con il Sud America? L’isola polinesiana in realtà pur trovandosi geograficamente in un altro continente e a 3601 chilometri a Ovest delle coste cilene, appartiene politicamente al Paese andino. “Rapa Nui” è anche un interessante film statunitense del 1994, prodotto dal famoso attore Kevin Kostner e diretto dal regista e sceneggiatore Kevin Reynolds,  a sua volta tratto dal romanzo omonimo della scrittrice Leonore Fleischer. La vicenda narrata è ambientata sull’Isola di Pasqua nel 1680, prima della colonizzazione europea. La storia narrata è incentrata sulla  contrastata storia d’amore tra il giovane Noro, appartenente al popolo dei Lunghi Orecchi, cioè i dominatori responsabili della comparsa Moai, e Ramana, una ragazza appartenente al popolo dei Corti Orecchi, schiavizzati e utilizzati per la costruzione dei Moai.  Pur non avendo riscontrato un grande successo commerciale, si tratta di un’interpretazione audace e ambiziosa del mistero dell’isola oceanica, che poggia su alcune basi storiche.

La civiltà dell’Isola di Pasqua costruì centinaia di queste statue: se ne conoscono oltre 900. La data di costruzione è ancora dibattuta ma gli studiosi ritengono di aver individuato il periodo in un’ambia fascia temporale tra il XII e il XVII secolo dopo Cristo. Molte statue rimasero incomplete nella cava di Rano Raraki. Sono presenti in ogni angolo dell’isola, ma soltanto alcune, un quarto nel totale, furono posizionate nelle loro tipiche piattaforme, gli Ahu. Il Moai – come spiegarono i costruttori dell’esemplare di Vitorchiano, dopo aver danzato intorno al blocco di peperino che a poco a poco stava prendendo forma nella cerimonia sacra denominata Kuranto –  è una scultura sacra: porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostato. Se viene mosso dal punto in cui viene scolpito, provoca grandi sciagure.”

Cartello del moai di Vitorchiano

Cartello del moai di Vitorchiano

Contrariamente a quanto dichiara il cartello didascalico del Moai italiano, secondo cui si tratta dell’unico esemplare esistente in tutto il mondo fuori dell’isola originaria, alcune di questi particolari busti giunsero in alcune grandi città europee: Nel 1999 il Moai “Angelito” è stato portato dall’Isola di Pasqua ad Amburgo  in Germania e si trova tutt’ora  nel Michel Park nei pressi della Cattedrale di Sankt Michaelis.

Un Moai si trova al British Museum di Londra nel Regno Unito, un altro al Musée du Quai Brainly a Parigi in FranciaHoa Hakananai’a, questo è il nome del Moai custodito nel celeberrimo museo inglese,  fu sottratto all’isola nel novembre del 1868 dall’equipaggio della nave britannica HMS Topazeben. Nel 2018 il Cile ha formalmente richiesto che Hoa Hakananai’a, questo è il nome del Moai trafugato,  venga restituito ai legittimi proprietari.

Curioso quel che è successo  sempre nella capitale francese: dal 26 aprile al 9 maggio 2010 un Moai alto 5,20 metri e pesante 17 tonnellate doveva essere trasportato in esposizione per alcune settimane nel Palazzo delle Tuileries. L’iniziativa non si è mai concretizzata perché attraverso un referendum popolare l’’89% degli abitanti dell’isola ha espresso il proprio disaccordo per esportare ancora una volta una forma d’arte così iconica e  profondamente legata alle radici della loro terra.

Invece lui, il Moai di Vitorchiano, unico esemplare al mondo, questo sì, ad essere realizzato fuori dell’isola di Pasqua,  non ha nessuna intenzione di fare le valigie e sembra trovarsi perfettamente a suo agio nella piccola Vitorchiano. La Tuscia ringrazia e contraccambia.

 

 

 

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