Celleno città fantasma
Celleno città fantasma

Il Castello di Celleno e la superiorità del diritto di Roma sopra a qualsiasi cosa e a chiunque

Seppur manifesti tracce visibili di un insediamento etrusco-romano, Celleno concentra il nucleo nevralgico della sua storia attorno al 1026, data in cui si è sviluppato quell’avamposto strategico fortificato noto, nel suo insieme, come “Castello di Celleno”. Quest’ultimo è per l’appunto non propriamente un castello, ma un complesso fortificato intra-moenia (all’interno delle mura cittadine) compreso tra le cinte urbane a Nord ed un pendio roccioso a Sud, il quale offriva una protezione naturale da potenziali attacchi esterni. In questo modo si distinguerà in epoca successiva il castrum, ossia il complesso fortificato medioevale rappresentato dalle mura urbane, dal castello vero e proprio degli Orsini che agli albori del Rinascimento risiedettero a Celleno.

L’origine storica del termine “Castello” per indicare il complesso fortificato si ha quando Corrado II detto il “Salico” cederà la zona ai conti di Bagnoregio per farne un avamposto difensivo. In merito alla figura del Salico occorre ripercorrere le vicende che maggiormente caratterizzarono la Penisola italiana nel gravoso passaggio dall’era dell’alto a quella del basso Medioevo. Scorribande di Saraceni e Ungari costringevano la popolazione dei vari centri abitati a chiudersi sempre più all’interno delle fortificazioni urbane e, se ad oggi si nota ancora nell’aria una certa chiusura mentale negli abitanti delle cittadine medioevali d’Italia, lo si deve certo all’aspetto oscuro che questi anni di scorribande e invasioni hanno lasciato nel retaggio culturale delle nostre popolazioni.

Non da ultimo Viterbo viveva un travagliato momento di arretratezza e impoverimento avendo i barbari, Goti, Longobardi o Franchi che fossero, spazzato via quanto di più bello i Romani avessero cercato di realizzare, a livello sociale quanto politico. Con l’anno 1000 anche di quella aurea magnificenza greco-bizantina restava più poco e se i signori di Costantinopoli provarono a proporre, a volte imporre, una loro riedizione di quello che fu l’Impero romano, ormai i barbari ne avevano fagocitato ogni intento, lasciando la città e i borghi limitrofi in preda ad una fobia per lo straniero invasore, rimasta nell’inscio delle generazioni future fino ai giorni nostri.

L’Italia tutta era in preda alle invasioni dei Saraceni  dal mare e dei Normanni ; abbandonata a se stessa vide l’imperatore Enrico II il “Santo”, ultimo della dinastia degli Ottoni, sconfiggere quanto restava dei Greci bizantini per poi spegnersi in Germania nel 1024 e lasciare un vuoto nella casa di Sassonia che si ritrovava senza una guida. Corrado II il “Salico” venne dunque acclamato a gran voce dai Franchi per riempire quel vuoto. L’Italia, ammesso che per semplicità d’intenti la Penisola d’allora possa così chiamarsi, non cercò l’indipendenza, vagando nella disperata ricerca di un nuovo dominatore cui asservirsi. Quel vuoto di potere venne dunque colmato proprio da Corrado II che, ricevendo dall’arcivescovo di Milano Ariberto, il titolo di Re d’Italia e dei Romani nel 1025, si ritroverà attorno al 1027 ad essere anche il nuovo Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Corrado sarà incoronato a Monza re d’Italia e a Roma Imperatore da Papa Giovanni XIX.

Scorcio città fantasma

Scorcio città fantasma

Quello che di buono porterà Corrado II il “Salico” alle nostre provincie, tra cui Viterbo, sarà una piena restaurazione del diritto  romano, abolendo il ricorso al giudizio longobardo nelle terre papali. Il codice di Giustiniano tornò in auge e dopo quattro secoli riemerse a livello giuridico quanto era stato cancellato a livello sociale: “l’esser Romani”, secondo quanto sostiene lo storico viterbese Cesare Pinzi.

” Sancimus ut quecumque admodum negotia mota fuerint, tam inter romanae urbis moenia, quam etiam in foris romanis pertinentiis, actore Longobardo vel reo, a vobis dumtaxat Romanis legibus terminentur”

“Stabiliamo che al di sopra di tutti  e in senso assoluto le questioni sorte, tanto all’interno delle mura di Roma, quanto al di fuori nei territori limitrofi di pertinenza, anche riguardo ai Longobardi colpevoli (di reato), siano risolte da voi a mezzo di leggi romane”.

Con questa lettera rivolta ai giudici romani Corrado, Franco invasore, riconosceva la superiorità del diritto dell’Urbe e obbligava i giudici ad applicare questo in qualsiasi controversia.

Per non fuorviare l’attenzione dalla bellezza della Celleno vecchia, tristemente definita come “Città fantasma”, basti pensare che ogni volta che si osservano le sue mura, il decadente e ineluttabile marchio del tempo, nel perentorio decorrere delle epoche storiche, si guarda a un susseguirsi di avvenimenti che caratterizzarono l’Italia e l’Europa intera.

Il Tedesco, l’Olandese, lo Statunitense che giungono a visitare Celleno vecchia osservano l’epoca precisa in cui Corrado la donò ai duchi di Bagnoregio, nel momento saliente delle invasioni barbariche e del definitivo tramonto dell’Impero Romano che lascerà spazio a quanto gli storici definiscono come “Secolo buio” o “Età di mezzo”. Nonostante tutto, proprio uno dei tanti invasori che imposero il proprio potere sui territori di quello che fu il più glorioso Impero mai esistito, a cui tanto deve la civilizzazione d’Europa, abbassò la testa dinnanzi alla superiorità delle leggi di Roma, stabilendo che esse erano inviolabili e rigorosamente al di sopra anche per i discendenti di chi Roma l’aveva sottomessa e razziata.

Bibliografia:

  •  Cesare Pinzi, Historia della città di Viterbo, libro I capitolo VI, Tipografia della Camera dei Deputati, Roma, 1887
  •  Friedrich Carl von Savigny, Storia del diritto Romano nel Medioevo, Per Vincenzo Battelli & co., Firenze, 1844
  • https://books.google.it/books?id=BzMAQNrDFnoC&pg=PA118&lpg=PA118&dq=Sancimus+ut+quecumque+admodum+negotia+mota+fuerint,+tam+inter+romanae+urbis+moenia,&source=bl&ots=XcUHp3JQXf&sig=ACfU3U2F5t0_mP2uA-KhBrNitQIVYofzZg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjj7pbrnaDhAhWJYVAKHYKzAZgQ6AEwAHoECAkQAQ#v=onepage&q=Sancimus%20ut%20quecumque%20admodum%20negotia%20mota%20fuerint%2C%20tam%20inter%20romanae%20urbis%20moenia%2C&f=false
  • Wikipidia, https://it.wikipedia.org/wiki/Celleno

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *