Romeo e Giulietta di Zeffirelli: un capolavoro del cinema internazionale che fa parte del nostro territorio

È passato da poco il cinquantesimo anniversario dall’uscita della versione cinematografica di “Romeo e Giulietta” diretta da Franco Zeffirelli. Per l’occasione Tuscania, Gubbio e Pienza, i tre comuni dove nel 1968 sono avvenute le riprese del film, hanno voluto rendere un piccolo omaggio all’avvenimento. Nel corso dell’anno, in periodi diversi, i tre paesi hanno esposto alcune fotografie di scena “ritrovate” attraverso la Fondazione Zeffirelli. A Tuscania, parte di questo eccezionale materiale, è stato messo in mostra al Foyer del Teatro tra il 22 e 31 dicembre scorso, ma l’importanza di questo film è talmente grande che in futuro meriterebbe un’attenzione particolare.

(Olivia Hussey nella cripta di San Pietro)

Inutile sottolineare la struggente bellezza del testo teatrale, una delle opere più note di William Shakespeare che, composta tra il 1594 e il 1596, è diventata una delle storie d’amore più famose della storia, probabilmente l’emblema stesso dell’amore tragico. Più interessante è l’analisi delle sue trasposizioni cinematografiche che sono state complessivamente più di 40, ma se escludiamo i 10 oscar di West Side Story che è solo ispirato dalle vicende dei due amanti di Verona, il film di Zeffirelli si trova esattamente in mezzo alle due versioni più di successo: il kolossal hollywoodiano di George Cukor del 1936  e  “Romeo + Juliet”, la nota opera postmoderna dell’australiano “Baz” Luhrmann del 1996.

 

(Ancora Olivia Hussey in una locandina dell’epoca)

 

Per il film di Cukor, il grande “tycoon” Irving Thalberg, produttore leggendario della Metro Goldwyn Mayer che ha ispirato il romanzo gli “Ultimi Fuochi” di Francis Scott Fitzgerald, non badò a spese. La piazza di Verona è stata internamente ricostruita negli studios della MGM e come protagonisti vennero scelte due star dell’epoca Leslie Howard  (Romeo) e Norma Shearer (Giulietta), la moglie dello stesso Thalberg. Questo film è l’emblema stesso dello sfarzo della Hollywood “classica”, con i suoi 2 milioni di budget, era la pellicola sonora più costosa della storia, ma la sontuosità delle scenografie di Cedric Gibbons e la solita eleganza registica di Cukor non sono bilanciati dall’interpretazione degli attori non più giovanissimi. John Barrymore nel ruolo di Mercuzio è istrionico e il suo piccolo “rutto” nel celebre monologo sulla Regina della Notte considerando che parliamo del 1936 è certamente qualcosa di assolutamente originale, ma il biondissimo Leslie Howard, anche se era un attore senza dubbio solido e con un buon background teatrale, sembra troppo freddo ed è impressionante vederlo dare una piccola pacca a Mercuzio e pronunciare il famoso “Thou talk’st of nothing” con la stessa svenevole noncuranza del ruolo che lo renderà ancora più celebre qualche anno dopo, l’Ashley Wilkes (inizialmente) amato da Rossella O’Hara/Vivien Leigh in “Via Col Vento”. Proprio per queste interpretazioni asettiche, l’intero film, nonostante grandiosità della messa in scena e la qualità tecnica, ha l’essenziale difetto di risultare troppo freddo e distante dalla passionalità drammatica del testo.

(Leslie Howard e Norma Shearer nel film di Cukor del 1936)

Molto più particolare è il “Romeo + Juliet” di Luhrmann, una pellicola rimasta celebre perché modernizza e rilegge completamente la storia classica. La maggior parte del film è ambientata negli anni novanta in un sobborgo immaginario di Los Angeles chiamato Verona Beach. Con il suo montaggio rapidissimo, gli eccessi kitsch e un’impostazione tecnica da video musicale, il suo impatto all’epoca della sua uscita nelle sale è stato comunque importante anche grazie a un Leonardo Di Caprio assolutamente calato nella parte e molto vicino alla consacrazione internazionale (l’anno seguente usciva “Titanic”).

(Leonardo Di Caprio e Claire Danes in “Romeo + Juliet”  del 1996)

Tra questi due film, assolutamente opposti come epoca e come interpretazione della tragedia, come detto c’è proprio la versione del 1968, senza dubbio la versione cinematografica più realistica e emotivamente coinvolgente della “triste storia” di Giulietta e Romeo. La fotografia di Pasqualino De Santis e i costumi di Danilo Donati vinsero un Oscar, ma furono candidati il film stesso e il regista. Un successo italiano che è andato molto oltre l’importanza dei premi, non solo perché ha fatto conoscere al mondo l’estetismo di Zeffirelli e la sua capacità nel tradurre sul grande schermo il teatro, una capacità ereditata dal “maestro” Luchino Visconti, ma soprattutto per l’assoluta bellezza del film stesso.

(Franco Zeffirelli spiega come interpretare la scena del suicidio)

Fondamentale è stata proprio la scelta dei protagonisti per la quale Zeffirelli ha voluto fare esattamente l’opposto della versione di Thalberg/Cukor selezionando due giovanissimi sconosciuti come Olivia Hussey (16 anni) e Leonard Whiting (17 anni). Nel 1968 la scelta di due adolescenti coinvolti in amore delicato, ma anche sensuale, ovviamente ha fatto scandalo e il film in Inghilterra e Stati Uniti venne considerato “per adulti”, mentre per l’Italia la produzione ha dovuto chiedere un permesso speciale alla censura dell’epoca perché in una scena viene mostrato il seno della minorenne Hussey.

(Hussey e Whiting nell’abbraccio a San Pietro)

A 50 anni di distanza, superati questi piccoli scandali ormai datati, la scelta del regista può essere letta in tutta la sua originale profondità. Olivia Hussey e Whiting erano totalmente inesperti, senza dubbio non avevano l’abilità per interpretare un ruolo simile, ma proprio questa loro ingenuità, questa loro età più vicina a quella reale dei protagonisti nel testo di Shakesperare, riesce a restituire con estrema emotività la purezza della tragedia di Romeo e Giulietta. Due giovani che si semplicemente si innamorano, ma devono andare incontro al loro triste destino a causa dell’odio tra le loro famiglie (ed in generale tra tutti gli esseri umani). Insieme ai due protagonisti, il cast è arricchito da un giovane (24 anni), ma eccezionale John McEnery nel ruolo di Mercuzio e tanti grandi caratteristi italiani e britannici tra i quali spicca senza dubbio l’irlandese Milo O’Shea nel ruolo di padre Lorenzo. A questo bisogna aggiungere che la voce narrante nella versione inglese è di Sir Lawrence Olivier e in quella italiana di Vittorio Gassman.  Con la sua regia accurata, ma avvolgente e la splendida musica di Nino Rota (“Ai giochi addio” è una perla) Zeffirelli è riuscito a rendere questo film certamente la più riuscita versione cinematografica di Romeo e Giulietta e spesso dimentichiamo che una pellicola di questa importanza e bellezza è stata girata in gran parte proprio a Tuscania.

(La morte di Tebaldo nel duello con Romeo)

Un’altra fondamentale scelta del regista è stata una quasi maniacale selezione degli scenari per ricostruire l’epoca in cui è ambientata la vicenda, trasformando il set in un autentico trionfo delle simmetrie rinascimentali delle piazze italiane e dell’austerità delle chiese romaniche. Nel materiale fotografico fornito dalla fondazione Zeffirelli, non ci sono solo notevoli foto di scena dove la Basilica di San Pietro diventa assoluta protagonista, ma anche gli studi dove si può osservare come il regista e la sua troupe sono riusciti a fondere diverse parti dei portali per creare attraverso l’illusione cinematografica un luogo alternativo. Nella scena del duello, le facciate di Santa Maria e San Pietro sono state “smontate e rimontate” insieme per ricreare un’ambientazione fantastica, ma molto fedele ad una possibile Verona immaginata da Shakespeare. Da questo materiale  di archivio emerge anche il grande spazio dedicato al film dalla stampa nazionale ed estera. Tuscania nel 1968, a pochi anni dal terremoto del 1971 che l’avrebbe distrutta completamente, è salita alla ribalta internazionale seguendo la fortuna del film e comparendo in articoli e servizi televisivi di grande rilievo.

(Gli studi per “smontare e rimontare” le chiese)

Leggendo i giornali del 1968 si trova anche un particolare di cronaca rosa piuttosto divertente. Infatti, l’intero cast del film, dopo la sua uscita, venne accolto a Londra dalla Regina Elisabetta ed il giovane Principe Carlo (aveva 20 anni) si prese una “cotta” per la bella Olivia Hussey insistendo per ballare con lei durante il ricevimento. Secondo i rotocalchi, questo amore di Carlo è stato così intenso da far preoccupare seriamente la regina. Un fatto curioso che precede di molti anni prima la comparsa di Lady Diana e tutte le più note e complesse vicende sentimentali dei regnanti inglesi.

 

Oltre questi particolari, il Romeo e Giulietta di Zeffirelli resta a 50 anni di distanza un capolavoro del cinema italiano e basta rivedere la scena del balcone, o l’incontro durante la festa Capuleti per innamorarsi nuovamente di questo testo immortale (“Allora le mie labbra hanno preso il tuo peccato?” “Oh perdonami angelo mio allora me lo riprendo subito”), ma è anche uno dei tanti tesori “perduti” di Tuscania ed in generale del nostro territorio . Mercuzio, prima del suo duello mortale con Tebaldo (“principe dei gatti”), si è tuffato nelle acque delle Sette Cannelle nello stesso punto dove molti di noi giocavano da piccoli e Romeo e Giulietta, come tante altre coppie, sono stati sposati da Padre Lorenzo davanti al bellissimo altare di San Pietro. Certamente questo è solo cinema, qualcosa fatta di luce e parole, “una vana fantasia”, ma in qualche modo questa finzione, questo “parlare di niente” continua a modificare il reale attraverso i sogni, quelle strane cose “fatte di una sostanza sottile come l’aria e più incostante del vento”.

Stefano Mattei

 

Nota: Si ringrazia l’amministrazione comunale di Tuscania e in particolare l’assessore Stefania Nicolosi per la disponibilità e per il materiale fotografico

 

 

 

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