Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte a Aranjuez. Ajaccio, Museo Fesch
Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte a Aranjuez. Ajaccio, Museo Fesch

Luciano Bonaparte, Principe di Canino

Luciano Bonaparte, fratello minore del più noto Napoleone, fu un uomo brillante e  poliedrico: politico, letterato, astronomo, archeologo, imprenditore. Esiliato dalla Francia a causa di frizioni con il celebre parente, dopo un’ esperienza politica repubblichina venne in esilio a Roma. Nel 1808 comprò dallo Stato Pontificio il fondo di Canino e Musignano e nel 1814 venne insignito del titolo di Principe di Canino da Papa Pio VIII. Fu nel 1824 che Papa Leone VII lo insignì del titolo di Principe di Canino e Musignano.


Canino – Veduta
Veduta aerea di Canino

Canino è un comune della Tuscia viterbese che è situato nella parte settentrionale della provincia (confina con il comune toscano di Manciano), inoltre si trova a circa 20 km dalla costa del mar Tirreno e nei dintorni di Vulci.
La località è celebre per il suo olio extravergine di oliva D.O.P Canino (insieme al D.O.P  Tuscia è uno dei due D.O.P della provincia di Viterbo)  dal sapore deciso e famoso al di fuori dei confini nazionali.
Canino ha origini antichissime: in loco  vi erano insediamenti etruschi e  la celebre Vulci sorgeva poco distante dal territorio comunale (il Parco Archeologico di Vulci si trova nell’area dei comuni di Canino e di Montalto di Castro, mentre nel territorio di Canino si trova il Castello ed il Ponte della Badia, sede del Museo Nazionale Archeologico di Vulci).
Il paese nel XIV secolo passò sotto il controllo della famiglia Farnese e qui nel 1468 nacque  Alessandro Farnese che nel 1534 diventò papa col nome di Paolo III e rimase pontefice fino al 1549, (una statua a lui dedicata è situato nei pressi dell’attuale municipio).
I Farnese edificarono diversi edifici  tra i quali spicca la celebre Fontana dodecagonale, situata nei pressi della Chiesa Colleggiata. Canino fece parte del Ducato di Castro fino al 1649, anno della distruzione della capitale omonima. Successivamente tornò sotto il controllo dello Stato Pontificio.
Nel XIX secolo Luciano Bonaparte, fratello minore di Napoleone, presidente dell’assemblea dei 500 e tra i protagonisti del colpo di stato del Brumaio (1799) entrò in conflitto con il fratello e andò in esilio a Roma. Nel febbraio del 1808 acquistò il fondo di Canino e Musignano dallo stato pontificio e successivamente verrà insignito del titolo di Principe di Canino e Musignano.
Chi era Luciano Bonaparte? come mai un membro di una famiglia così importante divenne principe di Canino e Musignano?

François-Xavier Fabre, ritratto di Luciano Bonaparte.

François-Xavier Fabre, ritratto di Luciano Bonaparte

Luciano Bonaparte era il terzo figlio di Carlo Maria Bonaparte e Maria Letizia Ramolino e  nacque ad Ajaccio in Corsica (da poco passata sotto il dominio francese) il 21 marzo 1775.
Dopo gli eventi rivoluzionari del 1789, partecipò  alla lotta militando sia in Corsica che in Provenza tra i partigiani di Robespierre con lo pseudonimo di “Bruto” Bonaparte.
Nel 1794 a diciannove anni sposa Christine Boyer dalla quale avrà le prime due figlie: Carlotta e Cristina (in tutto avrà ben dieci figli).
Il Bonaparte era dotato di grandi doti d’ oratore ed aveva un  carattere molto forte, nel 1798 riuscì a farsi eleggere nell’Assemblea dei Cinquecento ed avrà parte preponderante nel colpo di stato del 18 brumaio (9 Novembre) 1799, compiuto dal fratello Napoleone. Questo colpo di stato pose fine al Direttorio e segnò l’inizio del consolato guidato dalle personalità di  Napoleone Bonaparte, Emmanuel Joseph Sieyès e Roger Ducos.
Nel  maggio del 1800 muore la moglie Christine Boyer che era da tempo malata e incinta del terzo figlio, nel novembre dello stesso anno il fratello Napoleone lo nomina ambasciatore in Spagna con l’obbiettivo di allacciare buoni rapporti di collaborazione tra le due nazioni.
All’inizio del 1802 ritornò a Parigi e ivi  conobbe la ventiquattrenne Alexandrine de Bleschamps vedova Jouberton, la quale era madre di una bambina di nome Anne Hippolyte.
Nel 1803 nacque il primo figlio di Alexandrine e Luciano, Giulio Lorenzo Luciano, poi sempre chiamato Carlo Luciano che venne battezzato Il 25 maggio dello stesso anno  e fu celebrato il matrimonio  Alexandrine e Luciano.
I familiari di Luciano furono messi a conoscenza di questo evento soltanto nell’ottobre 1803 quando venne celebrato il matrimonio civile tra i due; Napoleone non gradì il fatto che Luciano si fosse legato ad Alexandrine, poiché  Napoleone per il fratello pensava ad un matrimonio d’interesse con scopi politici.
La frattura tra i due fratelli divenne insanabile quando Luciano intuì le ambizioni dittatoriali del fratello, che essendo egli un convinto repubblicano, non riuscì a mandare giù.
Nel 1804 partì con tutta la famiglia per Roma e qui nacque la sua seconda figlia  a cui i genitori daranno il nome di Letizia.
La prima dimora della famiglia Bonaparte  fu nella residenza dello zio Cardinale Fesch, dopo di che  si trasferì, dopo averlo acquistato, a Palazzo Nuňez in via Bocca di Leone.
Qui Luciano ebbe una intensa vita mondana e svolse una frenetica attività  intellettuale, nel tempo libero  soggiornava in quiete totale nella villa la Rufinella, vicino  Frascati.

Villa Tuscolana o Rufinella a Frascati divenne la residenza dove Luciano Bonaparte trascorreva gran parte del proprio tempo libero durante la sua permanenza a Roma

Nel 1806 nacque il terzo  figlio Carlo Giuseppe che morì poco dopo e successivamente venne sepolto nella Chiesa Collegiata di Canino, dove il Canova eseguì un bassorilievo raffigurante un angelo che solleva un bimbo.
l’anno seguente nacque la quarta figlia di Luciano, Giovanna.
Nel febbraio 1808 Luciano acquistò i terreni che la Camera Apostolica possedeva a Canino, dove nel novembre dello stesso anno  vi prese stabile dimora, come residenza scelse il Castello di Musignano a pochi chilometri dal comune laziale oggi frazione del comune di Canino.

Veduta esterna del castello di Musignano, nei pressi di Canino, che venne scelto come residenza dal principe Bonaparte

Veduta esterna del Castello di Musignano, nei pressi di Canino, che venne scelto come residenza dal Principe Bonaparte

Nel novembre dello stesso anno nacque il quinto figlio di Luciano, Paolo Maria.
Nel frattempo, durante il 1809, i territori dello Stato Pontificio vennero annessi alla Francia e nonostante la madre Letizia si impegnò  sempre per riappacificare i suoi due figli, i suoi tentativi non ebbero esito positivo, tanto che Luciano decise di lasciare l’Italia per gli Stati Uniti d’America.
La fuga su un brigantino terminò al largo della Sardegna, dove lo catturarono gli inglesi; era l’agosto del 1810.
Inizialmente venne portato trasferito a Malta, dopodiché fu trasferito in Inghilterra dove vi rimase fino al 1814 e proprio qui venne alla luce  il sesto figlio Luigi.
Luciano  venne liberato nel maggio 1814 dopo la sconfitta subita dal fratello a Lipsia e fece ritorno  a Roma.
Il 31 agosto 1814 venne insignito da Papa Pio VII  del titolo di Principe di Canino.
Nel marzo 1815, scappato dall’isola del Giglio, Napoleone fece ritorno a Parigi e tornò al potere, immediatamente anche Luciano giunse nella capitale francese ed in questo breve lasso di tempo si prodigò a sostenere il fratello impegnato ad organizzare lo scontro finale con gli eserciti della Coalizione internazionale nella celebre Battaglia di Waterloo. Luciano e Napoleone si ritrovarono a Parigi nei primi di maggio del 1815, Napoleone decorò il fratello con la Legion d’Onore.
Dopo Waterloo e l’esilio di Napoleone a Sant’Elena Luciano rientrò a Roma, poco dopo diventò padre per la settima volta e il bambino venne battezzato col nome di Pietro Napoleone.
In questo periodo Luciano pare vivesse in maniera molto riservata presso la sua Villa della Ruffinella e nel 1816  nacque l’ottavo figlio Antonio Luciano.

Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte. Ajaccio, Museo Fesch

Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte. Ajaccio, Museo Fesch

L’ingombrante parentela con Napoleone fece di Luciano un  sorvegliato speciale, era sospettato di far parte di associazioni segrete che cospiravano contro lo Stato Pontificio.
Nel 1818 nacque la nona figlia di Luciano, Alessandrina Maria, e il medesimo anno pubblicò un  poema epico in dodici canti intitolato La Cyrenaide ou la Corse Sauvée”.
Oltre alla passione per le lettere Luciano si dedicò allo studio ed all’ osservazione astronomica: nel 1823 installò un telescopio a Senigallia che aveva acquistato durante il suo esilio in Inghilterra.
Nel gennaio di quello stesso anno nacque a Bologna la sua decima figlia, Costanza Maria.
Il 21 marzo 1824 Leone XII insignì  Luciano Bonaparte il titolo di Principe di Musignano, che si aggiunse a  quello di Principe di Canino, divenne così principe di Canino e Musignano.
Nel 1828 Vincenzo Campanari,  studioso originario di Tuscania ed appassionato di antichità, riscoprì l’antica città etrusca di Vulci allocata nei dintorni del Castello della Badia; la notizia giunse fino a Luciano, che si trovava tra Bologna e Senigallia. Sua moglie Alexandrine, giunta a Canino nell’ottobre di quell’anno, fece iniziare degli scavi presso la tomba Cuccumella, Luciano si recò sul posto verso la fine dell’anno: iniziò così l’avventura archeologica del Principe di Canino.
Luciano si gettò a capofitto negli studi archeologici, coadiuvato dal sempre presente padre Maurizio da Brescia (che lo assisteva anche negli studi astronomici a Senigallia,  nel 1829 pubblicò in francese presso la Tipografia Tosoni di Viterbo “Muséum étrusque – Fouillese de 1828 à 1829”, un resoconto degli scavi effettuati a Vulci tra il 1828 e il 1829.
Durante gli ultimi anni della sua vita pubblicherà  a Londra due scritti politici:  “Aux citoyen Français” ,uno scritto in cui esortava i cittadini francesi di ritornare ad una Repubblica elettiva e “La vérité sur le cents-jours”, un resoconto sull’ultimo breve periodo di dominio Napoleonico.
Il Principe morì a Viterbo il 29 giugno 1840 all’ età di 65 anni, venne sepolto nella cappella di famiglia situata nella Chiesa Collegiata di Canino.


La cappella Bonaparte all’ interno della chiesa collegiata di Canino

 

Gli scavi a Vulci

La situazione economica del Principe e della sua famiglia col passare degli anni, complice naturalmente l’aumento dei figli, che come già detto arriva Aron o al numero di dieci, divenne sempre più critica: nel 1818 Luciano vendette la villa della Rufinella ed il Palazzo Nuñez proprio per ricavarne del liquido per allentare la pressione dei vari creditori. Nel 1826 ricorse ad un aiuto economico dello zio,  il Cardinale Fesch, e del fratello Giuseppe, poiché sempre suoi creditori stavano per chiedere il suo fallimento al tribunale.
La fortuna bussò alla porta del principe alcuni anni dopo quando in una grotta situata in zona Cavalupo nei pressi della Cuccumella vennero riportati alla luce numerosi reperti archeologici, due suoi dipendenti li vendettero per conto proprio, ma furono scoperti e vennero immediatamente puniti, mentre la principessa Alexandrine senza perdere tempo chiese l’autorizzazione di scavo che venne rilasciato da lì a poco.
Il Principe non si trovava in zona nel periodo di questi rinvenimenti, ma era a Senigallia dove era impegnato con l’osservatorio astronomico. Fondamentale fu la prontezza della moglie nell’inoltrare la domanda di scavo nel dicembre del 1828, il principe tornò così a Musignano  per porre inizio ai lavori.
Nel 1825 il tuscanese Vincenzo Campanari (lo scopritore dell’antica città di Vulci) perlustrò quest’ area, avendo dei sospetti che sotto vi fossero dei reperti. Chiese il permesso di scavare in quella zona allo stato Pontificio, ma gli venne rilasciato solo tre anni dopo nel 1828.
Le campagne di scavo videro impegnate più di cento persone, il Principe coordinò i lavori in prima persona: dallo scavo al restauro, alla schedatura dei materiali, alla documentazione ed infine anche alla pubblicazione finale.
Bonaparte subì numerose critiche sulla sua attività di archeologo,  le sue convinzioni cosiddette filo-italiche  lo condussero ad errori madornali nell’interpretare i dipinti sui vasi (come lo scambio di Dioniso per Noè).
I detrattori criticarono il principe Bonaparte per il fatto che salvò solo i reperti considerati di maggior pregio distruggendo altri reperti ritenuti di fattura inferiore, altre critiche gli vennero mosse  per aver disperso molto materiale vendendolo a musei e collezioni private di tutto il mondo.
Ciò che è certo è che Luciano diede un rigore scientifico ed un metodo alle sue ricerche archeologiche, inusuali per l’epoca, ordinando con precisione i materiali che venivano recuperati,  inoltre allestì nel castello di Musignano un  laboratorio di restauro ed in seguito anche un vero e proprio museo.
Un altro  merito che gli viene attribuito è quello di aver catalogato e descritto i reperti ritrovati nel Catalogo Generale degli scavi in cui i vasi venivano descritti maniera minuziosa: forma, decorazione, misure, luogo e data dei vari rinvenimenti e documentati graficamente con disegni dell’artista Luigi Maria Valadier, tanto che il suo operato può definirsi uno dei primi esempi di archeologia scientifica.
La comunità scientifica mostrò comunque apprezzamento al suo metodo di catalogazione, vista la qualità e la mole delle scoperte.
La prima campagna di scavi del 1828 fece rinvenire alla luce circa 2000 vasi, si susseguirono altre con una cadenza annuale fino al 1840, anno in cui il principe morì.
Dopo un periodo di pausa la vedova Alexandrine riprese le ricerche che si protrassero a  risultati alterni fino al 1846, anno in cui vi fu la scoperta della tomba dei Tetnie con i suoi pregevoli sarcofagi.
Non va dimenticato  che l’obbiettivo del principe  era essenzialmente quello di risanare le sue finanze  in crisi e se non riuscì in questo obbiettivo ebbe comunque buoni risultati, tanto che lo scrittore  francese Stendhal, che frequentò la famiglia del Principe di Canino in quanto all’ epoca era console di Francia a Civitavecchia, annotò che nel 1840 che i Bonaparte avevano già guadagnato, dal commercio dei vasi etruschi, la cifra di 1.200.000 franchi dell’epoca!
Il materiale venne venduto principalmente per mezzo di  aste e vendite private, soprattutto all’ estero, difatti oggi buona parte dei reperti provenienti da Vulci sono conservati in alcuni tra i più importanti musei d’Europa: il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, l’Antikensammlungen di Monaco di Baviera ed il Museo di Berlino.
Come già detto in precedenza, dopo la morte avvenuta a Viterbo il 7 novembre  1840,  il suo corpo venne tumulato nella cappella di famiglia nella chiesa collegiata di Canino,  mentre nella vicina Piazza Valentini vi è una statua bronzea dedicata al principe. In memoria della sua presenza  in paese, a Canino è presente un’associazione culturale che porta il suo nome. Più spesso di quanto possa sembrare gli avvenimenti legati alla grande Storia hanno come teatro luoghi a prima vista sorprendenti, come dimostra la vicenda del Principe di Canino e Musignano.


Veduta dell’area archeologica di Vulci


La chiesa Collegiata di Canino dove si trova la Cappella Bonaparte luogo di sepultura del principe Luciano.

Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte a Aranjuez. Ajaccio, Museo Fesch

Jacques Sablet, Ritratto di Luciano Bonaparte a Aranjuez. Ajaccio, Museo Fesch

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *