Visuale di Orvieto dalla cima della Torre del Moro
Visuale di Orvieto dalla cima della Torre del Moro

Orvieto, quando la provincia ha vocazione internazionale

Vivere in una dimensione provinciale ed al contempo aprirsi al mondo in una dimensione internazionale: Orvieto mette insieme due anime apparentemente contraddittorie, unendo in spazi tutto sommato raccolti una varietà notevole di situazioni, mostrando una sorprendente vivacità culturale. Terra frontaliera, che sta in Umbria, ma che ha un praticamente lo stesso dialetto della vicina Montefiascone. In un collage di esperienze e sensazioni, si propone un assaggio  di quel che può significare immergersi nei meandri di questa stimolante città stilando un possibile percorso essenziale

Per me Orvieto è evasione a portata di mano dalla quotidianità e dai suoi luoghi, un modo per staccare la spina per un po’ spostandosi solo a mezz’ora dal casa. Già la strada da percorrere, l’Umbro Casentinese, con i casali abbandonati ai lati della strada che riescono ad evocare un sinistro fascino decadente, rende l’idea di un passaggio a una differente atmosfera.

Nelle distese di campagna lungo la strada, queste costruzioni abbandonate cedono spazio a eleganti tenute, segno dell’avvicinarsi alla meta prima della successione di curve a gomito dopo la quale il duomo comincia a svettare all’orizzonte con sempre più convinzione.

Il primo vero impatto con centro cittadino è dato da Piazza della Repubblica, in cui spiccano la chiesa romanica di Sant’Andrea e il campanile dodecagonale addossato al palazzo comunale.

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

Da lì poi chi vuole puntare al duomo non ha scelta che prendere a destra, anche se è facile sostare lungo il tragitto in tappe non previste dal  ruolino di marcia. Il fatto che sia possibile fare incontri inaspettati, specie in ciò che resta un centro di provincia, non aiuta di certo a tirare dritto. Ci si può imbattere in chiunque, anche monaci buddisti intenti a realizzare dei mandala, la tipica rappresentazione simbolica del Cosmo, in una libreria, luogo che sembra avere un ruolo di aggregatore culturale, oltre che di semplice negozio.

Monaci buddisti intenti a disegnare i mandala

Monaci buddisti intenti a disegnare i mandala (foto di Maria Grazia Pelabasto)

Nello spazio della libreria c’è ingresso per salire alla Torre del Moro, da cui è possibilemmirare il centro città e la vallata sottostante da una suggestiva visione panoramica. Il percorso per raggiungere la vetta è lungo e faticoso e l’ascensore accorcia solo in parte il tragitto. Poco oltre metà strada c’è l’orologio meccanico della torre: vedere la struttura meccanica dietro il quadrante ricorda l’epoca in cui l’elettronica non aveva invaso la nostra vita quotidiana, dando quasi un retrogusto ottocentesco. Alla fine delle ripide e strette scale c’è l’agognato premio: la strepitosa visuale che per qualche istante può provocare qualche senso di onnipotenza e al contempo il suo opposto. Le persone che circolano delle strade sembrano delle formiche. In quel momento si può vedere gli altri come piccoli insetti ma al contempo al contempo vioene in mente che quella è la stessa piccolezza che appartiene a ognuno di noi: prospettive opposte che si sovrappongono in un solo sguardo.  La prima volta che salii fino in cima trovai una coppia di turisti spagnoli da cui parti una breve e piacevole conversazione partita da un semplice “ciao”. All’uomo dissi che somigliava a un famoso attore americano, entrambi ci risero, dopo che lui, con un filo di simpatica vanità, puntualizzò “però es pequeño”. L’attore in questione era Tom Cruise: a volte basta davvero poco per condividere qualche momento di familiarità o più semplicemente farsi due risate con due sconosciuti.

Visuale di Orvieto dalla cima della Torre del Moro

Visuale di Orvieto dalla cima della Torre del Moro

Perfino procedendo dritti verso il Duomo è facile perdersi: proprio poco di prima di arrivare c’è una via sulla destra al cui principio presenta un negozio molto particolare: la bottega de “Il Mago di Oz”. Dalla vetrina si nota una sovrabbondanza di elementi accostati tra loro in modo che antico e moderno convivono, una composizione che ricorda un po’ il gusto del postmoderno. Si notano lampade, maschere, lampadario decorati e variopinti, libri e violini dal volto umano, aeroplani e…una Betty Boop alta circa un metro e venti. La singolare e straripante combinazione di elementi ricorda le atmosfere di Blade Runner, il capolavoro fantascientifico di Ridley Scott.

Il Mago di Oz

Il Mago di Oz

Il proprietario è un panciuto signore molto singolare: vestito in modo bizzarro e colorato: ancora più stravolto di decorazioni della vetrina del suo negozio. Non accetta che vengano fatte foto all’interno, ma nel nostro incontro mi conduce nel suo interno spiegandomi la straordinaria ricchezza del suo negozio, con un certo orgoglio. Delle innumerevoli creazioni sono una parte sono scaturite dal suo ingegno: altre son o state acquistate. Mi fa sfoggio di una collezione di riproduzioni non miniatura di giostre da varie parti del mondo: Roma, Parigi, New York e Mosca, con un dettaglio che mi ricorda il Miniatur Wunderland visitato ad Amburgo.  Il proprietario mi guida come un affabulatore voglioso di coccolarsi il suo uditorio, stringendolo a sé, nelle meraviglie di questo curioso luogo: battendo le mani mi mostra delle luci che si accendono, ingegnosi giocattoli come quello in cui un pianista suona il brano dello spartito che si lascia sul suo leggio. Lo spettacolo si chiude con un gesto a mano aperta con cui l’insolito padrone di casa spegne le luci.

 

Finalmente arrivato il turno del duomo: capolavoro architettonico dove coesistono elementi romanici e gotici, il simbolo di una città che si scorge da lontano e che da vicino si mostra in tutto il suo splendore di una magnifica facciata romanica. “Non ho mai visto niente di più bello” dice una giovane turista australiana, giunta dall’altra parte del mondo per conoscere e godere delle bellezze d’Italia,  con cui mi è capitato di scambiare due chiacchiere un una gelateria poco distante dal duomo. Di fronte si trova il Museo Faina, che prende il nome dal conte Claudio Faina che donò la struttura al Comune di Orvieto. All’interno si trova un’interessante collezione di reperti antichi greci e soprattutto etruschi: corredi funebri e buccheri, un patrimonio di grande interesse che, come molte altre ricchezze culturali, non gode di sufficiente considerazione.

Duomo di Orvieto

Duomo di Orvieto

Tornando indietro verso via del corso si trova un piccolo teatro, il Mancinelli, il cui interno o rappresenta una vera e propria sorpresa: un’elegante struttura neoclassica ricolma di statue e affreschi, l’ennesimo gioiello di una piccola città ricolma di bellezze.

Teatro Mancinelli

Teatro Mancinelli, si apre il sipario

 

Alla fine della via si arriva a Piazza Caen, alla cui estremità accidentale si scende verso una delle attrazioni più famose di Orvieto: il Pozzo di San Patrizio, frutto dell’ingegno di Antonio da San Gallo il Giovane. Si tratta di una straordinaria opera architettonica caratterizzata da una doppia rampa elicoidale che permetteva agli animali da soma che si facevano scendere fino al fondo per raccogliere l’acqua di non ostacolarsi nel cammino grazie appunto al doppio senso di marcia. Ai visitatori di oggi il percorrimento delle rampe può ricordare la discesa degli inferi danteschi, offrendo uno spettacolare colpo d’occhio a chi giungo fino in fondo solleva lo sguardo verso l’alto.

L'Anello della Rupe guardando verso valle

L’Anello della Rupe guardando verso valle

 

L'Anello della Rupe guardando verso valle

L’Anello della Rupe guardando verso valle

Stupore visitando il Pozzo di San Patrizio

Stupore visitando il Pozzo di San Patrizio

Sotto l’altura c’è una straordinaria sorpresa per i visitatori: l’Anello della Rupe, una strepitosa passeggiata naturalistica sotto l’altura dove sorge il centro storico ma sopra la valle orvietana. L’ultima meraviglia di una città che ha sempre una sorpresa da svelare dietro l’angolo, non di rado laddove meno ci si aspettava di trovarla. Orvieto è questo è molto altro, una fucina di stimoli e meraviglie, che in certi momenti può lasciare a bocca aperta. Proprio come capita a quel bambino che, visitando per la prima volta il Pozzo di San Patrizio insieme alla mamma, solleva lo sguardo estasiato.

 

 

 

 

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