Piazza Matteotti

Civita Castellana in un pomeriggio d’estate in viaggio verso Sud

Un viaggio può durare lo spazio di un pomeriggio e una sera ed avere come metà una località che dista anche un’ora in automobile o poco più. A fare la differenza è la qualità dell’esperienza che si fa, degli incontri e dei luoghi che si visitano. Uno di questi piccoli grandi viaggi mi ha portato a Civita Castellana.

Ho girato la provincia di Viterbo in lungo e in largo, ma mi mancava proprio Civita Castellana, il centro più popoloso dopo il capoluogo. Siccome sono uno a cui piace girare, vicino o lontano che sia, e, nei limiti del fattibile, improvvisando seguendo l’ispirazione, battezzo il primo pomeriggio libero in cui la morsa del caldo estivo si fa più blanda e mi metto in cammino verso Sud.

Lungo la strada mi trovo davanti una distesa di verdi colline, a perdita d’occhio: la cui vista mi provoca un piccolo brivido di entusiasmo: sono ancora più motivato a portare a termine questo viaggio, seppur piccolo. Giunto a un parcheggio, noto subito una pittrice intenta a dar vita sulla tela a un ritratto del paesaggio che si presenta davanti a lei: il retro del Forte Sangallo la cui figura domina il centro storico, e le colline oltre di esso. Siccome vedere un’artista all’opera non è una scena che mi capita spesso di vedere, così non posso esimermi dal disturbarla facendole qualche domanda. Mi dice che è una pittrice di professione e che viene da Israele. Mi chiede quali lingue parlo io ed è incuriosita dal mio accento. Si tratta di una delle partecipanti di un progetto che include artisti da vari paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e appunto Israele, e prevede varie tappe. La lascio dipingere per dirigermi nel centro storico, ma il suo quadro ha già un carattere definito.

La pittrice

La pittrice

Appena fatto il mio ingresso, ad accogliermi trovo una statua stilizzata, in uno stile così moderno da stridere con un paesaggio pieno di testimonianze di epoche passate. In realtà di tratta Fontana delle Acqua Vergini, la scultura dell’artista Alessio Paternesi.

Statua delle Acque Vergini di Alessio Paternesi

La statua che mi accoglie Statua delle Acque Vergini di Alessio Paternesi

 

La mia attenzione, pochi passi dopo, viene catturata da un ingresso decorato con una scena mitologica. Si tratta di una copia di un autentico affresco antico, dove compaiono gli omologhi falisci, il popolo italico che abitava anticamente queste zone, del pantheon greco e latino di Zeus/Giove e Minerva/Atena.

Chiedo a una signora che intravedo, se posso fare una foto e lei acconsente, specificando che è possibile farlo soltanto all’esterno, perché il proprietario in passato ha passato un guaio proprio per una foto fatta circolare da un passante. Il proprietario è un signore di mezza età dai tratti che ricordano quelli di un bambino, si tratta di Mastro Cencio, ceramista di grande fama a quella è la sua bottega. Decido di entrare e mi guardo intorno ammirato dalla quantità di manufatti realizzati con grande perizia: i lavori abbracciano tutte le epoche, a partire dall’antichità. All’interno è in atto un scambio di vedute tra il mastro e un signore dall’accento leggermente spagnolo e un volto che mi viene da associare istintivamente a quello del celebre attore Alberto Sordi. La signora che ho visto prima è la madre dell’artista, la stessa che mi fa pagare un piccolo ditale che decido di acquistare un po’ per riconoscenza di quell’atmosfera così stimolante e piacevole.

Ingresso della bottega di Mastro Cencio

Ingresso della Bottega di Mastro Cencio

Tra le chicche di cui posso godere la testimonianza del primo incontro del Mastro con il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, sugli scudi della cronaca locale per esser diventato il sindaco di Sutri: “Si è rivelato il contrario di come mi aspettavo – racconta Mastro Cencio, al secolo Vincenzo Dobboloni – è una persona per nulla supponente e prevaricatrice, al contrario di come potrebbe apparire in tv. È una persona molto preparata: ha saputo individuare subito le opere da cui sono tratti i miei lavori, individuando subito i relativi artisti. Era come uno scolaretto, attentissimo a quello che di dicevo, una spugna pronta a impregnarsi di nuovo sapere. Davvero una splendida rivelazione”.

Entro nel discorso e Mastro Cencio, che parla avendo alle spalle una ricca e folta libreria, dove il mondo antico la fa da padrone,  mi conduce, parlando con tono calmo ma vivido, per mano in un viaggio alla scoperta dell’antico popolo della zona, I Falisci, i quali parlavano una lingua affine al latino ma erano circondati dagli Etruschi. “Ah, sei di Montefiascone? Le nostre cittadine sono gemelle perché quando i Romani distrussero Falerii molti falisci si stabilirono in quella che poi diventò Montefiascone. In un periodo come questo, in cui la gente si sente persa, senza punti di riferimento, riscoprire questi miti – perché in quest’epoca il confine tra mito e Storia si fa spesso sfumato – costituisce un appiglio importante per le persone – spiega in modo convincente – proprio sotto di te sorgeva quella che un tempo era Falerii e la Storia di questo abitato comincia addirittura nel Neolitico. Troviamo poi manufatti tipici di questa zona ad altri ti stile greco, a riprova che un tempo lo scambio tra le civiltà era frequente e florido. Cosa che può accadere quando entrambi le parti hanno qualcosa da trasmettere all’altra. L’impatto delle genti nostre antenati è stato sorprendentemente importante, i loro guerrieri erano così apprezzati che per lungo tempo l’esercito romano ha avuto un reparto interamente costituito da falisci. Bisognerebbe recuperare il contatto con il proprio passato, oggi invece questa terra, che un tempo è stato centro di cultura, spesso cede all’abbandono e all’incuria”.

Il discorso passa alla preistoria e l’altro interlocutore, che scopro essere un professore di educazione tecnica di Civita ma che ha vissuto circa venti anni in Galizia, sottolinea quanto ancora ci sia da scoprire sul nostro passato: “Sono stati scoperti degli affreschi rupestri ben più antichi di quelli di Lascaux e Altamira, proprio vicino a dove vivevo io. Allo stesso tempo si è scoperto che espressioni artistiche non sono prerogativa del Sapiens, ma anche il Neanderthal ha lasciato delle piccole opere artistiche. Mentre si credeva che le due specie non si fossero mai incontrare, ora appare probabile che si siano incrociate, quindi noi saremmo in minima parte anche discendenti del più antico Uomo di Neanderthal. A volte crediamo di sapere tutto, invece siamo solo all’inizio”.

Continuo il mio percorso continuando il mio girovagare per il centro cittadino e la mia attenzione non può che essere catturata dal Duomo,  la Cattedrale di  di Santa Maria Maggiore, dallo stile doppio: inconfondibilmente romanico all’esterno, con la facciata dominata da un ampio rosone centrale, e barocco all’interno. Una targa commemoratrice ricorda che proprio all’interno di questa chiesa suonò l’organo uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi: il compositore e musicista Wolfgang Amadeus Mozart.

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Proseguo per vie strette e a volte un po’ fatiscenti, che però non mancano di avere un certo fascino per chi come me è attratto dal fascino che certi scorci possono avere da un pizzico di decadimento. Da notare che restano delle basi di alcune delle tante torri che in epoca medievale puntellavano lo skyline della cittadina, un’autentica sorpresa.  Mi dirigo verso Piazza Matteotti, dove la mia attenzione è catturata dalla storica fontana. Un anziano signore nota la mia curiosità e mi si avvicina invitandomi a notare l’iscrizione murata di fronte alla fontana: è una dedica a Filippo Boncompagni, a cui si attribuisce il merito di aver introdotto l’uso dell’acqua corrente a Civita.

Piazza Matteotti

Piazza Matteotti

Iscrizione con dedica a Filippo Boncompagni

Iscrizione con dedica a Filippo Boncompagni

Proseguo per la strada più centrale perpendicolare alla piazza e per un attimo mi chiedo se sarò capace a tornare indietro. Non faccio in tempo a soffermarmi sul quesito che noto di esser tornato al punto di partenza, davanti al Forte San Gallo. A quel punto incontro il mio vecchio amico Luca Panichelli, che mi rimprovera di non averlo avvertito del mio arrivo, ma, quando visito un posto per la prima volta amo la magia che solo un po’ di sana improvvisazione può regalare.  Spero capirà. Luca porta a vedere la sede di Tuscialand, tour operator per il territorio della provincia di Viterbo, ma anche tanto altro: si tratta di un vero e proprio aggregatore non solo inerenti a pacchetti turistici, ma anche rivolto a raccogliere prodotto tipici, visite guidate sul territorio come quelle che Luca per passione organizza da tempo con grande successo  e qualsiasi cosa possa interessare il visitatore, valorizzando la produzione in loco. Si tratta di un esempio di come sia possibile, facendo rete e partendo dal basso, costruire opportunità di crescita per la propria comunità. Condividere le ricchezze della propria terra, averne coscienza, preservarle e custodirne il sapere sono una grande passione e una vera missione per Luca, che oltre a essere un caro amico è un collaboratore che stimiamo e di cui condividiamo finalità e modus operandi.

Alcuni prodotti tipici e specialità locali esposti nella sede di Tuscialand

Alcuni prodotti tipici e specialità locali esposti nella sede di Tuscialand

Successivamente Luca mi indica alcune necropoli degli antichi Falisci e mi spiega l’importanza del forte San Gallo, disegnato da Antonio da Sangallo il Vecchio, architetto di fiducia della potente famiglia dei Borgia, del cui passaggio conserva diverse testimonianze. La struttura è stata realizzata tra la fine del XIV e il XVI secolo ed ora è sede di un interessante museo archeologico della civiltà falisca.

Forte Sangallo

Forte Sangallo

Sempre nel centro è situato un semidimenticato museo della ceramica, attività fin dall’antichità legata a Civita Castellana, ma ora fortemente ridimensionata perché i ceramisti locali hanno sofferto i cambiamenti su larga scala dell’economia. Prima di lasciarmi perché ha un impegno pregresso che non può annullare, Luca mi suggerisce dei luoghi di sua fiducia per mangiare a bere, così dopo uno spritz preso su una via leggermente nascosta della piazza centrale, ceno in una via che scende dall’altra parte della stessa, a mangiare all’aperto, accomodandomi in un tavolo sistemato sulla via. Ho voglia di stare all’aria aperta e di respirare il più possibile l’aria di Civita, proprio come fanno dei turisti americani davanti a me, con cui la cameriera, simpatica e dotata di uno sciolto inglese, mi confonde, anche se Luca mi aveva presentato venti minuti prima.

Il suggestivo scorcio dove si sono sistemato per cena

Il suggestivo scorcio dove si sono sistemato per cena

Dopo aver mangiato mi concedo un ginseng nel bar accanto, dove parlo della mia esperienza con la barista, a partire dell’incontro con artista bottegaio colto e con il viso da bambino “mastro Cencio qui è un’istituzione, è un’eccellenza nel suo campo! A Civita tutti lo conoscono, è un punto di riferimento. Da noi non ci sarà forse tanto movimento ma non ci lamentiamo: a un’ora circa abbiamo sia il mare di Pescia Romana, Roma, Viterbo e Terni”. Di sicuro per un giorno, per la prima volta nella mia vita, è valso la pena prendere un pomeriggio estivo un po’ meno assolato e fermarmi qui a Civita Castellana.

Collegamenti

Digressioni: fermarsi in un locale di un piccolo centro di provincia

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