Rovine di Castro
Rovine di Castro

“Qui fu Castro”: storia della città della famiglia Farnese, dalla gloria alla distruzione

Nel cuore di quello che oggi è il Viterbese esisteva una città il cui splendore era rinomato in tutta Italia, un grande centro economico e culturale, all’avanguardia nell’Europa del XVII secolo. Uno sgarbo perpetuato dalla prestigiosa famiglia dei Farnese al potente  Stato della Chiesa, ne comportò la cancellazione. Un meraviglioso capitolo della Storia della Tuscia che si intreccia con la grande Storia, eppure oggi quasi dimenticato

Articolo di Pierluigi Mariani con la collaborazione di David Sciuga

L’antica città di Castro sorgeva in un terreno tufaceo solcato dal fiume Olpeta ed il fosso Filonica  nell’alta Tuscia a confine con la regione Toscana, oggi il sito archeologico dell’antica Castro fa parte del territorio comunale di Ischia di Castro.
Il territorio (già abitato in epoca preistorica) fu probabilmente sede di un’antica città etrusca chiamata Statonia, come testimoniato dalle necropoli e altri  resti archeologici scoperti ai piedi del costone tufaceo. Nel 1967 una spedizione belga scoprì un raro esemplare di biga etrusca oggi conservata al museo archeologico di Viterbo.
Nel Medioevo vi sorse un castello denominato  Castrum Felicitatis, poiché si presume che fosse dominato da una donna (donna Felicita) cosa al quanto singolare per l’epoca.
Dopo la distruzione di Vulci diventò sede vescovile e nel 1154 il castello e i’insediamento sviluppatosi intorno ad esso venne acquisito da papa Adriano IV.
Castro nel medioevo fu libero comune, pur sottoposta al papato che la difendeva dalle minacce dei feudatari confinanti.
Nel 1527 un golpe guidato da Antonio Scaramuccia e Jacopo Faronio  permise alla loro fazione di prendere il potere delle città sottola protezione di Pier Luigi Farnese in quel periodo signore di Valentano che nel mese di settembre entrò  in città.
Papa Clemente VII, fuggito ad Orvieto dopo il Sacco di Roma, ordinò ai Farnese di restituire Castro al Papato.
Pier Luigi abbandonò la città che subì il saccheggio da parte del duca di Latera Gian Galeazzo Farnese il 28 dicembre dello stesso anno.
Il sacco di Castro venne narrato nel “De Depraedatione Castrensium et suae Patriae Historia” (“Il Sacco di Castro e la storia della sua Patria”) dal notaio castrense Domenico Angeli nel 1575.
In questo documento vi è una piccola descrizione della città:

“Situata su un’altura a forma di lira, circondata da rupi scoscese, da una valle profonda e da vigneti dove gli abitanti si recano per procurare canne. Tutto intorno pascolano le greggi. […] Il centro di Castro è rappresentato da Piazza Maggiore. Castro prima del saccheggio era una città ricca, munita di più di sette centurie di soldati ed era la più forte tra le città del Patrimonio di San Pietro.”
Secondo Domenico Angeli, Gian Galeazzo era riuscito ad entrare a Castro tramite la porta di Santa Maria usata dagli abitanti per raggiungere una  sorgente situata nelle vicinanze della porta,  che era l’unica fonte d’acqua della città. Ciò fu dovuto grazie al tradimento di alcune guardie, che erano dei mercenari originari di Pitigliano e di Sorano.
Nel 1534, fu eletto al Soglio Pontificio il cardinale Alessandro Farnese che prese il nome di Paolo III.
Il 31 ottobre 1537, Paolo III incorporò una trentina di feudi della sua famiglia in un unico ducato, costituendo il ducato di Castro, che si estendeva dal lago di Bolsena al Tirreno, comprendendo anche una piccola enclave nella zona di Ronciglione.
Castro fu scambiata con la città di Frascati ed entrò così nelle proprietà della famiglia Farnese. Venne selezionata come capitale per la sua posizione centrale, anche se risentiva ancora dei danni provocati dal sacco ad opera di Gian Galeazzo Farnese di qualche anno prima.

Rovine di Castro

Rovine di Castro

Il primo duca di castro fu Pier Luigi Farnese figlio di papa  Alessandro III Farnese.
I Farnese imposero per Castro un grandioso progetto di ricostruzione urbanistica, sul modello del progetto  applicato a Pienza,  diedero questo compito  all’architetto toscano Antonio da Sangallo il Giovane, che si mise subito all’opera.
Vennero riprogettate le mura difensive, i palazzi pubblici, le strade, le case; l’intera città divenne un cantiere e in poco tempo diventò un sito artistico rinascimentale di notevole importanza.
Vi si trasferirono numerose personalità artistiche e non solo dell’epoca, attratte dalla prospettiva di lavoro che la corte dei Farnese poteva offrire ma anche molti nobili che speravano di entrare così nelle grazie della famiglia Farnese e di Papa Paolo III. Nel 1545 Papa Paolo III riuscì a far assegnare ai Farnese il ducato di Parma e Piacenza.
Il ducato emiliano era ben più grande e popoloso del ducato di Castro e così la famiglia Farnese spostò i propri  interessi  in Emilia-Romagna.
I lavori a Castro vennero interrotti e il ducato venne governato dai vicari del Duca.
Molti visitatori di Castro, tra cui il più famoso fu senza dubbio Annibal Caro, storico e letterato, rimasero colpiti dalla bellezza della capitale del ducato e lasciarono dettagliate descrizioni, grazie alle quali possiamo immaginare come doveva essere la città.
L’insediamento sorgeva su di una collina circondata per metà dal torrente Olpeta e per accedervi bisognava percorrere un ponte a due arcate.
Il cuore della città era rappresentato dalla piazza maggiore, al cui centro doveva trovarsi una fontana, vi erano inoltre alcuni palazzi signorili molto eleganti tra cui il palazzo ducale anche se non sappiamo se questo palazzo venne mai realizzato, ma comunque vi era una residenza del duca.
I disegni del Sangallo, conservati a Firenze, mostrano un’elegante reggia cittadina, con un ampio balcone: il fabbricato doveva essere simile ai palazzi-fortezza del Quattrocento e alle lussuose dimore regali del Seicento. Castro aveva, inoltre, il privilegio di avere strade e piazze mattonate e ciò era rarissimo nel Cinquecento.
Vi erano inoltre tredici chiese, la principale era certamente il duomo, sede della diocesi, dedicato a san Savino, protettore della città, la cui festa cadeva il 3 maggio,
In questa data si svolgeva un palio cavalleresco a piazza maggiore tra i rioni della città, erano anni di grandezza e splendore.
Il duomo era in stile romanico e dai disegni si deduce che fosse ispirato alla chiesa romanica di S.Pietro  a Tuscania. Esso venne consacrato nel 1282 e la sua lapide è oggi conservata nel duomo di S. Ermete  di Ischia di Castro.
Il Sangallo Progettò inoltre le nuove mura difensive che avevano una porta principale denominata porta Lamberta la quale aveva una forma ad arco ed era decorata con bassorilievi narranti episodi del casato dei Farnese.

Castro, stampa di Joan Bleau

Castro, stampa di Joan Bleau

Nel 1623 divenne Papa Urbano VIII il quale iniziò un duro scontro con i Farnese causato dal mancato pagamento di numerosi debiti da parte della famiglia.
I cardinali Francesco e Antonio Barberini, nipoti del Pontefice, proposero al Duca Odoardo di cedere Castro al Papa per poter estinguere i debiti una sorta di permuta.
Odoardo rifiutò lo scambio e i Barberini per ritorsione decisero di bloccare la riscossione delle rendite del ducato.
Questo mancato accordo  fra i Farnese e i Barberini  fu la causa della prima guerra di Castro: il 13 ottobre 1641 le truppe pontificie invasero il ducato e occuparono la capitale.
L’intervento di Venezia, Firenze e Modena a favore dei Farnese capovolse le sorti della guerra: il 31 agosto 1642 venne occupata la fortezza pontificia di Acquapendente. La mediazione francese condusse al trattato di Roma firmato il 31 marzo 1644 che sancì il ripristino del ducato e la restituzione di Castro ai Farnese mentre rimaneva sospesa la questione dei debiti.
Nel 1649 ci fu una nuova crisi fra i Farnese e lo Stato Pontificio: il nuovo Duca Ranuccio II  si oppose alla nomina di Cristoforo Giarda, affiliato all’ordine religioso dei Barnabiti, come nuovo vescovo di Castro e Papa Innocenzo X confermò la nomina e lo inviò a Castro, ma il vescovo, in viaggio verso la sua nuova sede, fu assassinato a Monterosi il 16 marzo. Il Papa accusò Ranuccio di essere stato il mandante del delitto e il 19 luglio inviò le truppe pontificie che invasero nuovamente il ducato. Castro venne assediata e capitolò il 2 settembre.
I patti di resa firmati dal colonnello Sansone Asinelli (per i Farnese) e da Davide Vidman  (per i pontifici) prevedevano il solo smantellamento delle fortificazioni cittadine, ma, dopo la loro caduta, il Papa, non rispettando i patti stipulati in precedenza ordinò la distruzione totale della città che venne rasa al suolo, comprese le chiese e le opere d’arte, mentre i suoi abitanti furono evacuati e deportati altrove. Le campane del Duomo vennero portate nella chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma presso Piazza Navona, la sede vescovile trasferita ad Acquapendente mentre sul colle fu posta una lapide con la scritta: “Qui fu Castro”.

La Chiesa di Sant'Agnese, dove vennero portate le campane del duomo

La Chiesa di Sant’Agnese, dove vennero portate le campane del duomo

La città che nel XVI secolo visse un periodo di fiorente splendore venne così rasa completamente al suolo e questa iscrizione non è stata ancora ritrovata, alimentando così la leggenda su di essa.
Oggi il nome di Castro rivive in alcuni comuni appartenenti all’allora ducato:
Montalto di Castro, Arlena di Castro, Grotte di Castro, Ischia di Castro ed in alcuni dei gonfaloni dei comuni appartenenti all’antico ducato vi sono i gigli simbolo della famiglia Farnese.
Nel  2001 è stato creato il parco archeologico di Castro, situato nel territorio comunale di Ischia di Castro dove è possibile visitare le rovine dell’antica città: rudere, pavimentazioni fondamenta di palazzi,  dal materiale di costruzione si percepisce l’importanza che la città aveva, nel sito vi sono percorsi molto interessanti anche dal punto di vista storico-naturalistico: vi sono ai piedi del colle  una necropoli etrusca ed un piccolo santuario ottocentesco: Il Santuario del Crocefisso a cui sono molto devote le popolazioni dell’ex Ducato.
Il Santuario ospita una raffigurazione di Cristo (che si presume fosse sito in una cappella della città distrutta) al quale si attribuisce un miracolo che attesterebbe la volontà divina di impedirne l’allontanamento dalla sua città.
Alcuni reperti dell’antica città si trovano nel museo civico di Ischia di Castro.
Svariati gruppi archeologici lavorano sul sito con l’obbiettivo di portere alla luce nuovi reperti e fare il più possibile chiarezza sui vari misteri irrisolti dell’antica capitale del ducato farnesiano, rea di aver commesso il peccato di tracotanza, la ubris degli Antichi Greci: la colpa imperdonabile di chi osava oltrepassare i limiti imposti dagli dei, andando incontro a una fine certa, in questo caso per mano della potenza dello Stato della Chiesa. Forse, accanto a quanto c’è da rinvenire dalle sabbie del tempo, un domani verrà ritrovata proprio la famosa lapide con scritto: ”Qui fu Castro”.

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