Tenuta della Carcarella
Tenuta della Carcarella

La Tenuta della Carcarella di Tuscania

Appena ho letto sulla pagina “Tuscania Scomparsa” questo articolo di ricerca storica sulla Tenuta della Carcarella, ho subito chiesto a Marco e Valeria di poterlo riproporre ai lettori di Aliante perché ricostruisce, in un meraviglioso spaccato pieno di curiosità delle affascinanti vicende dei conti Bruschi Falgari, eccentrici signori di una casa un tempo piena di vita, ma ormai abbandonata e “dimenticata” nelle campagne di Tuscania. In particolare la storia del vecchio cimitero degli animali è certamente “un unicum” che vale la pena di leggere fino in fondo.

Marco, come appassionato e collezionista, Valeria come giornalistahanno lavorato e lavorano a diverse pubblicazioni, mostre e iniziative di carattere culturale nelle quali continuano a esprimere la loro grande curiosità per la storia tuscanese. articolo di

Articolo di Valeria Sebastiani e Marco Quarantotti

C’è una vecchia casa nelle campagne di Tuscania che tutti conoscono e di cui molti hanno sentito parlare, ma che nessuno ormai ricorda più. Una casa che per molti anni è stata piena di vita, il centro della vita di quanti ci lavoravano, ci vivevano, ci andavano a scuola e che ormai è una casa spettrale, abbandonata ai corvi ed alle erbe infestanti che crescono sui muri. Nei giorni di vento, i teli ormai strappati che ne chiudevano le finestre, volteggiano e si ha come l’impressione che qualcuno dentro ci sia ancora e che  sbirci  i  passanti  curiosi  che  si  fermano  ad  ammirare  questo  posto  e  a  fantasticarne  la  vita. Tra giganteschi fichi d’India e cespugli di alloro, si nasconde a ridosso del muro di cinta, un piccolo cimitero per cani.

 

Tenuta della Carcarella

Tenuta della Carcarella

E’ il cimitero voluto dal conte Alfredo Moretti Testasecca e dalla moglie marchesa Elisabetta Bruschi Falgari, sposata da lui in seconde nozze, per commemorare i loro amici a quattro zampe. Il conte di origine orvietana, conobbe Elisabetta, crocerossina, in un ospedale militare dove trascorreva la degenza dopo essere stato ferito dall’artiglieria nemica durante la prima guerra mondiale. La coppia si stabilì a Roma in via Po fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, per evitare i bombardamenti, si trasferì nel bellissimo casale della Carcarella, a Tuscania, intrattenendo rapporti con la città di Tarquinia, di cui la famiglia Bruschi Falgari è originaria e di cui il Conte per ben due volte diventa podestà. In quegli anni la Carcarella conosce il massimo sviluppo economico e sociale: sono costruiti nuovi casali dove vivono con contratto di mezzadria numerose famiglie originarie di Tuscania e non, ognuno con impresso lo stemma araldico della famiglia Bruschi Falgari;  viene costruita  una  scuola  per  i  figli  dei  contadini  e  una  cappella  all’interno  della  villa  padronale. Per avere un’idea delle dimensioni della tenuta basti pensare che già nel contratto di compravendita tra la Camera Apostolica e la famiglia Bruschi Falgari, il suo territorio si estendeva su un suolo di 724 rubbie.

 

Alfredo Moretti Testasecca

Alfredo Moretti Testasecca

Con la morte dei proprietari, muore anche la fama e lo splendore della Carcarella che da moderno centro agricolo viene smembrata da un’infelice successione ereditaria e dalla riforma agraria: il casale padronale rimane abbandonato, così come la scuola rimane a dominare la vallata a ricordo dei tempi passati. La Carcarella tornerà famosa a metà anni ’80 per aver dato ospitalità al cosiddetto “ragioniere della mafia”, il super latitante Pippo Calò. Un cimitero per animali oggi non è una novità, ce n’è uno in ogni grande città, e tutti vorrebbero che il proprio   amico   a   quattro   zampe   riposasse   all’ombra   di   una   lapide. Il  cimitero  in  questione  è  sorto  invece  quando  il  rispetto  per  l’amico  animale  non  era  ancora particolarmente sviluppato. Si tratta di tre lapidi di medie dimensioni che risalgono agli anni ’50. Nella prima si può leggere ”Tommy visse 18 anni, con affetto pose Alfredo Moretti”; nella seconda ”Poussy cane fedele e affettuoso riconoscente pose Alfredo Moretti”; nella terza lapide ”Al mio caro Kikirino, Elisabetta”. Di Tommy e Poussy, i cani del Conte, si ha traccia nella testimonianza di un abitante di Tuscania, figlio di un mezzadro che negli anni interessati coltivava un orto alla Carcarella. ”Un giorno mio padre mi mandò a portare della ricotta fresca al casale dei conti, lì mi venne incontro il conte Alfredo accompagnato da un grosso cane nero (Tommy) e da un altro cane più piccolo (Poussy), presa la ricotta dalle mie mani il Conte la divise in due tra i due cani”.

Lapide del cane Tommy

Lapide del cane Tommy

Lo stesso ricorda la marchesa Bruschi Falgari sempre vestita in modo ”strano” con lunghi abiti e con grosso bracciale alla caviglia. Un altro aneddoto, che ci aiuta a conoscere la personalità del Conte, ci viene riferito da Adorno Bartolacci: ”Il Conte non voleva nessuno all’interno della sua tenuta , vietava anche il transito per le sue terre nel timore che qualcuno magari spinto dalla fame potesse appropriarsi dei prodotti dei campi. Per riuscire a raggirare il divieto mi procurai un impermeabile della Aviazione Italiana, ben conoscendo la debolezza del nobile nei confronti di chi aveva prestato servizio nell’Esercito italiano. La trovata ebbe successo: dopo poco che mi ero incamminato per la Carcarella fui fermato dal conte Alfredo Moretti in persona che giunto a cavallo dapprima si infuriò per la mia presenza poi, notando l’uniforme, non solo accettò che passassi indisturbato per le sue terre, ma mi diede il permesso    di    raccoglierne    tutti    i    frutti    che    avessi    voluto”.

Lapide del cane Kikirino

Due  persone, i conti Bruschi Falgari, originali  per  i  poveri  contadini  del  tempo,  che  in  forza  del  loro  denaro  e  cultura  si dimostrarono illuminati sia nel dare scuole per diffondere istruzione, sia nel loro amore per gli animali , cosa che li accomuna ad un’altra ricca donna dell’epoca, Margherita Blache Marrè, proprietaria del convento di San Francesco che negli anni ’50 faceva apporre all’interno della stalla delle sue mucche una targa, ancora oggi presente, che reca scritta una celebre frase di Leonardo Da Vinci: “Verrà un giorno nel quale gli uomini conosceranno l’intimo animo delle bestie: allora uccidere un animale sarà considerato un delitto come uccidere un uomo”.

1 Comment

  1. Non e’ piu’ in stato d’ abbandono!sono anni che lavoriamo sodo e con amore e fatica continuiamo a fare passi avanti…nonostante le tante difficolta’
    venga a trovarci

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