Simposio etrusco
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In cucina con gli Etruschi oggi: Cibo, fulcro della socialità nella Tuscia

La Tuscia ha un territorio a vocazione agricola e solo marginalmente è stata toccata dallo sviluppo industriale: questo significa che le tradizioni legate alla cultura precapitalistica si sono maggiormente conservate che altrove: l’eredità degli antenati etruschi, come approccio al cibo e alla convivialità,  in cucina è giunta ad oggi intatta. Con quest’ultimo capitolo si chiude il viaggio nella cucina etrusca compiuto attraverso l’apposita rubrica tematica

Tuttavia le catene dei grandi centri commerciali sono onnipresenti: ciò significa che anche qui arriva nelle tavole cibo industriale preconfezionato e standardizzato a livello internazionale ma questo non toglie che, più che nelle metropoli sia possibile un contatto diretto con il cibo: più spesso viene prodotto in loco e salta molti tortuosi passaggi della distribuzione massificata per arrivare direttamente alle tavole. Rispetto alle grandi città i ritmi sono, almeno in molto casi, meno frenetici e c’è tempo per sedersi e consumare un pasto. Anzi, molto di frequente, anche nelle giornate più intense, il lasso di tempo dedicare a mangiare insieme assume una sacralità che non viene messa in discussione. Il cibo assume un ruolo di collante sociale particolarmente spiccato: condividere il cibo significa voler condividere il proprio tempo e una risorsa vitale con qualcuno con cui si vuole esprimere un senso di appartenenza. Si tratta di uno vero e proprio strumento di comunicazione nei rapporti sociali: si condivide il  pasto per esprimere affetto e appartenenza a un gruppo sociale.

Simposio etrusco

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Al contrario delle acrobazie visive della cucina macrobiotica, dove l’aspetto visivo è essenziale e il piatto diventa una sfilata, si mantiene con una punta di orgoglio la natura primigenia del pasto: si cerci sì il gusto ma riempendo la pancia, senza guardare a troppi fronzoli. Contro i piatti rifiniti in cui il cibo crea vere e proprie opere visive ma che lasciano il piatto semivuoto, si apprezza il piatto abbondante con le ricette genuine della buona tavola locale per sentirsi sazi, retaggio del ricordo ancestrale in cui garantire nutrimento per la sopravvivenza era cosa tutt’altro che scontata, epoca meno lontana di quanto sembri. Non sono soltanto le nonnine che dimostrano affetto e attaccamento per i nipoti rimpinzandoli di cibo, quasi come se non insistessero per far loro consumare una quantità di portate troppo abbondante fosse una colpa di non impegnarsi abbastanza per esprimere i propri nobili sentimenti, così come per i nipoti è un disonore non accettare il cibo offerto: le dinamiche in questione si allargano anche in ambito extrafamigliare, per i gruppi sociali acquisiti.

Nelle occasioni speciali preparare il cibo è un rito che prende tempo: si passano ore in casa a ottenere gli ingredienti. laddove è ancora impossibile, dagli allevatori e coltivatori di fiducia del territorio e ogni fase, dalla cucina alla consumazione, portano via ore senza guardare troppo all’orologio. Il cibo diventa così veicolo di sentimenti, momento di condivisione e fulcro della vita sociale. Si comunica, si cementificano i rapporti sociali e si trascorre il tempo libero, andando ad occupare un spazio quasi sacro, seppur  vissuto come un momento di distensione. Tutto questo riconduce agli antichi abitanti di queste terre: gli Etruschi. Se alcuni aspetti culturali sono radicalmente cambiati per via di fattori culturali successivi come l’avvento del Cristianesimo, fatto che ha rivestito un’importanza capitale nella società, altre tradizioni hanno mantenuto le peculiarità dell’antica civiltà tirrenica. Tra questi, il rapporto con il cibo è quello che si è mantenuto maggiormente intatto: oggi come ieri si tratta di un’occasione che assume significati altri, incentrati sul valore del tempo da poter dedicare a se stessi e alle persone care, un modo per godere della vita a partire dai piaceri semplici. In modo autentico, proprio come un prodotto tipicamente mediterraneo quale l’olio delle olive, colte nei territori della Tuscia, laddove molti possiedono un appezzamento di terra da coltivare frutta e verdura in modo autonomo, che finisce sulle tavole della gente, dove si uniscono le generazioni e si rafforzano le amicizie. Oggi come da quasi  tre millenni a questa parte.

 

 

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