"Il Senso della vertigine", scena sul lago di Bolsena
"Il Senso della vertigine", scena sul lago di Bolsena

Paolo Bologna, regista cosmopolita del Lago di Bolsena

Paolo Bologna, regista che ha fatto parlare di sé per film originali sia per i contenuti e per le scelte stilistiche, è nativo di Montefiascone e, pur avendo una spiccata propensione cosmopolita, ha sempre mantenuto un importante legame con la Tuscia, la terra che gli ha dato i natali, e in particolare con il Lago di Bolsena

Nel 2014 sono stati riesumati dei filmati sperimentali relativi alla fine degli anni ’70, il periodo delle prime esperienze dell’artista con le arti: giunto a Roma per frequentare la facoltà di Architettura, parallelamente si iscrisse anche all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, facendo le prime esperienze a teatro come attore che lo portarono a entrare negli ambienti delle avanguardie attraverso il teatro Beat 72, per poi dedicarsi dei video  girati in spai teatrali, opere da lui concepite e realizzate,  dedicandosi in alcuni casi anche alla composizione delle musiche. Questi video di teatro sperimentale risentivano degli stravolgimenti della società vissuti in quel periodo: si veniva da una vera e propria rivoluzione sociologica che portò a sfiorare un radicale stravolgimento con la contestazione giovanile, che invece successivamente venne strumentalizzata politicamente, restarono però le idee e le suggestioni che influenzarono le arti per oltre una decennio. Il passo verso il cinema è stato breve e naturale, con la realizzazione di oltre dieci cortometraggi: soltanto una minima parte di stampo narrativo e anche in questo caso ben lontano dai canoni classici, mentre diversi furono di stampo sperimentale, portando avanti il discorso iniziato a teatro, altri minimalisti-zen e altri ancora trattarono gli avvenimenti del movimento del 1977, anno dell’ultimo grande periodo di attiva presa di coscienza popolare, meno noto del 1968 con la sua contestazione giovanile, ma per certi versi ancora più importante, coinvolgendo nelle rivendicazioni civili non solo gli studenti ma anche la classe operaia.

Nei titoli dei corti compare spesso “Jole”, che non è un personaggio di fantasia ma Jole Rosa, attrice di cinema e teatro, nonché commediografa, protagonista di molto di questi lavori e all’epoca fidanzata di Paolo.

“Il cinema non è altro che letteratura raccontata con le immaginiamo è il montaggio il vero aspetto specifico dell’arte cinematografica, la caratteristica che segna la sua unicità. Ora con il digitale tutto è più facile e tutto più alla portata, prima invece era tutto più lungo e più dispendioso, anche se il digitale stesso non fa altro che copiare la bellezza delle pellicole. – spiega Bologna, illustrando il suo approccio alla settima arte – Un altro aspetto importante è la gestione delle luci, definirei Caravaggio un maestro del cinema ante litteram, per la sua straordinaria capacità di illuminare la scena dei suoi quadri con la sistemazione sapiente dei punti luce. Il mio cinema è più visivo  e spaziale che narrativo, l’immagine nelle mie pellicole ha una ruolo decisamente preponderante: il cinema come l’architettura sono due arti totali, ma la cifra spaziale è quella preponderante. Non è un caso che molti cineasti d’avanguardia venissero proprio dalla pittura, un’altra arte che io amo molto. Nelle cinema e nella musica c’è un tempo di fruizione chiuso, mentre è aperto il tempo di arti figurative come la scultura e la pittura: le opere sono lì pronte ad essere ammirate, in qualsiasi momento”.

Il regista Paolo Bologna

Il regista Paolo Bologna

Bologna non si occupa soltanto di regia, ma produce, scrive il soggetto e la sceneggiatura e monta i suoi film: è un autore nel senso totale del termine. Il primo lungometraggio girato nel  1982, venne giudicato tra i migliori cinque esordi cinematografici degli anni ’80: “Fuori dal Giorno” Il film, scritto in tre mesi, ha un’idea di fondo potente ed originale: il protagonista è un filmaker che sta narrando una storia di due il suo reale vissuto risulta essere un doppio speculare, per esempio l’inseguimento della polizia nella finzione avviene anche nella vita reale del personaggio, il tutto in un’atmosfera rarefatta dove vengono mostrate le periferie romane, dalle borgate fuori dal Raccordo, fino ai palazzi di nuova fabbricazione, in un vero e proprio studio degni ambienti della metropoli. La pellicola fece conoscere l’autore sia in Italia che all’estero, venendo acclamata al Torino Film Festival e ricevendo un’ottima accoglienza in numerose altre kermesse di rilievo dentro e fuori i confini nazionali.

Locandina di "Fuori dal Giorno"

Locandina di “Fuori dal Giorno”

Successivamente il regista cambia le carte e con “Il senso della vertigine” del 1990 allestisce  un noir ambientato in provincia, girato in tanti luoghi scenografici della Tuscia, dal quartiere medievale San Pellegrino a Viterbo, all’Isola Bisentina, al Bagnaccio: “è un mio regalo a questa terra, specialmente al lago. Quando mi chiedono da dove vengo, io rispondo che sono del Lago di Bolsena, mi sento figlio di un cielo e di una terra più che di una mentalità stagnate, dove troppo spesso non si rispetta l’ambiente come si dovrebbe e non si capisce il valore della cultura,  in cui non mi riconosco. Mi definisco più etrusco che medievale, in quanto quella è a mio parere la nostra eredità più importante”.

Il secondo lungometraggio trova meno fortuna rispetto all’esordio e questo, accanto ad altre motivazioni, porta Bologna ad accantonare il cinema girato per dedicarsi ad altri interessi “Dopo il grande successo al lungometraggio d’esordio, il  mio successivo lavoro mi ha dato molto dispiacere. perché non ha accolto il successo sperato, forse ha pagato il fatto di aver proposto un’opera completamente diversa dalla prima, tradendo ogni aspettativa, ma io volevo misurarmi con altre soluzioni. Produrre un film è un’impresa dispendiosa e rischiosa e questo ambiente chiede molti compromessi. Ho lasciato anche perché il cinema riveste meno importanza rispetto a quanto avveniva in passato, oggi è solo una delle tante forme espressive e il cinema che sia figlio di una vera urgenza estetica e comunicativa trova spazio con molta più difficoltà di prima”.

"Il Senso della vertigine", scena sul lago di Bolsena

“Il Senso della vertigine”, scena sul lago di Bolsena

Successivamente il filmaker montefiasconese si è dedicato alla professione di architetto e si è misurato con la fotografia e la letteratura: ha scritto tre romanzi di viaggio traendo ispirazione anche dalle proprie esplorazioni attraverso i cinque continenti. Presentò un interessantissimo progetto, frutto di un approfondito lavoro di ricerca, sul cinema nella Tuscia che avrebbe previsto la creazione di un catalogo e l’organizzazione di un festival a tema con proiezioni e ospiti illustri, frutto di un approfondito lavoro di ricerca,  che avrebbe dovuto dare lustro ai luoghi che funsero da set per film importanti, ma non trovò compimento perché all’epoca né le amministrazioni né i privati colsero questa grande opportunità per far conoscere e apprezzare un territorio così bello e ricco di scorci e ambientazioni scenografici, forse perché i tempi non erano ancora maturi. Ora risiede a Viterbo e, tra le tante attività svolte, organizza un cineclub con cadenza bisettimanale, dove vengono proposte opere di ogni epoca, a partire dalla fase pionieristica fino al periodo contemporaneo, che provengono da ogni parte del mondo, attingendo alla sua sterminata cultura filmica. Paolo Bologna è un intellettuale e un artista cosmopolita, che ama volgere uno sguardo ampio verso il mondo nella sua interezza ma che allo stesso tempo nutre un profondo amore per i luoghi della sua terra, traendo ispirazione da entrambe le dimensioni. Un intellettuale e un artista che ha molto da dire e che vale la pena ascoltare, qualsiasi sia la forma espressiva da lui scelta per farlo.

 

 

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