La maestosa facciata esterna

Un’escursione a Villa Respampani, uno scrigno immerso nel verde della Maremma

Nella Maremma laziale  si trova un’affascinante tenuta, le cui radici affondano sorprendentemente lontano nel tempo. Il sito di quella che ora è una vasta azienda agricola sorgeva un borgo, che inizialmente doveva essere il primo nucleo di quella che diventò monte Romano. Ma sono finiscono qui le sorprese che questo scrigno  nascosto nel verde della Maremma  può rivelare ai suoi visitatori

Articolo di Pierluigi Mariani

Tra le campagne di Tuscania e Vetralla sorgel’azienda agricola di Rocca Respampani di proprietà del comune di Monte Romano, un tempo territorio come Monte Romano del Pio istituto S. Spirito.
 Alcuni rinvenimenti archeologici fanno capire che l’area era abitata fin dai tempi degli Etruschi e poi dai Romani tra l’altro vi passa la vecchia via Clodia, strada che collegava Roma a Saturnia, oggi percorso molto apprezzato da trekker e cicloamatori.

Veduta aerea della rocca vecchia e dell’antica chiesa di Respampani

Sulle rovine di un preesistente castellum d’epoca romana che era posto a guardia della via Clodia, la “rocca vecchia” venne edificata su uno sperone tufaceo, ormai quasi completamente distrutta vi rimane qualche porzione del mastio e parte delle mura difensive. Stessa sorte per la chiesa adiacente di cui rimane una porzione di muro e una parte della torre campanaria; sia la rocca che la chiesa facevano parte dell’antico abitato di Respampani risalente al XI secolo circa: le costruzioni sorgevano su uno sperone tufaceo sopra il torrente Traponzo .
Dai documenti si può risalire che il borgo di Respampani venne fondato nel 1012 da “gente di Toscanella” (l’attuale Tuscania), per poi venire conteso a più riprese dai comuni di Viterbo, che dopo la conquista della città di Ferento era in forte espansione, e da Roma. Infatti un documento del 1302 mostra che la contabilità in quell’anno fu tenuta dall’Università degli Studi della Sapienza di Roma, venne poi in mano ai prefetti di Vico e fu oggetto di disputa tra Giovanni Vico e Cola Do Rienzo, che la restuì al Campidoglio. Il borgo venne inoltre distrutto dalle truppe del cardinale Vitelleschi, inviato dal Papa per sedare le rivolte dei baroni ribelli del patrimonio di S.Pietro. Nel frattempo lo sperone su cui sorgeva la Rocca nel corso del tempo subì frane e smottamenti che ne limitarono la stabilità vennero costruite opere di consolidamento per migliorarne la stabilità.
Il 25 luglio del 1456 papa Callisto III vendette la tenuta di Respampani all’Arciospedale di S.Spirito in Saxia di Roma per 12000 fiorini d’oro. 
Il precettore del Pio istituto S.Spirito Ottavio Estense Tassoni iniziò la costruzione di un altro castello a breve distanza dall’altro ormai in stato d’abbandono così come il borgo di Respampani nel 1607 iniziò così la costruzione della Rocca nuova progettata dall’architetto Ascanio Antonelli.
 Trovarsi davanti ai ruderi della rocca vecchia e della chiesa fa difficilmente immaginare che un tempo vi erano le abitazioni e le infrastrutture del borgo di Respampani, ormai totalmente ricoperte dalla fittissima vegetazione.

Ponte di Fra’ Cirillo su torrente Traponzo

Oggi il rumore che si ode su tutti è il rumore delle acque del fosso catenaccio che forma un’incantevole cascatella nelle vicinanze e del torrente Traponzo, tributario del fiume Marta che scorre per diversi Km nella tenuta e proprio sul torrente Traponzo si trova un ponte a sella d’asino chiamato ponte di Fra Cirillo in onore di Fra Cirillo Zabaldani, amministratore della tenuta dopo Ottavio Tassoni, tra l’altro una leggenda narra che questo ponte venne costruito in una sola notte da Fra’ Cirillo che fece una scommessa con il diavolo .difatti è anche conosciuto come ponte del diavolo, ma la scommessa venne vinta dal frate! Da ricordare che il ponte venne fatto edificare nella seconda metà del XVII secolo ed il frate era già morto!
Leggenda a parte vi torneremo dopo sulla figura di Fra Cirillo; il ponte, risalente al XVII secolo, è situato sulla via Clodia ed è ad un’arcata a forma di schiena d’asino. Ai suoi piedi il torrente Traponzo scorre decisamente impetuoso, lo si sente sulla mulattiera che porta alla rocca nuova fino quasi al castello e nei pressi del ponte e sul ponte stesso il fruscio diventa molto forte la vista sul ponte è molto piacevole. In basso il Traponzo con la sua corrente impetuosa ha intorno una serie di colli boschivi, una vera pace per i sensi. Vi è inoltre un altare religioso ancora e difatti è conosciuto come ponte della pietà; tra storia e leggenda ed i vari nomi il ponte sulla via Clodia è là da secoli “ad ascoltare le acque del Traponzo e ne placa la ferocia”; andando avanti si prende una mulattiera che porta alla rocca nuova.
Risalendo una mulattiera piuttosto ascosa immersa tra la tipica vegetazione della macchia mediterranea composta da arbusti roghi e dove il rumore delle acque impetuose ed il canto degli uccelli la fanno da padrone, se si ha la fortuna si possono osservare anche bovini di razza maremmana, la razza bovina autoctona; si arriva in una spianata dove imponente sorge la rocca nuova costruzione fatta edificare dall’allora precettore del S. Spirito Ottavio Estense Tassoni agli inizi del XVII secolo.
Da una targa posta sulle pareti del castello si apprende che la costruzione dello stabile iniziò nel 1607 e nel 1608 appariva già come appare oggi.

La maestosa facciata esterna

L’idea iniziale era ambiziosa: un palazzo/fattoria, abbastanza dignitoso per ospitare il governatore e il suo seguito di funzionari, ma doveva a accogliere le famiglie contadine che lavoravano nella tenuta, un nucleo che, quindi, doveva mantenere una autonomia propria.

La facciata esterna di stile rinascimentale, presenta reminiscenze pignolesche: il portale la forma delle finestre dell’ultimo piano, i conci squadrati in peperino e gli angoli delle torrette ricordano vagamente il palazzo Farnese di Caprarola. 
Una notevole spinta ai lavori di costruzione venne data da Frà Cirillo Zabaldani di cui abbiamo già parlato in precedenza per il ponte che tra i vari nomi porta anche il suo. Fra’ Cirillo dotò il castello di nuove fortificazioni e di spingarde gettate in ferro, il religioso amministrò il castello con maggiore autorità e pugno di ferro. Uno storico del XIX secolo il Campanari lo ritrae in questo modo: “ descrive “uomo insolente e di mala condizione misleale [..] spergiuro e traditore”.
Il frate comprese che un’altra proprietà del S. Spirito l’insediamento di Monte Romano ad una ventina di Km da Respampani avrebbe avuto più possibilità di sviluppo poiché era situato tra le vie Cassia ed Aurelia in più l’insediamento era già abitato da più di un secolo e mezzo; difatti datato 1456 vi è un documento che certifica l’acquisizione da parte del Pio istituto S. Spirito delle terre sottostanti l’antico insediamento del XII-XIII secolo Arx Muntis Romani. L’area abitata era sito in cima al colle “Rotonda” e aveva una funzione di avvistamento delle navi saracene di cui rimangono pochissime tracce, ma è molto importante da ricordare perché da questo insediamento prende nome il paese.
Dopo questa digressione torniamo a Fra Cirillo che a Monte Romano avviò la costruzione della chiesa della Santissima Addolorata e di un granaio: “Il granaio Agucchi”; venendo così ampliate le infrastrutture i contadini non vollero spostarsi da Monte Romano dove c’era un’osteria e i campi da lavoro e non avevano motivo di spostarsi a Respampani, ma fu soprattutto la posizione maggiormente strategica a contribuire allo sviluppo di Monte Romano su Respampani che era tagliato fuori dalle importanti vie di traffico ,era come è oggi un ponte tra la zona marittima e l’entroterra viterbese.
Il castello anche se rimasto incompiuto nelle facciata interna subì degli abbellimenti negli interni: nel 1648 un altro precettore Stefano Vaio fece eseguire dei lavori nel salone maggiore: un soffitto ligneo a cassettoni , i cui lacunari sono ornati dalla doppia croce del S. Spirito alternata con il giglio fiorentino emblema del Vaio e un camino monumentale scolpito nel nenfro.
Oggi il castello appare monumentale con la facciata est verso l’entroterra maestosa con le torrette e la porta in legno e la facciata ovest che guarda il mare. Quest’ultima, che appare incompiuta, come entrata entrata ha il ponte sul fossato sottostante, mentre l’ingresso presenta un portico con un pozzo. Forse l’incompiutezza dell’opera la rende ancora più affascinante, chissà come sarebbero andate le cose se Respampani si fosse sviluppato di nuovo e intorno alla rocca vi fosse sorto un borgo?
 Porsi questa domanda è lecito e la risposta lascia spazio all’immaginazione di ogni visitatore della tenuta, che oggi è anche un’azienda agrozootecnica con campi di vari seminativi e un allevamento di bovini di razza maremmana, la tipologia bevina autoctona di queste parti, pura o incrocia ta con le razze francesi limousine e chairolaise.

Visuale dall’alto. Da notare la facciata esterna incompiuta

La tenuta è visitabile per escursioni di gruppo su prenotazione oppure durante alcuni avvenimenti come: “Pasquetta al castello” che non si svolge più da anni o il pellegrinaggio a cavallo Monte Romano-Rocca Respampani, una passeggiata a cavallo con lunghezza di circa 20 Km la cui partenza è a piazza Dante a Monte Romano e l’arrivo al centro direzionale di Rocca Respampani, dove vi sono gli uffici della tenuta alcune abitazioni e una chiesetta caratteristica in mattoncini il centro direzionale è della seconda metà del XX secolo ed in questa chiesetta si svolge la messa e la benedizione dei cavalli e cavalieri il pranzo finale viene fatto nei saloni della rocca nuova. Questo avvenimento si svolge una domenica di aprile varia ogni anno ed ormai un “must” tra gli appassionati di cavalli e non solo. Un patrimonio così carico di storia e fascino merita di essere valorizzato e preservato.

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