Uno scorcio della necropoli

Il tesoro di San Giuliano tra bellezze naturali e meraviglie archeologiche

Le meraviglie possono trovarsi anche a due passi da casa e questo è uno dei motivo che hanno portato alla nascita di Aliante. Tuttavia il Parco Marturanum, che prende il nome dal relativo sito etrusco, situato nell’area archeologica di San Giuliano sulla via che da Cerveteri conduceva ad Orvieto, ne è l’ennesima, clamorosa dimostrazione. 

In questo terreno situato nel comune di Barbarano Romano si cela una necropoli etrusca risalente al VII secolo avanti Cristo, risalente a un popolo affascinante: gli Etruschi. Si tratta di una civiltà che ha lasciato meravigliose tracce di sé, ma che viene troppo spesso evocata per questioni di comodo estranee allo splendore e dal fascino della sua civiltà.

Uno scorcio della necropoli

I 2400 ettari del parco si trovano in un’area collinare, riconducibile all’area del “Quarto” e le valli, il sito sorge all’incrocio tra la Maremma e i comprensori vulcanici Sabatino e Vicano: un ambiente sente sedimentario e uno vulcanico. La località è irrorata da due corsi d’acqua: il fosso Biedano, ascrivibile al bacino idrografico del fiume Marta, e il torrente Vesca, appartenente invece al bacino del fiume Mignone.

Sentiero

Sentiero

Sono circa duemila le tombe etrusche celate nel verde di quest’area situata sui fianchi di una rupe di tufo tra i monti della Tolfa e gli altipiano attorno al Lago di Vico, presentando una varietà di stili nelle sepolture più unica che rara. E’ inoltre possibile percorrere le vie di comunicazione scavate nella roccia, le “tagliate etrusche”.  Nell’arco di una passeggiata si può raggiungere una chiesa romanica e il centro storico medievale di Barbarano Romano.

Barbarano Romano

Monumentali vestigia della civiltà etrusca si intrecciano con la rigogliosa vegetazione del luogo, testimonianza di un’epoca in cui in questa terra la presenza dell’uomo riusciva a mantenere un certo equilibrio armonioso con l’ambiente naturale.

Tomba tra la vegetazione

Tra le numerose variegate tombe si può riconoscere lo stile a tumulo, dove la camera funeraria è ricoperta da una pila di rocce e terra da formare una collinetta, quello a dado, in cui la camera del defunto è contenuta in un blocco di roccia scavato nel tufo e costruito, e infine quelle a ipogeo, per indicare sepolcri sotterranei o scavate nella roccia.

Tombe a dado

Spostarsi non è sempre una passeggiata: dei due ingressi quello del “Caiolo” fa attraversare irti sentieri, incontrando anche le tipiche “tagliate”, mentre per raggiungere alcune tombe è necessario percorrere un sentiero nel bosco e guadare più di una volta un fosso.

Natura e archeologia

Simbolo del parco è un lupo che attacca un cervo è è stato preso da un affresco presente su una parete della tomba tufacea della Tomba del Cervo, come a sancire lo straordinario connubio tra arte antica e natura che permea la zona: un paesaggio spettacolare che incastona uno scrigno inestimabile di tesori archeologici: a volte lo straordinario è a un tiro di schioppo da casa, c’è solo da andarlo a conquistare.

 

 

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