L'autore Carlo Quondam davanti al panorama di Civita

Civita di Bagnoregio e la sua bellezza ispirano un romanzo

Può la bellezza salvare il mondo? Conosciamo la risposta affermativa che Fedor Dostoevskij fa dare al principe Myškin nel suo celebre romanzo “L’Idiota”. Carlo Quondamangelomaria ogni giorno ha davanti a sé lo spettacolo straordinario di Civita di Bagnoregio e nel suo primo romanzo si chiede invece se la Bellezza possa salvare una vita, facendo da bussola a un’anima persa

“Civita per me è un’ispirazione forzata  – spiega l’autore di INVERNI – La città che muore, che ha scritto il romanzo sulla scrivania della sua tabaccheria a Lubriano – l’apprezzo ora così tanto perché da piccolo non abitavo in centro e poi ho vissuto a Viterbo per 6 anni prima di tornare qui a Lubriano e avere di fronte tutti i giorni questo stupendo panorama. Giunto di nuovo nel mio paese natale, che sta proprio accanto al celebre borgo, mi sono ripromesso di non non abituarmi alla sua bellezza: rinnovare e mantenere vivo il sentimento di meraviglia è un dovere, a maggior ragione al cospetto di qualcosa di così straordinario”.

L’autore Carlo Quondam davanti al panorama di Civita

Il soggetto è stato appuntato di getto al ritorno da un concerto dal vivo dei Baustelle all’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’ispirazione è nata, oltre che dalle quotidiane suggestioni della vista di Civita,  dal loro brano “Canta l’inverni”, ma sono tante le citazioni musicali nel testo, che rispecchiano i miei gusti, per esempio si citano i Nirvana e i Radiohead”. La scrittura per Carlo è un atto di resistenza nei confronti della quotidiana banalità imposta da una società la cui bussola punta al ribasso, dove le voci fuori dal coro tendono a essere messe a tacere tramite l’emarginazione. “Apparentemente la cultura è ovunque, ma quel che si fa è scambiarla per la sua emulazione: si trovano invece scatole prive di contenuto, dove si parla del niente. Civita è anche la metafora di questa opposizione: è la Città che Muore, ma se si guarda bene continua a resistere – continua – la stesura di questo romanzo è un atto di di resistenza alla non cultura, alla banalità. Spesso si parla di cultura senza cognizione di causa, mentre invece in un paese abbastanza isolato come Lubriano si vuole chiudere la scuola: questa è pericolosa ipocrisia che va combattuta con le idee e le azioni” spiega lo scrittore. La storia tratta della vicenda di Francesco, un giovane assicuratore dalla carriera in ascesa, il cui vissuto in qualche punto è parzialmente ispirato a quello dell’autore, che però sente un vuoto dentro che non riesce bene a identificare, la cui vicenda sfiora, senza mai intrecciarsi, se non nel sogno, quella di una coppia, il tossicodipendente Federico ed Emma, assunta nella stessa agenzia dove lavora Francesco.

Civita di Bagnoregio vista da Lubriano

Lo stile di scrittura si associa allo stato d’animo di Francesco, le cui vicende, più interiori che esteriori, vengono riflesse nel periodare che nella maggior parte dell’opera è per scelta asciutto e telegrafico, come a trasmettere l’ansia e il senso di spaesaamento che sperimenta: esemplare in questo senso la scena del centro commerciale, dove uno spazio immenso ha come contatto con l’esterno solo una finestrella, trasmettendo un senso di claustrofobia. Nelle ultime pagine il periodare si fa più articolato e pastoso, facendosi più morbido e disteso, svelando il senso di una non semplice scelta stilistica. Il finale è aperto a più interpretazioni: in un periodo dove tutti si sentono in diritto di avere voce il capitolo e si sente dire tutto e il contrario di tutto, almeno in aree dove sfogarsi più o meno “recintate” come i social network, quando invece al momento di passare dall’azione ai fatti è il “Pensiero Unico” della classe egemone a dettar legge con una rinvigorita autorità, il messaggio indiretto che si trasmette è che si può mettere tutto in dubbio e che la verità non viene calata dal cielo una volta per tutte. Civita nel romanzo è il polo che attrae le azioni del protagonista per quel che rappresenta: uno spicchio di bellezza incontaminata che rappresenta un’autenticità di cui l’animo di molte persone, al di là delle mode del momento, sembra riscoprirne la necessità. La stessa Civita che ha fatto scoprire a Carlo di avere qualcosa di interessante da dire anche come romanziere.

 

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