Tempio di Efesto

Altri mondi: Atene, tra crisi, modernità e tradizione

Culla della civiltà, occidentale, Atene ha dovuto fare i conti con una durissima crisi economica che tuttavia passa quasi inosservata al primo sguardo. Visitare questa capitale europea significa viaggiare tra i contrasti: il legame con gli elementi naturali coesiste con le dinamiche di una grande metropoli.

Bandiera greca sventola all’Acropoli

All’atterraggio in aeroporto il primo impatto è con  la frenesia di una città che conta circa 600 mila abitanti ma che diventano 5 milioni se si considera l’area metropolitana: un turbinio di volti scuri e folte barbe travolge come un mulinello.

Sconcerta il fatto che delle fermate dell’autobus lascino nel bel mezzo dell’autostrada: l’unica soluzione diventano i taxi, che infatti non mancano, più tardi vedrò come anche il centro cittadino pullula di questi mezzi di deambulazione.

Per giungere a destinazione si sale su uno di questi mezzi, dove il guidatore, pur non padroneggiando bene l’inglese, si mostra simpatico e ci coinvolge in una leggera e piacevole conversazione, in cui lui si rivela essere un appassionato seguace del calcio italiano.

Giunti finalmente al nostro alloggio a  Galatsi, comune della Grande Atene, posati i bagagli ci si sposta per cena: tra le ripide salite e discese del quartiere si notano subito dei tratti salienti che troveremo anche in altre zone: la presenza di alberi, nel caso specifico di aranci, i cui frutti sono amari e vengono utilizzati solo per le marmellate, e i gatti, che stanno un po’ ovunque e potrebbero essere tranquillamente scambiati per i veri padroni della città. L’acqua è un elemento sacro per i Greci: viene servita gratuitamente fresca ai tavoli e i camerieri si preoccupano di portare un’altra caraffa quando questa è finita. Per quanto riguarda la cucina, gli antipasti risultano essere una portata importante e a volte potrebbero da soli bastare come pasto e  sono costituiti da ingredienti semplici legati all’agricoltura: si ricordano lo tzatziki, yogurt con cetrioli e aglio, la feta, formaggio magro e leggermente salato e la celebre  insalata greca con pomodori, cetrioli, cipolla rossa, olive nere e origano. Per quanto riguarda le bevande, oltre all’immancabile Ouzo, distillato secco a partile dal mosto, d’uva,  ho provatolo Tsipouro, grappa bianca più leggera di quella prodotta in Italia, ho apprezzato del leggero e piacevole vino rosso cretese, servito spesso a tavola durante i pasti.

Il giorno dopo si prende la metro, ristrutturata per le Olimpiadi ospitate nel 2004: ha tre linee a cui si aggiungerà una quarta e presenta indicazioni sia con caratteri greci che latini. Ormai abituati ai saliscendi del montagnoso Paese balcanico, giungiamo ai piedi dell’Acropoli, dopo pranziamo velocemente con un gyros, simile al kebab turco: la vicinanza con la penisola anatolica si sente soprattutto in cucina, come i retaggi del plurisecolare dominio ottomano. Dall’altra parte della strada c’è un negozio di souvenir che visito: le merci esposte sono veramente impressionanti, saltano all’occhio ben più dei soliti ricordini di viaggio e la differenza si fa sentire sui prezzi, altrimenti nella città abbastanza accessibili, ma si tratta di prodotti ben oltre la media. Elmi di guerrieri  e statue della dea Atena in bronzo, protettrice della città, spiccano per eleganza. Curiosa la presenza di elementi geograficamente estranei alla capitale greca ma comunque riferibili alla cultura greca: statuette ritraenti la Venere di Botticelli, opera del genio del Rinascimento italiano ma ritraente la dea greca dell’Amore e della Bellezza e la Nike di Samotracia, raffigurazione alata della dea greca  della Vittoria.

Il gestore del negozio mi conferma il fatto che a primo impatto i Greci sono un popolo generalmente cordiale e intavoliamo una chiacchierata, in cui mi dice di conoscere, con mia sorpresa Nepi, piccola città tra la provincia di Viterbo e quella di Roma, dimostrando una sorprendente conoscenza della Tuscia. Il suo livello di inglese è buono, cosa frequente ad Atene, aspetto che vede la capitale ellenica in felice controtendenza rispetto alle altre città dell’Europa meridionale. Gli racconto del mio proposito di scalare l’Acropoli, così mi fa la cortesia di lasciarmi tenere nel negozio la mia busta di oggetti acquistati.

Il percorso dell’Acropoli comincia ancora una volta con una passeggiata tra la vegetazione accompagnati da una piacevole brezza primaverile anche se siamo in inverno pieno, mentre la sua vista dal basso in alto durante la marcia di avvicinamento fa pregustare il sapore e le suggestioni della Storia e del Mito.

Verso l’Acropoli

Il bel tempo accompagna la nostra scalata, una delle tante in queste escursioni, e comincia la salita costeggiando i resti dell’imponente Teatro di Dioniso, dio dell’ebrezza, dell’estasi e del vino, elementi che non mancheranno nelle nostre serate all’esplorazione della movida ateniese. Ma è tempo di proseguire in quella scarpinata vergata dallo scorrere dei secoli: il primo grande impatto è dato dai Propilei, imponente porta monumentale porticata, dall’aspetto veramente scenografico.

Propilei

Eppure si trattattava solo dell’antipasto: pochi passi dopo c’è il monumento-simbolo della classicità: il Partenone, il tempio fatto costruire da Pericle nel V secolo aC in onore della dea protettrice della città. Nonostante sia intaccato dallo scorrere del tempo e la facciata anteriore sia coperta da un’impalcatura utilizzata per il restauro, la costruzione marmorea mantiene la sua armoniosità e la sua maestosità.  Alcuni dei più grandi geni greci lavorarono alla sua ideazione: gli architetti Ictino e Callicrate lo progettarono, mentre le decorazioni scultoree, sopravvissute solo in parte, furono realizzate da Fidia. Purtroppo la statua originale raffigurante la dea, opera dello stesso scultore, è andata persa. Procedendo si va verso una torretta  su cui sventola la bandiera greca e che permette una visione panoramica della città, la prima delle tante che offrirà il nostro viaggio.

Partenone

Tornando indietro si incrocia l’Eretteo: tempio dedicato all’omonimo personaggio mitologico, sesto re di Atene. All’epoca di Pericle era questo il monumento più sacro della città, in quanto ben più antico del Partenone. In realtà si tratta di un gruppo di edifici religiosi fusi in una sola costruzione grazie all’intuizione sviluppata da Mnesicle, lo stesso autore dei Propilei. La parte più caratteristica è il portico, entrato nell’immaginario collettivo con le Cariatidi, le sei figure femmili che reggono la trabeazione, che formano due gruppi simmetrici che caricano il peso del corpo su gambe differenti. Queste solenni figure di donna vestono un peplo drappeggiato e indossano un’acconciatura elaborata, che presenta piccole differenze da un soggetto all’altro. Non è ancora chiaro il significato di queste figure femminili, ma si ritiene possano rappresentare le sei figlie di Eretteo, sacrificatisi per la salvezza di Atene, minacciata dalla sete di vendetta di Eumolpo, figlio di Poseidone, a cui gli ateniesi preferirono la dea della saggezza nel ruolo di protettore della città.

Eretteo

Scendendo a valle decidiamo, spinto da un clima decisamente generoso per essere gennaio, siamo i soli ad incamminarci nel cammino “peripatetico”, sperimentando i benefici della camminata sulle tracce di Aristotele. Sul cammino c’è un micio ateniese, che sembra molto abituato alla presenza umana, salutandomi calorosamente, come fosse il mio gatto.

Gatti che sono inaspettati e graditi personaggi della movida ateniese: si possono trovare, insieme a qualche cane, nelle trafficate strade tra un locale e l’altro: addirittura uno l’ho visto placidamente rannicchiato su una sedia all’interno di un pub.

Gatto al pub

Tornati a valle, non può mancare la visita al Museo dell’Acropoli di Atene, aperto nel 2008 e foriero di nuove sorprese. I materiali rinvenuti sull’altura sono ben custoditi e lo spazio è gestito in maniera pressoché perfetta: si apprezzano i pavimenti trasparenti con cui si possono osservare le rovine sotto il piano terra (qui le rovine sono un po’ ovunque) e salendo si può gettare un occhio ai piani sottostanti. Sorprende trovare nella statua ritraente un giovane che, accanto ai tratti similmente stilizzati, ha lo stesso sorriso “enigmatico” tipico dell’arte etrusca, il cui più celebre esempio è l’Apollo di Veio che secoli dopo nel Rinascimento sembra esser stato ripreso dal Leonardo da Vinci ne “La Gioconda”, uno dei quadri più famosi al mondo.

Sorriso enigmatico al Museo dell’Acropoli di Atene

Una chicca è sicuramente la terrazza del bar, veramente elegante e che soprattutto fa immergere in un panorama mozzafiato, che di notte, col il Partenone e la cima del Licabetto illuminati, diventa davvero qualcosa di suggestivo.

Proprio il Licabetto è  la meta successiva: la collina  più alta della città si trova in una zona particolare dove edifici fatiscenti si trovano accanto a locali curati, in un curioso mosaico dove tessere stridenti si incastonano una accanto all’altra senza soluzione di continuità. Il percorso verso la meta prefissata è lungo e passa per molte scalinate ai cui lati spesso non manca la vegetazione rigogliosa a fare da cornice. Si giunge finalmente a una teleferica, dopo la quale ci sono ancora ripide scale da percorrere.  Giunti a destinazione ad attendere, accanto allo sterminato panorama ateniese, fa capolino una sfumata linea blu: è l’acqua del Mar Egeo che bagna il Golfo Argosaronico su cui si affaccia il Pireo. Si tratta del punto da cui il mare  è più distintamente avvistabile.

Panorama da Licabetto

Ancora un’altura ci attende, da raggiungere attraverso un percorso ancora più accidentato: l’Areopago, collina rocciosa situata tra l’Agorà e l’Acropoli. Il cammino è impervio e bisogna fare attenzione a non cadere: si attraversano pittoresche e strette viuzze che portano a scale altrettanto strette situate tra abitazioni prevalentemente  bianche e rosse, creando scorci da cartolina.

Scorcio in direzione dell’Areopago

Arrivati a destinazione, si presenta l’impresa più ardua: arrampicarsi sulle rocce dell’Areopago senza rimetterci le ossa del collo. Compiuta la missione possibile, l’unica nota spiacevole è trovare i numerosi rifiuti lasciati dai turisti che ci hanno preceduto. Giunti a destinazione, la fatica non è stata vana: guardando in basso c’è la vista di Atene, mentre in alto si può ammirare la maestosa Acropoli a dominare tutto.

Scendendo verso il centro, si attraversano le vie pullulanti di negozi, caffè e mercatini caratteristici del quartiere la Plaka, per poi confluire nell’altro quartiere ad alta densità turistica: Monastiraki. Qui chiese bizantine convivono accanto a locali in voga quali pub, jazz club e disco pub. Stridente il contrasto tra la lunga fila di di barboni seduti nei lro giacigli di fortuna e il flusso di persone elegantemente vestite che frequentano la zona durante la sera.

Monastiraki dalla finestra di un locale

I locali non di rado sono ex abitazioni convertite, dove all’interno spesso si trovano alberi o rami di piante rampicanti che pendono dale pareti, come l’edera. Il cuore del centro cittadino è costituito dalla celebre Piazza Sintagma, al centro delle cronache al tempo delle vibranti e partecipate nei confronti del commissariamento del Paese da parte della Troika, che è dominata dal Parlamento ellenico. Al tempo della nostra visita era illuminata da accese decorazioni natalizie.

Piazza Syntagma

Altra tappa obbligata è l’Agora, il centro della vita sociale ateniese, dove nacque la democrazia. Originariamente occupata da abitazioni private, con la riorganizzazione voluta da Pisistrato sorse un lungo spazio centrale adibito alle competizioni sportive e le corse dei cavalli, poi edifici, templi per le divinità e soprattutto la sede della Boulè, l’organo politico di rappresentanza dei cittadini.

Agorà

Nella stessa area sorge il museo dedicato: una carrellata di reperti che nello spazio di percorrenza del salone fanno fare un salto di secoli dal Neolitico all’epoca bizantina. Poco al di sopra dell’Agorà sorge, quasi intatto dallo scorrere del tempo, il Tempio di Efesto, uno dei templi di stile dorico meglio conservati dell’antichità: la struttura dedicata al fabbro divino risplende ancora della sua imponenza, armoniosità e magnificenza. La sua fortuna è stata esser stato convertito in passato a chiesa cristiana: questo impedì che il marmo venisse riutilizzato per altre costruzioni.

Tempio di Efesto

Curisa la visita a un locale a Exarchia, il quartiere anarchico: un’abitazione adibita a locale pubblico, con tanto di stanze soggiorno con sedie e divani dove giustare le bevande alcoliche. Il posto si è rapidamente riempito, ospitanto giovani e meno giovani vestiti quasi sempre in abiti scuri, che chiacchieravano tranquillamente a gruppetti come in qualsiasi altra situazione. Un piccolo dettaglio: dall’altra parte del locale c’era un poliziotto armato che monitorava la situazione: si tratta di una zona decisamente movimentata con proteste e manifestazioni, non sempre proprio indicata per una passeggiata in famiglia.

L’ultima grande tappa del viaggio, tra le più suggestive, è la visita allo Stadio Panathinaiko: l’unico stadio al mondo custruito con marmo pentelico, che anticamente ospitò i Giochi Panatenaici, dedicati alla dea Atena, per poi essere scenario per veneti relative alle tre Olimpiadi che si svolsero ad Atene: le prime Olimpiadi moderne del 1896, quelle del 1906 e quelle del 2004.

Stadio Panathinaiko

Curioso vedere che più di un visitatore, spinto dall’aria olimpica che si respira, ha cominciato a percorrere correndo la pista di atletica emulando i campioni dell’antichità e della modernità che l’hanno calcata. In effetti è possibile attraversare la galleria  con cui gli atleti, delle panatee prima e i gladiatori poi in epoca romana, entravano nello stadio e immedesimarsi in questi uomini di secoli passati le cui gesta gloriose sono state dimenticate, assaporando le emozioni che potevano che potevano provare prima dell’inizio delle gare.

Galleria

Da notare due statue bifronti: in entrambi i casi, rivolto verso gli spalti, c’è un giovane che rappresenta un atleta del presente, mentre un uomo maturo dalla lunga barba guarda verso la pista, tornando con la memoria al passato in cui era lui stesso un atleta, desiderando di tornare a quei giorni. Sotto i volti ci stanno due peni maschili: sotto l’uomo maturo con eretto e con un curioso paio di ali sotto, l’altro a riposo per indicare la misura e il controllo di sé, che nella cultura classica erano indicati come due aspetti fondamentali della condotta dell’atleta.

Statua bifronte

Statua bifronte

Atene si presenta come una città meno disastrata di quanto viene spesso ritratta: perloneno nelle zone visitate non ho visto cumuli di sporcizia, i mezzi sembrano funzionare in modo accettabile e la gestione del patrimonio culturale, per quanto possa essere sfruttato molto di più, ha punte di eccellenza. Per quanto siamo sempre stati tranquilli, non si fatica a credere che il tasso di criminalità possa essere più elevato di altre capitali europee: mentre eravamo in taxi abbiamo assistito alla scena di un inseguimento in auto della polizia di un uomo al volante di un’auto di lusso, il quale ha alzato le mani appena questa l’ha bloccato sfoderando le armi, una tipica scena vista in tanti polizieschi e film d’azioni avvenuta a una manciata di metri da noi. I locali la sera sono sempre pieni:  il popolo greco ama cercare di assaporare i piaceri della vita anche nei momenti di difficoltà. Si tratta di una città che, nonostante profondi problemi non sempre così palesabili agli occhi del visitatore, conscia del suo grande passato volge dignitosamente lo sguardo verso il futuro.

Colonna ionica

Bellezza ideale greca

Concluderei con il commento di un turista italiano di Udine accanto alla sua firma al museo dell’Agorà: “Il fascino del percorso ci fa capire il significato della parola originale. La Bellezza non ha tempo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 Comments

  1. Buongiorno David.
    Ho trovato questo tuo resoconto di viaggio sulla capitale ellenica molto interessante. A quando il prossimo viaggio, magari in Una nazione a destra della ex cortina di ferro :D, con connesso articolo?

    Un bacione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *