Medicina officinale etrusca

In cucina con gli Etruschi: medicina e farmacia, sapere antico ma attuale

 

Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo: queste illuminanti e attualissime, ma troppo spesso inascoltate, parole del medico greco  Ippocrate testimoniano l’importante legame tra cucina e medicina, rendendo l’idea in modo fulmineo quanto questi due settori siano più affini di quanto si potrebbe credere: in un certo senso quindi  ai farmaci  spetta di diritto un posto a tavola. Riscoprire le usanze degli antichi non serve solo per soddisfare curiosità e nutrire il proprio bagaglio culturale, ma può avere sorprendenti risvolti di grande concretezza e utilità.

L’abilità medica pressi gli etruschi era ben riconosciuta e gli scrittori di lingua greca e latina hanno lasciato molti riferimenti sulle loro conoscenze officinali riguardo le piante.

Medicina officinale etrusca

Gli ex voto, gli oggetti offerti in  dono alle divinità per grazia ricevuta, rinvenuti in terracotta e in bronzo nelle tombe dimostrano la buona conoscenza del corpo umano, mentre i ferri da chirurgo e dentista appaiono  meno dissimili di quelli moderni di quanto si potrebbe immaginare. Risulta notevole da dimostrazione di abilità odontoiatrica testimoniata dal rinvenimento di un teschio umano arrecante una protesi dentaria in oro. I denti che dovevano sostituire quelli mancanti erano presi da quelli animali, per poi essere sagomati per essere adattati il più possibile al sistema masticatorio del paziente: già dall’ottavo secolo avanti Cristo le protesi permettevano a chi le  riceveva di poter mangiare regolarmente.

Protesi dentarie

Pare che gli Etruschi conoscesseromolto bene  l’importanza della prevenzione delle malattie: le bonifiche dei corsi d’acqua e la cura del sistema fognario avevano un’importanza riconosciuta per evitare lo scoppiare di epidemie.  Quando la nascita dell’industria farmaceutica era ancora ben di là da venire, i rimedi naturali  erano semplicemente gli unici disponibili all’epoca: quella che oggi chiameremo fitoterapia era una scelta obbligata e non si poteva prescindere dalla conoscenza diretta delle proprietà curative delle piante, che veniva tramandata di generazione in generazione.  Si sapeva che il mirto è astringente, la camomilla  calmante, che il cavolo aiuta a combattere i reumatismi e che l’aglio e la cipolla hanno proprietà antibatteriche, sono per citare alcuni esempi. Notevole è il ritrovamento di quello che di direbbe essere un collirio per gli occhi nel carico del relitto di Pozzino, affondato a largo di Baratti, frazione nel comune di Piombino in provincia di Livorno, nel200 aC circa, sul sito dove un tempo si affacciava la fiorente Populonia.

La sostanza viene descritta come curativa per gli occhi e per le malattie della pelle dallo scrittore latino Plinio il Vecchio e dal greco di epoca romana Discoride: sappiamo che faceva parte del bagaglio di un medico che viaggiava a bordo di una nave etrusca, che portava con sé anche delle pissidi, cioè piccole coppe con coperchio e del metallo prezioso nelle pareti interne, 136 flaconcini di legno di bosso, un mortaio per preparare i medicinali, uno specillo, ossia uno strumento chirurgico sottile e allungato per avere accesso nelle cavità da esplorare, e una campana di bronzo.

Attrezzi

I risultati del laboratorio di analisi della soprintendenza toscana provano che il principio attivo dei medicinali contenuti avevano come principio attivo due tipi di zinco: carbonato e idrossidocarbonato di zinco, come oggi per quanto riguarda i farmaci per la pelle e gli occhi.

Flaconi

Tornando all’utilizzo di ritrovati naturali con malattie e più semplicemente inconvenienti fisici, si può affermare pressoché con certezza che era appurato che il mirto è astringente mentre il ricino lassativo, che contro gli ascaridi, vermi parassiti che causano un’infezione intestinale, l’artemisia e il coriandro possono essere dei preziosi alleati. Quanti conoscono oggi questi ”rimedi della nonna”?

Colpisce come l’attenzione per l’alimentazione, la cura del proprio corpo tramite una dieta il più possibile equilibrata e il ricorso a una sana attività fisica, che negli ultimi anni sta aumentando, a quanto pare ha negli etruschi dei sorprendenti antesignani. Allo stesso modo veniva data importanza alle proprietà lenitive e terapeutiche delle acque termali: svariate terme, da quelle di Saturnia a quelle di V iterbo, sono attive fin dalla loro epoca.

Perché dedicarsi a questo tipo di conoscenza? Non soltanto voglia di sapere: le conoscenze scientifiche del passato sono  state viste come completamente obsolete, ma sorprendentemente non è detto che sia sempre così. Nel 2015 la farmacista cinese Youyou Tu ha vinto il premio Nobel della Medicina con lo studio di una nuova cura del trattamento della Malaria, malattia la cui incidenza è in aumento. Il componente antimalarico è stato estratto dalla pianta Artemisia Annua. Dove sta il fatto inaspettato? L’idea è venuta consultando testi della fitoterapia tradizionale risalenti al Medioevo! Il gruppo di studio dedicato ha preso il nome di Ancientbiotics” ed ha come base l’università di Nottingham in Inghilterra: la squadra di studio non è costituita soltanto da farmacisti, medici e microbiologi ma anche da storici medievalisti. L’approccio multidisciplinare, sacrificato sull’altare di una rigorosa multidisciplinarietà, conferma di poter dare i frutti migliori rispetto allo studio a compartimenti stagni: il sapere vero è fatto di scambio dinamico tra settori diversi perché la realtà può essere osservata dai più disparati punti di vista, ma resta più sempre una.

Miniatura

Il sapere poi non sempre segue una linea dritta di sviluppo ma procede in modo discontinuo e laddove si fanno degli avanzamenti, a volte si lascia indietro conquiste importanti già conseguite. Anche per questo recuperare conoscenze dal passato può essere tremendamente utile per sintetizzare il nuovo, addirittura nel pragmatico e apparentemente rigido campo scientifico.

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