Un banchetto in un affresco della Tomba dei Leopardi a Tarquinia

In cucina con gli Etruschi

Con questo articolo si apre un miniciclo dedicato alla la cucina etrusca, aspetto del costume e della vita quotidiana di un popolo che si credeva scomparso, ma  la cui presenza, a distanza di oltre 2500 anni, è ancora forte attraverso i suoi lasciti nella società attuale, di cui quello culinario è uno dei tanti aspetti di grande peso

 

Oggi lo chef è una figura di tendenza, grazie ai tanti programmi dedicati alla cucina che negli ultimi anni hanno invaso i palinsesti televisivi. E’ un continuo parlare di cucina nei discorsi delle persone e qualche decennio tutta questa attenzione non era neanche immaginabile. Si fa maggiore attenzione alla salubrità di ciò che si mette in tavola, ma nondimeno di cerca di soddisfare il palato. Gli antichi Etruschi condividevano la passione per i piaceri della tavola con i loro discendenti: dalle cronache dell’epoca fatte soprattutto dagli scrittori greci sappiamo che amavano mangiare e bere di gusto, tanto che talvolta venivano apostrofati non senza una punta di pregiudizio e sentimento di rivalità, dagli stessi Ellenici e dai vicini Romani come degli smodati gozzovigliatori , associandoli con disprezzo agli orientali, cioè ai popoli dell’Est del Mediterraneo.

Un banchetto in un affresco della Tomba dei Leopardi a Tarquinia

Una cosa è certa: a questi antichi italiani piaceva assaporare i piaceri della vita e il mangiare di gusto è uno di questi. Essendo però le fonti scritte etrusche giunte fino a noi quasi del tutto appartenenti all’area funeraria, le ricette etrusche non sono sopravvissute in forma scritta. Tuttavia, con il soccorso della scienza, raccogliendo e analizzando i resti chimici e biologici presenti nei loro insediamenti. Tramite i sopralluoghi dall’altro sulle zone delle aree interessate alla comparsa dei centri urbani etruschi, gli esperti possono presupporre la presenza di pascoli di pecore dai prati e quella di maiali, il cui allevamento era tipico invece delle popolazioni germaniche, dai boschi. Grazie la datazione del carbonio 14 dei resti organici combinata con la misurazione del Carbonio 14, che ci dice quanto è antico un reperto organico sulla base della misurazione della radioattività di questo isotopo, ha fornito elementi per costituire un quadro più dettagliato della situazione. SI può dire che la selvaggina cacciata aveva un ruolo prominente con la presenza di carni di cinghiale, volpe e tasso, mentre spesso al posto del dolce trovava posto frutta secca come nocciole, mandorle e noci. Anche gli affreschi funebri vengono in soccorso con le raffigurazioni dei banchetti dei funerali, fornendo “istantanee” dei pasti dell’epoca durante le cerimonie.

Molti sono gli aspetti del cibo nella cultura etrusca e l’importanza percepita di questo momento di raccoglimento sociale è giunta fino ai noi ben prima della recentissima cassa di risonanza televisiva con i programmi televisivi che giungono nelle nostre case con il digitale terrestre..

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