La biblioteca Albèri reliquario

La Biblioteca di Albèri, la porta segreta del Duomo di Orvieto

La Biblioteca di Albèri, proprio accanto al celebre Duomo di Orvieto, si presenta come un altro piccolo, ma quasi sconosciuto gioiello. Un luogo che merita attenzione soprattutto perché il suo creatore è un personaggio molto particolare, un uomo del rinascimento che ha dedicato la vita alla fede e alla conoscenza influenzando in maniera decisiva parte della costruzione della Cattedrale stessa e lasciando un’importante eredità culturale alla sua città.  A raccontarmi la sua storia e a farmi conoscere questo posto è stata una mia amica, la guida Laura Scattoni che, in una domenica di Ottobre, mi ha aperto le porte delle sale situate sul “retro” del Duomo.

Antonio Albèri, canonico al Duomo e arcidiacono, nasce a Orvieto all’incirca nel 1423, ma la sua formazione avviene a Perugia. Decisivo è il suo incontro con la potente famiglia dei Piccolomini ed in particolare con il Papa Pio II che deciderà di nominarlo precettore del nipote Francesco Todeschini Piccolomini che, in seguito, diventerà papa anch’ esso con il nome di Pio III. A Siena la famiglia commissionerà una biblioteca adiacente alla cattedrale e proprio su questo esempio l’arcidiacono orvietano deciderà di edificare la biblioteca di Albèri  a Orvieto. Queste due costruzioni sono infatti gli unici esempi di “librerie” annesse alla cattedrale. Un’unione ideale tra conoscenza culturale e spirituale che si concretizza attraverso una porta che consentiva un accesso diretto (e privilegiato) alla chiesa.

Disegni di illustrazione libraria

La biblioteca di Albèri è stata ricavata da una giunta, una struttura più antica che si inserisce tra il Duomo ed i palazzi papali. La decorazione all’ interno della libreria è datata tra il 1501 e il 1503, questa datazione è piuttosto precisa grazie alla presenza dello stemma nella libreria, infatti Albèri diventerà vescovo di Nepi e Sutri dopo il 1503 cambiando il suo emblema, rappresentato dal cappello tipico dell’arcidiacono, a causa della promozione.

Entrando dentro la biblioteca di Albèri, dove sfortunatamente i circa trecento preziosi volumi sono andati perduti, si è colpiti dal ciclo di affreschi a monocromo dove sono rappresentati famosi maestri classici delle diverse materie: diritto, medicina, astronomia, grammatica etc. Questi affreschi ed i loro motivi geometrici si rifanno all’ illustrazione libraria che all’ epoca era molto rara. Tra le rappresentazioni, il disegno più celebre e più curioso è certamente la scimmia con gli occhiali che apre un libro dove compare scritta la frase “Legere et non intelligere est negligere” (Leggere e non capire equivale a non leggere). Una massima morale di un autore anonimo datata indicativamente intorno al III secolo e diventata molto famosa nelle scuole, in particolare per gli studenti della grammatica latina.

“Legere et non intelligere est negligere” (Leggere e non capire equivale a non leggere)

Gli affreschi presso la biblioteca di Albèri sono stati trovati sotto l’intonaco nel 1890 ed hanno un legame molto forte con la cappella di San Brizio dipinta dal Signorelli che si trova nella cattedrale e della quale, secondo alcuni, è stato proprio lo stesso Albèri a elaborare il programma iconografico. La libreria invece è stata probabilmente realizzata dai collaboratori del Signorelli, del quale si vede l’impronta nell’ impostazione delle scene e nella resa grafica delle figure. Bisogna infatti immaginare il Duomo non come uno spazio fisso, quanto come “un cantiere aperto” ed ancora oggi,  dietro di esso, si apre un “piccolo universo parallelo” che racconta questo continuo work in progress”che racconta non solo la costruzione e le vicende della chiesa nel corso degli anni, ma anche la sua influenza culturale.

I suoi capolavori, prodotti da diverse maestranze, nel tempo, sono stati spostati, arricchiti, restaurati, ma anche studiati e riprodotti dagli artisti di diverse epoche che, come studenti di Belle Arti, per ammirarli dovevano concretamente recarsi e soggiornare ad Orvieto. Per questo nel “retro” della chiesa è possibile vedere, oltre a diverse oggetti che erano presenti all’ interno, anche le opere di questi “studenti” che hanno creato altra arte in giro per l’Europa influenzati da quello che avevano visto.

Dello stesso percorso museale dell’opera del Duomo fa parte oggi proprio la biblioteca Albèri che, dopo un lungo periodo di oblio, è tornata ad essere un luogo centrale in quanto al suo interno, al posto degli scaffali dei libri (che attualmente possiamo solo immaginare), viene esposto il tesoro della cattedrale che comprende alcuni strumenti liturgici. Tra questi il più importante è certamente il Reliquiario del Corporale, un capolavoro di oreficeria realizzato intorno al 1330 in oro, argento e smalto traslucido da Ugolino di Vieri per contenere la principale reliquia del famoso miracolo di Bolsena avvenuto 1263, il fulcro spirituale dell’intero complesso.

La visita al percorso museale, ed presso la biblioteca di Albèri, è consigliata non solo per conoscere meglio la lunga e complessa storia del Duomo che va ben “oltre” le meraviglie da cartolina della sua facciata, ma anche per tentare di comprendere “chi fosse realmente” Albèri. Sicuramente era un personaggio della sua epoca, colto ed influente, che aveva un’idea: creare una biblioteca con una porta sulla chiesa per poi donarla, in punto di morte, alla sua città e alla sua gente. Proprio quest’idea può raccontarci molto di lui.  In effetti tendiamo a dimenticare che le cattedrali non erano solo luoghi religiosi, ma spazi vissuti intensamente dalla società del tempo. Erano luoghi di incontro, di arricchimento culturale e per un uomo del rinascimento come Albèri, l’arte e la cultura, non erano solo mezzi per elevare la propria mente, ma anche e soprattutto il proprio spirito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *