Civiltà di Rinaldone

Civiltà di Rinaldone, nuovi affascinanti spunti discussi a Montefiascone

Civiltà di Rinaldone ; ancora una volta protagonista in una conferenza a Montefiascone per solleticare la curiosità di molti. La serie di incontri “Archeologia Arte Architettura”, organizzata da Valentina Berneschi,  direttrice del Museo Sangallo di Montefiascone, è stata inaugurata con l’incontro “Dalla Cultura del Rinaldone alla fine dell’età del Ferro nell’antico territorio volsiniese”. La civiltà di Rinaldone si affaccia così all’interesse storico di una curiosa platea di appassionati presso la Sala Innocenzo III della Rocca dei Papi,  attraverso l’accurata analisi dell’esperto Professore Giuseppe Occhini.

La Civiltà di Rinaldone fece assurgere la Tuscia a protagonista della civilizzazione in Europa, durante l’Età dei Metalli, a cavallo tra Preistoria e Storia. Si tratta quindi di una civiltà di assoluta rilevanza, che merita grande attenzione in virtù del ruolo chiave che ha recitato per avallare la comparsa delle grande civiltà storiche a Nord del Mar Mediterraneo. In questo incontro è stata ripercorsa la storia delle genti salite alla ribalta con la scoperta del suddetto sito, mettendo sotto la lente d’ingrandimento delle osservazioni che danno il via a nuovi affascinanti spunti su questa importante realtà archeologica.

Il porf. Giuseppe Occhini spiega la struttura di una necropoli rinaldoniana

A Ovest presso la frazione di Zepponami, in un podere chiamato Rinaldone, su di un leggero pendio, si impiantò un vigneto. Scavando, a sorpresa, nel 1903,  si trovarono materiali archeologici che attirarono l’attenzione di commercianti e studiosi. Riccardo Mancini da una delle tombe rinvenute, che convenzionalmente  venne chiamata “Tomba n.1”, ritrovò dei materiali archeologici, appartenenti  a una vera e propria necropoli, che vendette al Museo Archeologico Pigorini di Roma. Progressivamente le tombe riportate alla luce si moltiplicarono: la scoperta così venne pubblicata e i reperti vennero classificati come appartenenti all’Età del Rame, per via dei ritrovamenti nella zona di manufatti di questo metallo.

La tomba rinaldoniana della vedova di Ponte S. Pietro. Museo Pigorini, Roma

Mancini ricevette l’autorizzazione per continuare gli scavi e le tombe vennero classificate come fosse a peduncoli. Si pensa che non si trattasse semplicemente di fosse dove venivano sepolte le salme, bensì di resti di tombe crollate che poi successivamente nel tempo si sarebbero ricompattati. Si ritiene inoltre che queste tombe originarie fossero tombe a grotta con celle artificiali, mentre i “canaletti” erano i dromos di accesso, cioè i corridoi a cielo aperto che conducono all’entrata della sepoltura.  I resti delle tombe sono stati rinvenuti in altre aree attigue come Alessandrone (o Alisandrone) e Vaggi, ragion per cui  sorge spontaneo chiedersi perché questa zona fu scelta per concentrare degli insediamenti umani di cui la civiltà di Rinaldone è stata protagonista.  A tal proposito può essere utile considerare che a Est di Ferento e più a Nord ci sono delle località in cui venivano estratti sali di ferro.

Ascia a Martello dal sito di Rinaldone

All’epoca era comune l’uso di pelli, le quali per mantenersi devono subire il processo di trattazione chiamato concia ed è quindi plausibile che la zona fosse stata scelta proprio per garantire l’approvvigionamento di materiale per questo tipo di lavorazione.  Nella “Tomba n.3” sono stati invece rinvenuti un vaso, un’alabarda, dei piccoli pugnali di rame, due asce e due mazze, queste ultime sono ricorrenti nei ritrovamenti circa la civiltà di Rinaldone. Altre tombe minori sono state identificate svelando vasi a fiasco, pugnali e asce.

Tipico vaso a fiasco, Museo Civico di Ischia di Castro

Successivamente vennero ritrovati anche reperti riconducibili alla cultura del Vaso Campaniforme, che prende il nome dalla forma dei manufatti in terracotta che ricordano la forma di una campana rovesciata. Resti di tale cultura sono stati trovati in varie parti dell’Europa Occidentale inclusa l’Italia, con particolare concentrazione in Iberia e in Gran Bretagna. Non si tratta necessariamente di migrazioni, tali presenze potrebbero essere date da scambi commerciali o comunque dalla fusione con altri gruppi comunque affini che avevano recepito questo stile.

Fondamentale è stato il ritrovamento della tomba di Ischia di Castro, che apre a nuovi spunti e interrogativi ancora irrisolti circa la civiltà di Rinaldone. Il sito si trova a lato della strada provinciale che porta a Ponte San Pietro, dove a sua volta si trova un’altra necropoli. Le tombe sono divise in due gruppi: alcune sono allineate e altre sono accumulate in un ossario, il che lascia presagire che agli occhi della comunità dopo un certo periodo il morto perdeva la sua  specifica identità di singolo per entrare a far parte di un’entità di valore collettivo. Il tutto potrebbe essere  riconducibile a un più generalizzato culto degli antenati, sulla cui portata e valenza, per l’epoca, occorrerebbe poter far maggior luce.

Sarebbe interessante trovare indizi ulteriori, eventualità comunque non facile, dato che all’epoca la scrittura in Europa era ancora ben di là di venire. In sostanza bisognerebbe capire se ci fosse un concetto articolato di aldilà nella cultura rinaldoniana e se gli avi rivestissero un ruolo di custodi e protettori della comunità, paragonabile a quello di vere e proprie divinità. In tal caso potrebbero, per certi versi, essere paragonati ai “Lari” della tradizione romana, gli spiriti protettori degli antenati defunti che vegliavano sui loro discendenti.

In loco è stata anche trovata una villa romana di età repubblicana e, in seguito agli scavi per rinvenire questa, è stata fatta una scoperta sorprendente. Accanto alle tombe de la civiltà di Rinaldone sono state trovate tombe etrusche. La stessa zona è stata dunque scelta prima dai Rinaldoniani e poi dagli Etruschi per gli stessi scopi funerari? Era ritenuta un’area sacra per dei motivi tutti da identificare? Fatto sta che ciò rafforza l’idea, già suggerita dal confronto con la presumibilmente affine civiltà villanoviana,  di continuità tra la civiltà etrusca e le culture precedenti.

Più che di repentini stravolgimenti si tratterebbe di processi progressivi, forse con l’innesto di apporti esterni di popoli  più avanzati dalla cui commistione sia nata una nuova identità, come nel caso degli Etruschi. In ogni caso anche questo rinvenimento porta ad accantonare l’idea tradizionalmente troppo spesso avallata nei libri di Storia  fino a tempi recenti, ma di cui si sentono ancora gli echi, di repentini colpi di spugna nel corso della Storia.

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