Altri mondi: una settimana ad Amburgo

Questo racconto di viaggio inaugura la rubrica “Altri mondi” con cui si esula dal contesto della nostra bella Tuscia per confrontarsi con l’esterno, sia in Italia che nel resto del mondo. Conoscere un territorio comporta anche relativizzare le sue caratteristiche positive e negative con altre realtà, per capirlo e apprezzarlo in modo più profondo e consapevole

 

Da tempo mi ero prefisso un viaggio in Germania: un Paese di cui si parla molto ma che non è meta tipica di vacanze. Ovviamente la eccezione la capitale Berlino, città cosmopolita che, come molte metropoli non rende bene lo spirito della nazione di appartenenza. Così ho optato per Amburgo, che comunque con il suo milione e ottocentomila abitanti è la seconda città tedesca, caratterizzata da porto sul fiume Elba, che è il terzo d’Europa dopo quelli di Rotterdam e Anversa. Amburgo faceva parte della Lega Anseatica, un’alleanza commerciale di città che dall’Alto Medioevo all’inizio dell’Età Moderna dominava gli scambi sul Mar del Nord e sul Bal Baltico.

L’albergo è nel quartiere St. Pauli, lungo la Reepehnbahn, in basso tedesco “la via delle corde” che un tempo si fabbricavano in loco. La zona è famosa per la vita notturna, ma abbonda anche un certo degrado umano: una manciata di passi dopo esser usciti dal tunnel della stazione a darci il benvenuto è proprio un tossico che  chiede l’elemosina.

Cominciando a girare la città la mattina seguente si nota subito come sia facile farlo sia a piedi, data la presenza di numerosi segnali stradali indicanti la distanza dai principali luoghi di interesse, sia con i mezzi pubblici, con una rete di linee ferroviarie, metro e di autobus, che rendono il tutto abbastanza intuitivo ed immediato.

Il Rathaus, il municipio cittadino che ospita il senato comunale e il parlamento (Amburgo è una città-stato), funge da vera e propria bussola: da molti punti si scorge con grande città e indica il centro con grande chiarezza. La struttura, costruita in granito e in arenaria secondo lo stile neorinasscimentale, è elegantissima. L’interno è parzialmente visitabile e conta ben 647 stanze, più di Buckingham palace di Londra.

In una piazza esterna si trova la bellissima Fontana di Igea, la dea greca della salute, innalzata nel 1892 per festeggiare la fine di una grande epidemia di colera.

Il percorso prosegue allontanandosi dalla Rathausmarkt, la piazza del municipio seguendo l’intersecante Bellindam, la strada dell’enorme centro commerciale Europa Passage e si punta dritti a uno dei più importanti museo d’arte della città. Ma prima si costeggia il più piccolo dei due laghi artificiali della città: il Binnenalster, decorato con i giochi d’acqua di alcune fontane, che ricorda la grande importanza che ha l’acqua per una città che sorge sul fiume Elba: il rapporto con questo vitale elemento naturale è davvero stretto.

Chiedendo informazioni muovendosi in città scopro con sorpresa che non tutti hanno un’elevata conoscenza della lingua inglese, a differenza dei vicini olandesi e scandinavi: informandomi scopro che il livello medio tedesco è infatti un mediocre B1. Tuttavia altri dimostrano di non voler usare di buon grado una “lingua franca”: alcuni, incluso chi riveste ruoli istituzionali, rispondono inizialmente in tedesco a domande poste in inglese.

L’obiettivo è il Kunsthalle (traducibile orientativamente come “galleria d’arte”), ricchissimo museo di arte antica moderna e contemporanea, che custodisce opere di artisti dalla Germania e dal resto d’Europa. Spicca la collezione del romantico tedesco Caspar David Friedrich con il suo celebre capolavoro “Il viandante sul mare di nebbia”: di questo dipinto, da quando l’ho scoperto, mi colpisce l’indomita fierezza che trasmette l’uomo che guarda solitario le onde del mare che si infrangono sulla scogliera. Io scelsi proprio questa opera come copertina della mia tesina di maturità sul viaggio.

Tuttavia la vera sorpresa di questo straordinario museo sono i capolavori di autori non molto noti, di cui personalmente non sapevo nulla e di cui non si trova sempre  traccia nei libri di testo scolastici di storia dell’arte. Tra tutti mi hanno colpito Lawrence Alma-Tadema, pittore olandese di enorme caratura, che trasponeva la sua passione per l’archeologia di soggetti che richiamano la Storia antica, come nella “Dedica a Bacco”.

“Un Sacrificio a Bacco” Lawrence Alma-Tadema

Un altro romantico come il più celebre Friedreich mi ha colpito: Philip Otto Runge, artista morto giovane per via della tubercolosi. Aveva in progetto di creare un insieme di opere tematicamente collegate sulle fasi del giorno, un po’ come fece il compositore italiano Antonio Vivaldi con le stagioni, ma la sua scomparsa prematura. Nel museo è esposta “La Mattina” in due due bellissime versioni, cariche di simbolismi e suggestioni.

 

“La mattina, prima versione” Philip Otto Runge

“La mattina, seconda versione” Philip Otto Runge

Si potrebbe andare avanti con altre straordinari lavori, ma incredibilmente si nota che la struttura è semideserta. D’altronde tuttavia non è certo la prima molta che le creazioni più fini non trovano il favore del grande pubblico.

La giornata prosegue, attraversato il Kennedybrücke, il “ponte di Kennedy”, costeggiando il secondo lago artificiale della città, l’Außenalster, che è anche il più esteso. Ci scappa una pausa al bar che dà direttamente sullo specchio d’acqua. Vedere un bambino che sta vicinissimo allo strapiombo senza allarmare i genitori fa capire quanto in questa città l’acqua sia una costante abituale e forse è anche sintomo di un approccio genitoriale meno ansiolitico di quello che spesso si vede in Italia.

Per cena la scelta non offre tante possibilità: le catene di fast food sono ovunque ed non è facile saggiare la cucina autoctona, mentre la stessa cucina tedesca si mostra in tutta la sua pesantezza: si osservano portate cariche di wurstel, costolette, bistecche dove la carne rossa e specie quella di suino fanno da padrona, non inevitabili effetti sulla salute: sono veramente tante le persone ad essere pesantemente in sovrappeso. Scegliere dai menu non è semplicissimo per chi non conosce il tedesco: piatti e ingredienti sono espressi soltanto in lingua: in questo dettaglio si scorge lo sciovinismo linguistico che mal si addice a una città così importante.

La tappa successiva è il Chilehaus, complesso edilizio di inizio anni venti che originariamente serviva come magazzino per le merci provenienti dal Cile (da qui il nome). Chiaro esempio di architettura espressionista, colpisce per le insolite forme spigolose che ricordano da vicino la prua di una nave.

Chilehaus

Prosegiuendo il percorso trovo un bar dove campeggia un’insegna che non mi aspettavo: “La Tazza d’oro”, con chiaro riferimento allo storico caffè romano di fronte al Pantheon. Dopo aver provato il caffè lungo in uso da queste parti, che non è altro che un bicchierone di acqua aggiunto a una tazzina di caffè a cui a discrezione del consumatore si può aggiungere del latte, prendo al GOOT, questo è il nome del locale, una tazzina del più classico, espresso, che non ha nulla da invidiare a quelli fatti in Italia, spesso annoverato come un vanto nazionale. Eppure c’è chi nel Nord della Germania lo sa fare benissimo. In questo locale spazioso ed elegante lavora Tom, un ragazzo italotedesco, che pur parlando un tedesco impeccabile mantiene un inconfondibile accento campano quando parla con noi in italiano. Ci racconta che ha cercato invano lavoro a Roma, per poi trovarlo ad Amburgo “I Tedeschi ti apprezzano quando vedono che hai voglia di lavorare – spiega – io qui mi trovo bene, ma spero sia un impiego temporaneo: sono un grafico pubblicitario e mi piacerebbe trovare lavoro in quel settore”.

Il locale è elegante, l’accoglienza è buona, anche per il fatto che Tom ci prende subito in simpatia e ci promettiamo di tornarci per un pranzo, come faremo, occasione in cui il nostro amico, prima di andarsene, ci offrirà un caffè pagato.

Su suggerimento del gentilissimo ragazzo italo-tedesco, proseguiamo la nostra visita nel quartiere Hafen (che in tedesco significa “porto”): lì molti edifici sono dei magazzini che un tempo servivano per raccogliere le merci. In particolare la Spercherstadt (“città dei magazzini”) è appunto una serie di ex magazzini ormai in disuso che sorgono lungo i numerosi canali della zona. Riconoscibili per il colore rosso dato dal laterizio delle loro pareti e sorretti da palafitte, con facciate decorate con torrette e pinnacoli secondo il gusto delle città anseatiche, dal 2015 sono patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco.

Speicherstad

Decidiamo di entrare nella chiesa evangelica di San Michele, su cui svetta un alto campanile. Al suo interno ricnosciamo lo stile sobrio di aòltre chiese tedesche, ma entrando la sorpresa, che lascia sfuggire una risata, è vedere un bancone da bar con tanto di frigo per tenere la birra fresca. A rendere il contrasto ancora più forte e volendo ancora più esilarante agli occhi di chi questi abbinamenti sono un’assoluta sorpresa, è notare una statua della Madonna appesa proprio accanto al frigo con la birra.

Nella stessa zona si trova il “Miniatur Wunderland”, il plastico in scala H0 (1/87, scala solitamente utilizzata nel modellismo ferroviario) più grande al mondo: interi ambienti sono stati ricostruiti con maniacale attenzione al dettaglio: si parte dalla stessa Amburgo, per poi passare a ricostruzioni del Gran Canyon e delle Montagne Rocciose degli Stati Uniti d’America. Si torna in Europa con ambienti del resto della Germania, della Scandinavia e della Svizzera. Grande spazio dato all’Italia con le Alpi, la Toscana, la Liguria, Roma, con tanto di Stazione Termini e i più celebri luoghi turistici, la Costiera Amalfitana e la Campania con tanto di Vesuvio eruttante. I plastici sono puntellati di trenini e colpisce il dettaglio degli aeroporti, con tanto di cartelloni con le rotte degli aerei che cambiano continuamente. I lavori vanno avanti e il prossimo plastico aperto al pubblico sarà dedicato a Venezia, mentre l’ultima sala è dedicata a ambienti tedeschi di varie epoche storiche. Si tratta di un lavoro straordinario premiato con una fiumana di pubblico di tutte le età ed ambo i sessi che inonda le sale, ma fa riflettere che dei trenini ottengano un così grande successo, mentre le sale del Kunsthalle, che ospitano capolavori senza tempo, restino semideserte.

Altre attrazioni vicine da visitare sono l'”Hamburg Dungeon”, un viaggio con spettacoli teatrali e convenuti audiovisivi sui fatti più spaventosi accaduti negli ultimi 600 anni nella città anseatica, apprezzatissimo dal pubblico a giudicare dalla fila all’ingresso, e l'”Hamburg Chocolate Museum”. il museo della cioccolata dove ai visitatori si chiede di creare la propria cioccolata personalizzata. Si tratta di musei interattivi in tedesco e nel giorno in cui siamo capitati non sono previsti orari di visita in lingua inglese, così siamo costretti a rinunciare alla loro visita.

Nella città molte attrazioni sono vicine, così scivoliamo facilmente all'”Elbphilarmonie” (letteralmente “Filarmonica dell’Elba”), una spettacolare sala concerto avanzatissima a livello acustico: la costruzione è in vetro e poggia su un vecchio magazzino (ancora una volta tornano gli elementi portanti della città: acqua, porto e i relativi magazzini). La forma ricorda quella di una vela issata e il monumento dimostra che la città continua a crescere: la sala è stata inaugurata l’11 gennaio 2017. Con l’ascensore è possibile salire all’ottavo piano per godere della vista di buona parte della città da oltre 30 metri: sotto c’è il porto con i consueti magazzini ed i numerosi ponti, tra cui uno apribile sul fiume Elba: la struttura portuale, vera e propria arteria pulsante della città si mostra in tutta la sua maestosità e il numeroso pubblico dimostra di apprezzare.

Elbphilarmonie

Ponte apribile visto dall’ottavo piano dell’Elbphilarmonie

Come in altre città dell’Europa centro-settentrionale si nota grande equilibrio tra natura e urbanizzazione: il verde viene visto come una risorsa di cui godere e non come un intralcio da ricacciare all’esterno. “Planten un Blomen” è un giardino botanico che costituisce uno splendido esempio di architettura del paesaggio: elementi fontane, scalinate scenografiche, stagni che creano spettacolari giochi di specchi riflettendo la vegetazione attorno e una cascata artificiale vengono dosati con grande gusto. Da notare il delizioso giardino giapponese creato nel creato nel 1988 dall’architetto nipponico Yoshikuni Araki.

 

Adiacente al parcop c’è un’ulteriore area verde di fronte al tribunale Landgericht, davanti a cui campeggia la spettacolare rappresentazione allegorica della Lega Anseatica, con Brema, Lubecca e Amburgo rappresentate come delle statue femminili.

 

 

La cosa più curiosa agli occhi di un italiano è la scena cui assisto  sul prato: un gruppo di giovani donne e bambine, probabilmente la parte femminile di una famiglia, che giocano: niente di strano, dato che il calcio in Germania è popolare come in Italia, ma in Italia una scena così sarebbe molto difficile da vedere: nelle nazioni di lingua germanica e in generale in quelle dalle Alpi in su, il concetto di attività,non soltanto lavorativa, che sia attribuire specificatamente a maschi o femminine non è molto sentito e osservato. La tendenza è chiaramente diffusa ovunque in occidente ormai, ma in questi Paesi spesso si tratta di questioni ormai obsolete.

Giovani calciatrici improvvisate sul prato

Il centro è sempre la nostra prima tappa e la piazza centrale Rathahus Markt offre concerti gatuiti, ovviamente accompagnati dall’immancabile birra, che non temono l’instabilità temporale. Girando per le traverse delle vie principali godiamo di uno stile architettonico vario ed elegante, capace di riversare sorprese come l’Hulbe-Haus, edificio burocratico e commerciale la cui facciata rimanda alle fiabe.

Hulbe-Haus

Principale motivo d’interesse nel Quartiere di St. Pauli è la vita notturna: Reeperbahn  è un km di locali di ogni tipi che si susseguono entrambi i lati della strada: teatri, casinò, pub con musica dal vivo, i sexy shop dove entra una clientela spesso insospettabile, forse alla ricerca di qualche souvenir “particolare” per qualche goliardata, i numerosi disco-pub con le hit del momento, gli sbandierati locali a luci rosse con i loro invadenti e talora grotteschi “buttadentro”, che non di rado sono uomini malvestiti di età avanzata, in alcuni casi si tratta anche di donne con simili caratteristiche fisiche e anagrafiche rispetto ai colleghi maschi. E’ un susseguirsi abbacinante di insegne colorate, luci, suoni e tantissima gente non solo durante il fine settimana che si muove per la via. Ma c’è dell’altro: al centri della strada la sua perpendicolare è ancora più sovrabbondante di frastuono e stimolazioni audiovisive: La Grosse Freiheit (in tedesco “grande libertà), famosa per aver ospitato nei suoi locali le primi esibizioni dei Beatles, cui è dedicata la piazza adiancente, La Beatles Platz, dove campeggiano le sagome della storica band di Liverpool. Si susseguono persone di tutte le età e di tutte le acconciature: quasi impossibile non imbattere anche qui nei ormai soliti “buttadentro” che qui sono soprattutto ragazzi giovani. Colpisce vedere come addetto alla sicurezza una donna rosbusta e paffuta, che di femminile ha ben poco, con una sgargiante tinta celeste ai capelli. Ma qui lo stravagante è cosa consueta, come conferma il locale omosex, preannunciato da travestiti barcollanti su tacchi vertiginosi. Durante il fine settimana è possibile entrare in alcuni  disco-pub solo se accompagnati da donne, non so se è più per evitare colluttazioni quando la situazione è ad alto grado alcolico, o per evitare le situazioni, frequenti in molti locali di Paesi mediterranei, per cercare di rimorchiare trovano soltanto altri uomini nel locale che avevano la stessa idea, facendogli perdere in immagine e attrattività.

Questo curioso e stravagante quartiere ricorda più un recinto controllato e funzionale all’impeccabile ordine tedesco e più in generale alle regole imposte dalla società civile, che un’isola felice che consente una reale libertà all’individuo. Tuttavia muoversi per questa bizzarra zona è un’esperienza divertente, assolutamente da fare per chi vuole comprendere le comunque contrastanti  sfaccettature di questa città.

BeatlesPlatz

Große Freiheit

Uscendo di pochi metri da St. Pauli la situazione cambia bruscamente e si trova una zona residenziale molto curata e ordinata. In uno spiazzo troviamo un mercato dove si vende carne. pesce e dolci: per fare colazione prendiamo un cornetto locale, che ha un buon sapore ma che ha delle dimensioni gigantesche: evidentemente qui non si scherza quando c’è da fare le porzioni.

Tornando a vagare per le viuzze eleganti ed ordinate, la mia attenzione viene catturata dall’insegna  galleria fotografica “Lazarus fine prints”: entrando noto che i lavori esposti sono tutti in bianco e nero e apprezzo la varietà dei soggetti e la fantasia degli scatti, che spesso vogliono mettere in evidenza i momenti più significativi ed eccentrici che si possono cogliere nel quotidiano.

Sotto una fotografia che cattura il momento di un bacio per strada tra u uomo di una donna, sotto lo sguardo di una seconda donna non attraente e di età avanzata che sembra scrutare la scena con una punta d’invidia: proprio questo gusto nel cristallizzare momenti significativi, non senza una punta d’ironia, come in questo caso, mi ha fatto apprezzare lo stile di non poche tra le opere esposte.

Opera esposta nel “Lazarus Fine Prints”

Girovagando per lo spazio espositivo inizio a chiacchierare con i due proprietari: un inglese, che è anche autore di diverse fotografie esposte, e un tedesco, e ne nasce uno scambio leggero e piacevole. Soprattutto l’inglese si mostra incuriosito e mi fa la curiosa richiesta di mostrarmi su googlemaps non solo la nostra zona di provenienza, ma dove si trova la mia casa sulla mappa.

Ancora arte,  con il “Museum Fur Kunst und Gewerbe” (tradotto Museo per l’arte e il commercio), che ha due sezioni: una dedicata alle installazioni e una alla fotografia. le esposizioni cambiano di continuo e nel nostro viaggio abbiamo trovato una visione angosciosa per la vita espressa in audiovisivi che mostravano essere umani in balìa degli elementi naturali, specie l’acqua, mentre nell’altra due collezioni mostravano la tranquillità e tavola la desolazione nella vita di provincia negli Stati Uniti d’America: proprio da oltreoceano venivano gli scatti più desolanti, mentre quelli dell’esposizione dedicata alla provincia tedesca, offrono squarci rubati al comune quotidiano più edificanti. In Germania è facile trovare luoghi ben curati dedicati alla cultura, a dimostrazione dell’importanza e della considerazione di cui essa gode: qui, pur non disponendo di un patrimonio storico e artistico straordinariamente vasto come quello italiano, quel che si ha viene valorizzato opportunamente e, oltre ad essere motivo d’interesse culturale, è anche sovente buona fonte di introiti.

La città non smette di riservare sorprese e tornando a casa dal centro scopriamo casualmente un parco che stava vicino ai nostra abitazione, alla fine della Reepehnbahn: al il verde intenso fa da contraltare un palazzo in vetro a linee oblique che dà alla zona una cifra di riconoscibilità. Percorrendo la strada si trova un ponte in mattone e dopo averlo oltrepassato si arriva alla prima parte del grandissimo porto amburghese, osservabile dall’alto percorrendo delle lunghe scalinate, che troviamo piene di gente. La fatica della sfacchinata è premiata dalla vista di uno spettacolare panorama dall’alto che include la stazione e le navi che attraccano al porto.

Scendendo le scale imbocchiamo all’Hard Rock Caffè della città, dove faccio il classico giro per il locale alla caccia dei cimeli delle stelle della Storia del rock. Chiedendo a un commesso se c’è la mia taglia da qualche parte, scopro che questo è italiano che mi accenna alla sua esperienza tedesca, in modo sincero e senza abbellimenti: “Finora non sono riuscito a trovare niente di meglio di questo, ma per il momento va bene. Ma qui il tempo è sempre brutto, il cielo raramente appare limpido, questo alla lunga scarica”. Insomma il classico e qualunquista slogan “Ma vattene all’estero”, che molti giovani italiani si sono sentiti dire dopo l’inizio della crisi economica partita nel 2008, incontrando le persone che vivono l’esperienza direttamente sulla loro pelle, come il ragazzo dell’Hard Rock Cafè o come Tom al GOOT, parcheggiato come barista mentre aspetta di diventare grafico pubblicitario, può essere opportunamente contestualizzato, al di là di chiusure fatte a priori e facili idealizzazioni.

Gli chiedo sulla feste che c’è sulla piazza su cui si trova il locale “è una festa del porto (si tratta degli”Hamburg Cruiser Days) dove suonano dei gruppi e soprattutto si mangia parecchio, questi cibi tedeschi come wurstel e costolette di maiale accompagnate da salse e patatine. Una roba pesantissima!”.

Sì, la mia sperimentazione della cucina locale è stata limitata proprio per il fatto che, come si è detto, è pesantissima e non proprio salutare.  Comunque non è facile trovare locali dove assaggiarla: le catene di fast food dominano ovunque e i ristoranti presenti spesso si dedicano alla cucina straniera (dove, come da copione, non sempre ci lavora gente proveniente dallo stesso Paese della cucina che propone). Si finisce così a cena in un ristorante italiano dove a lavorare ci stanno sì ragazzi italiani, ma la donna che gestisce la sala è portoghese, che parla ottimamente sia il tedesco che l’italiano. Prendiamo piatti semplici che comunque non deludono. Sulle pareti ci stanno scritti i 10 comandamenti in lingua italiana, in uno sfoggio di “italianità” particolarmente kitsch, mentre fa sorridere la mascotte “Ciao” del Campionato del mondo di calcio di Italia 1990 (tra l’altro vinto dalla Germania Ovest) dipinta sulla porta del bagno per indicare il genere (per le donne alla mascotte, già di per sé esteticamente discutibile, viene aggiunta una coda di cavallo).

La città non appare molto accogliente con i turisti stranieri non germanofoni, come se dicesse non senza un cenno di atteggiamento di chiusura (almeno al primo approccio)  “Noi siamo un Paese già forte per conto nostro e non abbiamo bisogno di te. Se vuoi stare qui ti adegui”: le tante belle parole pompate con il megafono sul concetto di “Casa comune europea” si mostrano in tutta la loro retorica evanescenza. Tuttavia la Germania, pur alle sue condizioni e in un arco temporale non immediato, può dare molto e Amburgo è una città ricca di stimoli, che dimostra che anche le città moderne, e non solo quelle che conservano più testimonianze storiche,  possono avere tanto da mostrare, anche perché Amburgo continua a crescere e svilupparsi, facendolo in modo armonico e rispettoso dell’ambiente. Non cercavo una classica vaganza di semplice svago ma un viaggio alla scoperta immersiva di una cultura e di un Paese, esplorando scorci di vita vera della gente che ci vive, per quanto è possibile farlo soggiornando una settimana in una delle sue città più importanti. Direi proprio che è quello che ho trovato.

 

 

 

 

 

 

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