Palazzo FArnese di Caprarola
Palazzo Farnese di Caprarola

Palazzo Farnese di Caprarola aspetti storici ed esoterici

Fontana nel giardino di Palazzo Farnese

Palazzo Farnese mostra Aspetti legati alla tradizione storica dei baluardi difensivi della Cristianità, quali l’Ordine Templare e quello Gerosolimitano, sembrano a prima vista essere richiamati dall’arte e dall’architettura manierista che permea il Palazzo Farnese di Caprarola. Numerosi elementi potrebbero rendere plausibile che i Farnese furono i continuatori di quel baluardo della cristianità che arse sul rogo, vittima del lato più marcio del potere ecclesiastico, assieme a Jacques de Molay nel 1314. Altre incongruenze potrebbero altresì lasciare spazio all’ipotesi che la famiglia Farnese fosse stata invece l’erede di quella stessa tradizione oscura e malvagia, che secoli prima aveva ordito la famosa congiura ai danni del Sacro Ordine Templare .

Quando venne commissionato il Palazzo Farnese di Caprarola, nel 1530, la storia aveva appena visto da due anni il decorso del Gran Capitolo Generale che, presso Palazzo della Rocca a Viterbo, si concluderà proprio nel 1530 con la fondazione dell’Ordine di Malta. La disfatta subita dall’Ordine Gerosolimitano nel 1522, ad opera dell’ottomano Solimano I, era costata allo storico ed antichissimo Ordine, continuatore della tradizione templare, il presidio marittimo di Rodi.  Quando Solimano, ormai vincitore, propose ai Gerosolimitani capitanati dal Gran Maestro Philippe Villiers de L’Isle-Adam di arrendersi e fuggire, questi ricevettero da Papa Clemente VII la chiesa di San Faustino, per i loro riti religiosi, ed  il Palazzo della Rocca.

Proprio qui, costituiranno il Gran Capitolo Generale che darà i natali al futuro Ordine di Malta. Non a caso, all’ingresso di Palazzo Farnese, spicca infatti il dipinto, della scuola di Federico Zuccari, che ritrae l’isola di Malta liberata nel 1565 dal lungo assedio di Solimano.  La famiglia Farnese si presenta per l’appunto come difensore della Cristianità, in quanto membro della commissione istituita da Pio IV per fronteggiare la minaccia turca.

Ingresso al giardino di palazzo Farnese

Le ostilità tra i turchi ottomani e i Cristiani, infatti, non cessarono di certo con Rodi e, circa 30 anni dopo, anche a Malta l’Ordine di San Giovanni dovrà subire oltre quattro mesi di assedio da parte degli infedeli. Proprio sopra il dipinto della liberazione di Malta, vi sono tre stemmi che ricordano la parentela tra i Farnese, gli Asburgo e i Reali di Portogallo. Quivi si affaccia la prima incongruenza. Gli Asburgo erano nemici della casa francese dei Valois.

Carlo V d’Asburgo, infatti,  sostenitore della causa protestante, organizzò nel 1527, due anni prima l’inizio della costruzione di Palazzo Farnese, il sacco di Roma servendosi dei Lanzichenecchi. Vale la pena ricordare che quando i saccheggiatori passarono per Viterbo, diretti per l’appunto a Roma, era capitano del popolo proprio il Gran Maestro de l’Isle Adam.

I Valois si unirono al Papa Clemente VII nella Lega di Cognac, tra il 1526 ed il 1530, in chiave antiasburgica e, quindi, si legarono alla Chiesa di Roma. Il fatto che i Farnese fossero apparentati con gli Asburgo potrebbe rientrare in una logica di strategia politica, ma di fatto sembra essere una incongruenza. I Farnese vollero che il poeta Annibal Caro fosse insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gerusalemme e donarono lui la Commenda templare dei Santi Vittore in Selva e Giovanni, sulla strada per Montefiascone.

Annibal Caro, che consigliò i Farnese in merito alle tematiche degli affreschi del palazzo di Caprarola, scrisse, tra le varie traduzioni e poemi, l’opera “venite all’ombra de’ gran gigli d’oro” : un ode per la casa dei Valois. Quest’ultima, va ripetuto, era nemica acerrima degli Asburgo con cui i Farnese erano imparentati.  Viene da chiedersi dunque perché Annibal Caro, poeta dei Valois, fosse stato anche consigliere dei Farnese.Tutto questo non dovrebbe essere un grande mistero poiché all’epoca molti matrimoni erano combinati per sancire delle paci che poi non andavano in porto, oppure si creavano dei meccanismi politici perversi che, stando alla storia, sono da sempre all’ordine del giorno. Le vere incongruenze arrivano se si osserva che lo stemma dei Farnese, come quello dei Valois, è il giglio.

 

Veduta di Palazzo Farnese

Non è un caso che nelle sale affrescate di Palazzo Farnese, volute proprio da Annibal Caro, vengano rappresentate le sette fatiche di Ercole. Quest’ultime, che si accompagnano alle altre raffigurazioni richiamanti la mitologia classica, sono sette come le colonne del Tempio di Salomone. Nelle raffigurazioni di Ercole compare l’episodio in cui l’eroe mitologico, servendosi di una lancia dalla punta avente la forma di un giglio, penetra la terra e crea con l’acqua fuoriuscita il lago di Vico.

Anche il Tempio di Salomone viene raffigurato su uno dei soffitti di Palazzo Farnese e assieme alle sette fatiche di Ercole richiama il lavoro costante dell’uomo nell’edificare il Tempio dello Spirito. L’idea del lavoro, della fatica e della cooperazione sarà anche un tema centrale per i “lavori” delle future logge Massoniche dei primi anni del 1700.

La squadra, la livella, la cazzuola ed il compasso, saranno, ognuno con il suo specifico rimando e significato, dei richiami al lavoro e alla fatica con cui mastro Hiram eresse il tempio di Dio a Gerusalemme. Ulteriori richiami esoterici, presenti nel palazzo Farnese di Caprarola sono ravvisabili proprio nella sua forma: un pentagono rovesciato…