Streghe nell'immaginario dell'epoca

Processi della stregoneria nel Viterbese: Parte 1 – Origini e storia della Stregoneria

Lo storico Giancarlo Breccola ha condotto un affascinante excursus sulla stregoneria e le sue manifestazioni nella Tuscia, dedicando la prima parte del suo intervento al concetto di Stregoneria e alla sua storia.

La figura della strega affonda le sue origini agli albori della civiltà: il primo riferimento rinvenuto porta circa al 3000 aC con Lilith, che secondo la tradizione babilonese e quella ebraica fu la prima donna che ebbe Adamo prima della biblica Eva. Lilith venne successivamente allontanata perché si ribellava al volere del suo uomo. Essa rappresenta l’archetipo della femminilità indomabile, che nelle società patriarcali assunse un’accezione negativa venendo associate ai concetti di adulterio, magia nera e lussuria.
Nella mitologia dell’Antica Grecia c’erano le arpie: si tratta di creature femminili malevole dal corpo di uccello e la testa umana di donna che emettevano un verso lamentoso.
Sulla stessa falsariga erano le sirene, che nel mondo classico non avevano la metà inferiore di pesce ma erano considerati geni della morte metà uccelli e metà donne. Nota è la loro apparizione nell’Odissea quando Scilla e Cariddi tentano Ulisse con il loro canto ammaliatore e lui si fece legare all’albero nella nave e tappare le orecchie durante l’attraversamento dello stretto di Messina.
Le Laurie erano invece metà donne e metà serpenti e divoravano gli
uomini, a Roma invece le Striges erano descritte come esseri metà donne e metà rapaci che sbranavano i defunti e rapivano i bambini.
Strix è il nome greco dell’allocco, uccello notturno, e da esso deva il nome di “streghe”.

L’anno era anticamente diviso in 12 cicli lunari ma da questo conteggio avanzavano 12 notti, le quali erano considerate “magiche”: il loro posizionarsi tra l’anno vecchio e il nuovo li faceva intendere come un periodo di “interregno” dove le regole che regolano la vita sulla Terra vengono sospese e in cui potevano verificarsi manifestazioni soprannaturali.
Si narrava che delle donne violassero in aria per propiziare la fertilità dei campi: si trattava di Madre Natura con le sue compagne, in un’altra versione era la Dea romana Diana e questa tradizione si attesta fino al XII secolo in Italia, in Francia e in Germania, anche se talvolta con nomi diversi. Nell’ultima delle 12 notti Madre Natura si faceva bruciare per fa sì che dalle sue ceneri nascesse una nuova e vigorosa versione di se stessa, forte e giovane. Nacque la tradizione di bruciare vecchie Madri Natura in questa fase dell’anno. Dal carattere positivo di questa Grande Madre si originò la figura della Befana, originariamente dea custode del focolare domestico. La sua figura, legata alla magia e al mondo degli spettri, subì una degenerazione negativa: da una Madre Natura benevola si passò a un’elaborazione che univa misoginia e paure ancestrali verso l’ignoto: nacque così il concetto di strega.
La prima dichiarazione della Chiesa su questo argomento risale al 906: il vescovo Reginaldo parla di storie di donne diaboliche, famose per volare a cavallo di scope durante la notte, donne che allontanano dalla fede in Dio. Reginaldo invitava a predicare sulla realtà dei fatti, affinché si sapesse che si tratta di storie false.
Dal XII secolo si cominciarono a diffondere culti agrari definiti di influenza satanica e nel 1159 il Policraticus, libro di filosofia etica e politica scritto da John of Salisbury, denuncia il fenomeno delle donne volanti che mangiano bambini, chiamate Lemie. Si parlò di un inganno diabolico, specificando però che nella realtà non esiste nulla tutto questo.
Cominciò comunque a farsi strada l’accusa infamante di cannibalismo, altrimenti definito antropofagia.
Nel 1231 Federico Ii di Svevia delinea il trattamento riservato agli eretici: nelle Costituzioni Melfitane si esplicita l’ordine di bruciarli e questo stesso trattamento fu associato anche alle streghe.
Nella metà del XIV secolo scoppia la peste in Europa, che esploderà in tutta la sua virulenza, causando un grande numero di vittime. In questo clima si generò la “Sindrome del Capro Espiatorio” che portò a incolpare gli Ebrei e successivamente favorì il fenomeno della caccia alle streghe: il concetto di streghe e stregoni venne per la prima volta attestato nel 1375.
La stregoneria venne associata ad eresia e al concetto di complotto contro la società: paura e ignoranza furono il terreno fertile su cui queste credenze si diffusero con veemenza.
Anche le prediche francescane collaborarono alla diffusione di questo clima di sospetto e odio e la bolla del 1484 di Papa Innocenzo III sancisce l’inversione di tendenza: se nell’Alto Medioevo era eretico affermare l’esistenza delle streghe, diventava invece eretico negarne l’esistenza. Ad essa fece seguito il Malleus Maleficarum, testo latino pubblicato dai frati domenicano Jabob Sprenger e Heinrich Kramer detto “Instintor”: con tale scritto si sancì il legame tra stregoneria e caccia alle streghe, mentre fece accantonare il concetto di “stregoni”, relegando le persecuzioni alle sole donne.
Alla stregoneria vennero ascritti i seguenti elementi:

l’adorazione dei Diavolo, il patto con il Diavolo stesso, sancito da un rapporto sessuale con lui, il marchio del Maligno sul corpo (gli inquisitori lo cercavano nei corpi delle perseguitate, individuandolo forzosamente in nei, cicatrici, voglie e altre imperfezioni), la capacità di volare, la partecipazione al rito del sabba, descritto come un convegno di streghe in presenza del Demonio in cui si eseguivano riti di magia nera, metamorfosi in animali ed elementi naturali, malefici provocati come malattia, morte e impotenza, antropofagia, vampirismo, malefici a danno dell’ambiente e malefici provocati, unguenti, con ingredienti talora raccapriccianti come liquidi corporei oppure erbe e infusi, che si spalmavano sulla pelle per avere la facoltà di volare. Nell’immaginario dell’epoca le streghe avevano usualmente due immagini opposte ed estremizzate: erano tavola ritratte come orribili vecchie decrepite e malvagie e donne bellissime dalla distruttiva lussuria che tentava gli uomini.

Le persecuzioni calarono con il fiorire dell’Umanesimo, epoca in cui veniva dichiarata la superiorità di Dio nei confronti del Diavolo: l’appiglio satanico come strumento d’accusa venne così indebolito. Terminati l’Umanesimo e il Rinascimento con iniziò in Italia un declino che diffuse ansie e paure, così le accuse di stregoneria ricominciarono a fioccare mentre tra il 1580 e 1650 si ebbe la stagione più ricca di processi, che furono numerosi soprattutto in Germania e in Olanda.

Il Concilio di Trento, tenutosi tra il 1543 e il 1563, rafforzò la strumentalizzazione del sacramento della confessione come strumento e controllo delle coscienze e quindi della società: venne così utilizzato per estrapolare testimonianze di peccati di eresia e stregoneria.
I contarono circa 60 processati in tre secoli e la metà dei processi si risolvevano nella condanna dell’imputato: in questa epoca si respirò un clima di sospetto e di paura, che le donne soffrirono in modo particolarmente acceso. I processi successivamente calarono di numero e alla fine del XVII secolo questa barbarie venne finalmente accantonata, ma la Stregoneria rimase impressa nell’immaginario collettivo d’Europa.

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