Fossile di conchiglia rinvenuto nell'Agro falisco da Luca Panichelli

Le conchiglie fossili dell’Agro Falisco quando in terre inaspettate vi era il mare

Un tempo, quando la conformazione geologica del Pianeta Terra, stava ancorra vivendo il suo percorso di formazione, il mare penetrava nell’entroterra laziale. Di lì a poco la natura avrebbe definito i suoi confini e la tettonica terrestre avrebbe stabilizzato la sua attività di millenarie trasformazioni. L’attività biologica, di piante ed animali, avrebbe comunque proseguito, secondo la logica perenne del “Panta Rei” di Eraclito, il suo percorso evolutivo. Quello che oggi emerge è la testimonianza tangibile di ciò che un tempo fu a dimostrazione di una perpetua attività di trasformazione del nostro Pianeta.

 Nei fondovalle delle forre circostanti l’abitato di Civita Castellana, lungo le sponde dei torrenti che le hanno “squarciate” nel corso dei secoli,  può a volte capitare, come a me stesso è accaduto, di rinvenire dei fossili marini. Ciò può sembrare davvero molto strano, vista la lontananza dell’antica città falisca dal mare, ma la spiegazione risiede nel passato. Circasei milioni di anni fa (Pliocene Inferiore), infatti, il versante tirrenico dell’Appennino subì un notevole abbassamento tettonico e di conseguenza la superficie terrestre iniziò a sprofondare considerevolmente rispetto al livello  del mare, il quale riuscì a penetrare nell’entroterra, allagandolo.  Il Lazio centro-settentrionale risultava così come un grande bacino marino .

Le uniche terre emerse erano ad oriente i Monti di Amelia, ovvero Monte Razzano, Monte Canino, Monte Ferento mentre a sud il Monte Soratte. Tutti questi monti, al tempo, non erano altro che isole in un grande mare. I fiumi, allora impetuosi, riversarono in esso una grandissima quantità di sabbia, sedimenti ed argilla, la quale quest’ultima andò a ricoprire le zone marine più profonde, inglobando in essa tutta la fauna che si trovava su quel fondale.

Verso la fine del Pliocene,circa 2000000 di anni fa, il mare iniziò a ritirarsi fino a diventare un lago (lago Tiberino).Tutto ciò non fece altro che favorire l’azione erosiva dei torrenti, in particolar modo quelli provenienti dai Monti di Amelia, i quali continuarono a depositare banchi di sabbie e ciottoli.

Un milione di anni dopo iniziarono le eruzioni dei vulcani di Bracciano, Bolsena e Vico. Quest’ultimo, il vulcano Vicano, prima delle sue eruzioni presentava dolci pendii ed un’altezza massima calcolata intorno ai 1100 m. Le sue eruzioni furono molto più che violente, delle vere e proprie esplosioni di materiale piroclastico. Le rocce depositate da queste eruzioni a Civita Castellana,  sono  la leucite (“occhialina” in gergo) e l’ignimbrite tefritico-fonolitica, comunemente chiamato tufo rosso. Quest’ultimo è il  materiale più recentemente depositato e risale circa a 300.000-150.000 di anni fa.

Immaginando ora di tagliare una fetta di territorio:

come possiamo ben vedere il tufo depositato dalle eruzioni ha completamente ricoperto lo strato sedimentario lasciato precedentemente (Pliocene) dal mare. I fiumi ed i torrenti  hanno nel corso dei secoli inciso questa morbida roccia scavando così questi enormi e profondi squarci nel terreno: le forre. Nei loro fondovalle ancora oggi scorrono impetuosi questi torrenti.

L’esemplare fossile nella foto soprastante  risulta essere particolarmente significativo in quanto costituito da entrambe le valve complete ed in buono stato di conservazione . Queste risultano  molto spesse e disuguali, di medie dimensioni. Come riportato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), il genere Ostrea, appartenente all’ordine Ostreina, comparve durante il periodo Cretaceo ed è anche oggi ampiamente diffuso nei nostri mari. Al loro interno trovano riparo dei molluschi comunemente noti anche con il nome di Lammellibranchiata. Questi sono organismi acquatici dal corpo mollo formato da capo, massa viscerale e piede, protetto da una conchiglia secreta dal mantello, tegumento bilobato che isola la massa viscerale dalla superficie interna della valva. L’acqua può entrare e uscire all’interno del mantello apportando ossigeno e nutrimento ed asportando i rifiuti. La conchiglia è composta da due valve di varia forma, uguali o disuguali, che si aprono lungo un asse cardinale o della cerniera. Il piano di simmetria delle valve corrisponde con il piano di commessura delle valve stesse. I Bivalvi vivono sui fondali marini o lacustri, rocciosi o sabbiosi, fissandosi al substrato in diversi modi o sepolti nei sedimenti stessi. Questi molluschi comparvero sulla Terra alla fine del Cambiano medio diversificandosi in varie forme in tutto il Paleozoico e diffondendosi anche in acque palustri e lacustri. Dopo una crisi nel Permiano tornarono a diffondersi dal Triassico ad oggi in una moltitudine di taxa dalle diverse caratteristiche morfologiche e strutturali. Alcuni taxa, oggi estinti, ma ampiamente diffusi in determinati Periodi delle Ere passate, sono di enorme importanza per la ricostruzione stratigrafica del passato geologico.

I reperti fossili di Ostrea sono molto diffusi nelle argille Plioceniche dell’Italia centrale.

Disegno effettuato da Luca Panichelli che mostra il fenomeno geologico verificatosi

Fossile di conchiglia rinvenuto e fotografato da Luca Panichelli

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