Particolare della Via Amerina- Corchiano

L’Agro-falisco dal Neolitico ai primi insediamenti Romani

Sebbene siano stati rinvenuti reperti attribuibili ad epoca ben più antica, nell’Agro Falisco la presenza di insediamenti umani, la cui economia di sussistenza era prevalentemente basata sull’agricoltura e sull’allevamento, si può far risalirecon sicurezza al Neolitico, più precisamente alla cosiddetta facies del Sasso (fine V-IV millennio a.C.). Tracce di frequentazione riferite a quel periodo sono state rinvenute dal Rellini, nella campagna di studi condotta negli anni 1916-1917 in piccole cavità, meglio conosciute con il nome di “cavernette falische”, che costellano il territorio di Civita Castellana, Corchiano e Gallese.

 Un gruppo di ripari, individuato in località Fantibassi e nel margine sinistro del Fosso di Fabrece, ha restituito manufatti di industria litica e frammenti di rozza ceramica.Per la verità le cavernette di Fabrece, come segnala il Del Frate, erano già state esplorate alla fine del secolo scorso: “Esse addentransi più o meno profondamente nei banchi tufacei e presentano spesso bizzarre ramificazioni con ardite volte sostenute da strani pilastri… In queste primitive stazioni umane si rinvennero molti utensili di pietra consistenti in coltelli, raschiatoi, nuclei a schegge, oltre agli arcaici frammenti di terra mal cotta, frammischiati con avanzi di forni primitivi o di ossa”.

Altri rinvenimenti riguardano reperti ascrivibili all’età del bronzo, segnatamente alla facies di Rinaldone  e a quella successiva di Montemerano. Se dunque non sussistono dubbi sullo stanziamento e sulla permanenza dell’uomo in epoca preistorica e protostorica, controverse rimangono le ipotesi formulate sull’origine dell’insediamento di Falerii Veteres.

La fondazione era attribuita dalla leggenda alla mitica figura dell’argivo Halesus, eroe eponimo della città; l’etimologia sembra, invece, attinente (come nel caso del colle Palatino, data l’alternanza “pala/fala”) alla base mediterranea “fala” = “altura arrotondata”. Il rinvenimento di materiale ceramico delbronzo finale a Vignale, una platea tufacea di circa 15 ettari di superficie, completamente isolata e lambita alla base dal Rio Maggiore e dal Fiume Treia, ha rimesso in discussione l’ipotesi che il primo nucleo insediativi della zona fosse da individuarsi sull’altura di Monteranno. Parimenti sembra da escludere la formazione di Falerii Veteres come graduale aggregazione, attraverso un processo di sinecismo, di pagi distinti.

È invece verosimile che il primitivo nucleo di Vignale, verso la metà dell’VIII secolo, si sia sviluppato fino ad occupare il prossimo pianoro di Civita Castellana. Tale espansione trova precisi riscontri nella maggiore ampiezza dell’altura, circa 30 ettari di superficie, e nella munita posizione strategica. In realtà si tratta di un baluardo avanzato, isolato nei tre lati da strapiombi ed unito ad ovest al territorio retrostante da una breve lingua, che peraltro sembra essere stata interrotta fin dall’antichità con un taglio artificiale.

Il periodo di maggiore floridezza è da collocarsi intorno ai secoli VI – IV a.C., quando Falerii Veteres divenne il centro principale dell’intero Ager Faliscus. Anche se l’impianto urbanistico e la topografia ci restano in gran parte sconosciuti per la successiva sovrapposizione del centro medievale e moderno diCivita Castellana, possiamo ben immaginare l’intensa opera che fu realizzata per il riassetto, il potenziamento e la fortificazione del sito.

Scorcio della Via Amerina- Corchiano

Le prime notizie di ostilità e di conflitti con Roma risalgono alla fine del V secolo. Le fonti storiche, tutte di parte romana, documentano la resistenza ad oltranza opposta dalla nazione falisca, per contrastare l’espansione della potenza di Roma nella valle del Tevere e verso l’Etruria. L’alleanza prima conVeio e con Fidene e poi con Tarquinia, in funzione antiromana e in difesa di interessi comuni, sta ad indicare l’esistenza di stretti rapporti politico-militari, ma non implica necessariamente l’esercizio di una egemonia da parte etrusca sul popolo falisco. Le guerre sostenute contro Roma a difesa della propria indipendenza, a cominciare da quelle combattute a fianco di Veio, si risolsero in una serie di pesanti sconfitte.

L’ultimo disperato tentativo che i Falisci fecero per scrollarsi di dosso il giogo dei Romani, ebbe luogo nel 241 a.C. con una rivolta prontamente repressa nel sangue. Il bilancio di questa disastrosa e vana guerra dei sei giorni è impressionante: da parte falisca si ebbero 15.000 morti. Le conseguenze le conosciamo dall’epitome dello storico bizantino Zonata: devastazioni con campi messi a ferro e a fuoco, sequestro di armi, cavalli, schiavi e masserizie, confisca di metà del territorio, distruzione di Falerii Veteres.

I Romani, secondo un piano prestabilito, deportarono la popolazione superstite della città in un luogo pianeggiante a pochi chilometri più ad ovest, dove edificarono un nuovo centro, Falerii Novi (oggi Fàlleri), attraversato dalla Via Amerina. La struttura urbanistica adottata sembra essere stata quella propria delle colonie: un impianto ortogonale impostato sui due assi del cardo e del decumano, con i quali si intersecano a distanze regolari altre strade di minore ampiezza, realizzando così una pianta reticolare, che suddivide la città in isolati. La poderosa cinta muraria, costruita con blocchi di tufo commessi ad emplecton, si sviluppa per un perimetro di poco superiore ai due chilometri e risulta per molti tratti ancora ben conservata.

Nella cerchia si aprono alcune porte di varia grandezza; la più maestosa è quella di Giove, cosiddetta dalla testa di divinità che conclude l’arco a conci di peperino. Scavi non sistematici, effettuati a più riprese nel primo trentennio del secolo scorso, hanno restituito materiale archeologico ed artistico di rilevante interesse, che purtroppo è andato disperso in collezioni private e in numerosi musei europei. Questa città romana, costruita ex novo, per le sue evidenze monumentali, che dalla metà del III secolo a.C. arrivano ininterrottamente fino al medioevo costituisce un “giacimento” culturale di primaria importanza che è ancora in massima parte da scoprire, da studiare e da valorizzare.

Per maggiori approfondimenti visitate il blog di Luca Panichelli all’indirizzo:https://tesorinascostiagrofalisco.wordpress.com/

Scorcio della Via Amerina- Agro falisco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *