Cascata nella zona archeologica di Castel d'Asso

Origine dei popoli italici ecco chi furono i primi romanzieri della storia

Gli Italici erano un gruppo etnico  che, a partire dal II millennio Avanti Cristo, risiedeva in buona parte della Penisola Italiana.

La Provincia di Viterbo rappresenta senz’altro il luogo fisico e geografico dove la progenie delle moderne civiltà ha mosso i primi passi. La Tuscia rende maggio ai padri fondatori della Storia dell’umanità civilizzata. I linguisti riconoscono due sottoinsiemi sulla base dell’idioma parlato: quello maggioritario degli Osco-Umbri e quello dei Latino-Falisci.

L’epoca delle testimonianze di queste genti cadono in piena età del Bronzo, periodo compreso tra il 3500 aC e il 1500 dC e, gli insediamenti umani in Italia, non erano molto strutturati, stando alle testimonianze in merito se pur non abbondino. Gli abitati erano per lo più  organizzati in villaggi o in basilari raggruppamenti. La più antica cultura dell’Italia preistorica è quella terramaricola, attorno al II millennio a.C ed aveva come epicentro la Pianura Padana. Probabilmente in risposta alle particolari situazioni ambientali, cui dovevano sottostare, le popolazioni locali di allora elaborarono la scelta abitativa che da il nome alla loro facies: delle capanne poggianti su dei pali conficcati nel terreno, edificate su pianta rettangolare.

Guerriero di Capestrano museo di Chieti

Villaggi palafitticoli  sorgevano anche lungo il Danubio. Si direbbe quindi il risultato di scambi culturali tra popolazioni al di là e al di qua delle Alpi. Quel che rimane degli insediamenti fa capire che le popolazioni installatesi all’epoca nel territorio si erano ormai stabilizzate e, allo stesso tempo, testimonia una capacità tecnologica di spicco nel costruire queste palafitte sospese riuscendo nella facile impresa di dar loro stabilità.

La scelta di Costruire delle abitazioni sopraelevate potrebbe essere data dalla necessità di sfuggire alle frequenti inondazioni, dal momento che la conformazione del territorio di allora vedeva numerosi fiumi e laghi nella zona, molto più ampi di quelli che vediamo oggi. A spingere su tale scelta questi nostri antenati potrebbero parimenti essere state l’umidità o la necessità di essere meno accessibili per animali selvatici e nemici. Le attività principali di sostentamento erano la pesca e la pastorizia: gli attrezzi rinvenuti avevano uno stile essenziale e senza fronzoli. Alla stessa maniera dei loro omologhi transalpini, usavano cremare i defunti.

I Terramaricoli vengono comunemente identificati come i progenitori degli Italici propriamente detti e una parte degli studiosi ritiene che, passando per i successivi Villanoviani, lo siano stati anche degli Etruschi, la cui origine, tanto discussa dalla comunità accademica del passato, potrebbe risolversi nell’incontro tra Italici (con la civiltà villanoviana) e Anatolici, giustificando così la presenza di elementi orientali nella loro cultura, particolarmente evidenti nello stile artistico. Per delle convergenze linguistiche sostenute dagli studiosi, ma alle quali si potrebbero aggiungere la suddetta scelta a ricorrere a palafitte rialzate sia a Nord che a Sud delle Alpi, alcuni esperti ipotizzano un’origine danubiana per i popoli italici.

Secondo questa teoria i loro antenati, assieme ai progenitori di altre popolazioni quali i Celti e i Germani, sarebbero identificabili con coloro che diedero vita alla cultura dell’età del Bronzo di Unetice (località vicino a Praga), caratterizzata da numerosi ritrovamenti di oggetti metallici; dimostrazione di un’importante produzione metallurgica. Tuttavia recenti studi sulla genetica delle popolazioni, compiuti sui ritrovamenti umani di Unetice, sembrano andare contro questa comune filiazione, riportando analisi che spiazzano i ricercatori. Una corrente attualmente accettata dalla maggior parte degli studiosi vede negli Italici e nella maggior parte dei popoli europei i discendenti una comunità linguistica originatasi un una zona precisa che si ipotizza sia stata nella Russia meridionale. Questa si sarebbe poi sarebbe frantumata, scomparendo,  alla fine del III secolo aC.

La teoria poggia su delle similitudini di pochi termini basilari tra molte lingue europee, il Persiano e il Sanscrito e i parlanti sono stati convenzionalmente definiti Indeuropei, perché presenti tra l’Europa e l’Indo. Si tratta di un’ipotesi poggiante su comparazioni linguistiche ma priva di basi archeologiche.

Urna cineraria da Chiusi ( IX-VIII secolo a.C)

Gli studi riguardo le origini degli esseri umani, che diedero vita alle culture preistoriche e alle origini riguardo gli antichi popoli Italici,  trovano grandi difficoltà in quanto, pur essendo stati rivenuti manufatti e monumenti relativi ad essi, mancano dirette testimonianze scritte. La scrittura nasce nel Mediterraneo Orientale con i Fenici  e si diffonde in Italia attraverso le colonie greche solo a partire dall’VIII secolo aC.

Tornando ad analizzare la situazione italiana in epoca protostorica: mentre a Nord gli insediamenti erano caratterizzati da palafitte e dalla cremazione dei morti, al Centro-Sud le abitazioni erano ancora in grotta e in capanna, mentre si continuava a inumare i morti. Queste civiltà appenniniche nella prima età del Bronzo lasciano pochi resti, consistenti di ceramiche poco elaborate e oggetti metallici.

Successivamente la produzione si raffina e si assiste al miglioramento della tecnica in ceramica, con miglioramenti relativi all’impasto e agli arricchimenti nelle decorazioni, le quali verranno  realizzate con incisioni e pasta bianca di gesso. Si diffonde l’usanza di praticare il culto in luoghi naturali ritenuti sacri, quali corsi d’acqua e grotte.

In alcune località del Sud sono presenti costruzioni megalitiche relative a quest’epoca: i dolmen e i menhir rinvenuti sono paragonabili a quelli ben più noti situati in altre località dell’Europa Occidentale, tra cui il celeberrimo sito di Stonehenge in Inghilterra.

L’utilizzo di capanne con tetto ricoperto di paglia e canne era diffuso fino alla fine del VII secolo aC quando venne introdotto l’utilizzo del mattone: proprio a quest’epoca risalgono le più antiche case rinvenute nel Lazio. Il passaggio dalla pastorizia seminomade a quella transumante comportò la necessità di stanziamenti stabili per sostare con il bestiame e questo fu il collante per organizzazioni sociali più ampie.

Sorgeva la necessità di difendere i territori in cui ci si installava, così il sorgere di un nuovo e più ampio interesse comune fu il catalizzatore per il formarsi di comunità più grandi. L’inumazione, i cui resti più antichi sono stati rinvenuti in alcune zone del Sud, come la Campania e la Calabria, portarono alla luce fosse rettangolari scavate sul terreno dove si deponevano le salme dei defunti.

Aristotele nella sua “Politica” parlava dell’antico popolo stanziato nell’estremità meridionale della punta dello Stivale: gli Itali, che diedero il nome a tutta la popolazione e a tutta la penisola. La grande rivoluzione di questa epoca fu il passaggio dall’età della Pietra a quella del Bronzo, partita a cavallo del II millennio aC,  apportando migliorie tecnologiche in ogni settore, dato che si tratta di una lega molto più resistente del materiale precedentemente utilizzato.

Gli attrezzi agricoli e le armi risultavano più resistenti e la diffusione del nuovo metallo incentivò i commerci, in quanto unico modo per sfruttare la nuova risorsa nei territori in cui i metalli non erano diffusi. L’utilizzo del bronzo si fece strada anche per gli oggetti ornamentali e gli ex voto, cioè gli oggetti dati in dono per ingraziarsi le divinità.

Nel  X secolo l’Italia si stava delineando come un laboratorio dove si sviluppavano e si accavallavano differenti stili e modelli culturali. L’agricoltura, che stava crescendo in complessità, richiedeva fabbri capaci di forgiare strumenti di lavoro via via più complessi, così la produzione si avviò a superare le strette necessità della popolazione. Divennero così più fiorenti le attività artigianali e commerciali e si giunse alla formazione dei primi veri agglomerati urbani.

Elmo villanoviano trovato nel Tanaro VIII sec a.C (Asti)- Museo delle antichità di Torino

Il passaggio all’Età del Ferro nella Penisola si afferma definitivamente con l’esplosione della già citata  civiltà Villanoviana tra i secoli IX e VIII aC, che prende il nome da una necropoli scoperta a Villanova, in provincia di Bologna. Testimonianze di questa cultura sono presenti in Romagna, Toscana, Lazio e in Campania, soprattutto anche attorno al Salento.

Nella sua prima fase il rito più comune è ancora quello dell’incinerazione, per poi essere riservato solo agli adulti maschi. Per tutti gli altri si introduce l’inumazione con la conseguente sostituzione di pozzetti con tombe a fossa. I corredi funebri vengono arricchiti con oggetti decorativi e di uso quotidiano e cominciano ad essere evidenti le differenze sociali tra i morti, come testimonia la presenza di tombe essenziali ad altre molto sfarzose. Si ritiene che le differenze di classe siano legate non più dal ruolo (guerriero o agricoltore) ma al censo.

Oltre alle necropoli sono stati trovati dei villaggi di capanne e poi successivamente di mattone: la via verso l’urbanizzazione andava così avanti. La produzione artistica era all’epoca quasi del tutto rivolta alla creazione e alla decorazione di oggetti di uso quotidiano, utilizzando per essi sia la ceramica che il bronzo.

Tipico di quest’epoca è il ricorso a figure antropomorfe e zoomorfe sia in funzione ornamentale, per gli oggetti di uso giornaliero, sia per creare realizzazioni con fine ex voto. Riconoscibili sono anche le fibule, formate da una spilla (ardiglione)  e da un corpo protettivo che la tiene ferme alla stoffa a cui viene applicata (arco). Prima venivano costruite quasi esclusivamente in argento poi anche in altri materiali come rame e oro. Gli artigiani si sbizzarrivano nello scegliere i soggetti ritratti, che andavano da animali a oggetti a creature mitologiche.

Un filo conduttore, che suggerisce una discendenza diretta, lega in via discendente i popoli Terramaricoli e quelli Appennini ai popoli Villanoviani che hanno dato il via all’identificazione dei popoli Italici attestati. Con l’affermarsi di quest’ultimi poi, oltre che degli Etruschi, per quanto riguarda la Penisola Italiana, si può finalmente cominciare a parlare di Storia.

Trapezophoros con due grifoni che sbranano una cerva IV sec a.C Ascoli Satriano

 

BIBLIOGRAFIA

Roberto Bosi, Il grande libro di Roma, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988

Autori Vari, Grande Enciclopedia De Agostini, vol.12,  Novara, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1994

Delia Guasco, Popoli Italici L’Italia Prima di Roma, Delia Guasco, Firenze, Giunti Editore, 2006

 

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