Impianti falisci per il drenaggio delle acque

I sistemi di irrigazione in epoca arcaica dai Falisci alle società rurali e latifondiste medioevali

I sistemi di irrigazione in epoca arcaica consistevano in un complesso di dighe, fossati, cunicoli per il drenaggio ed  il deflusso delle acque. Un sistema elaborato per convogliare e contenere l’impeto delle acque e sfruttarne a proprio vantaggio le potenzialità naturali. Un approccio che permise ai Falisci, e dopo di loro ai Romani, di organizzare e gestire le coltivazioni, di arginare gli smottamenti del terreno e di percorrere vie il cui accesso sarebbe stato precluso dai continui allagamenti. Un insieme di opere di ingegneria idraulica, iniziate con le popolazioni antiche del Tusco-Falisco, ed approdate con il progetto latifondista tipico dell’ economia rurale  dell’epoca medievale.

Oltre che per il vasto e variegato scenario storico, artistico e culturale, il territorio della Tuscia si consegna alla memoria storica anche per la presenza di eccezionali ed antichissime opere di ingegneria idraulica. La grandezza dei Romani fu, sicuramente, quella di aver saputo, tra le altre cose, migliorare e perfezionare le tecniche e le maestranze che derivarono loro dai popoli sottomessi. L’Urbe romana vinceva, sottometteva, ma poi integrava tutti i popoli con i quali giungeva a contatto.

La grandezza di Roma si evince dalla loro cultura volta all’integrazione, prima che sulla sottomissione. Mostrata la propria forza militare, i Romani puntavano a creare una convergenza di interessi ed una pacifica convivenza, nel rispetto della loro supremazia, con quei popoli che avevano sconfitto.

Contemporanei degli Etruschi, i Falisci ebbero origini, forse, Indoeuropee. Per altri si trattò di popolazioni autoctone, ma sicuramente furono costretti a ricercare alleanze con i Rasenna per difendersi dai Romani invasori I Falisci occupavano le zone attorno a Nepi, Civita Castellana, Corchiano, Calcata, Sutri; note come zone dell’ “Agro Falisco”La città di Falerii, conosciuta come Falerii Veteres, corrispondeva infatti all’attuale Civita Castellana, ed ebbe il suo massimo sviluppo attorno al VI secolo avanti Cristo. Si pensa invece, se pur non sia accertato, che la leggendaria Fescennium corrispondesse al complesso archeologico di Narce, presso Calcata (VT). In realtà delle ricerche ancora in atto stanno cercando di appurare se quella che fu Fescennium, non sia oggi l’attuale Corchiano.

Quello che i Romani si ritrovarono fu un sofisticato sistema di gestione delle acque piovane. Un ingegnoso e strutturato meccanismo di dighe per convogliare le acque e permettere così l’irrigazione. Quello che invece i Romani ne deriveranno sarà il complesso sistema d’irrigazione dei “prata”. Questi, come documentano anche Catone, Plinio e Varrone, erano degli ampi appezzamenti di terreno adibiti a pascolo d’alta qualità.

Per poter essere efficienti i prata dovevano godere di una suntuosa irrigazione e consentire ai pascoli di nutrire bestiame pregiato e favorire vari tipi di coltivazione. Esempi simili, di opere di bonifica mediante i cunicoli e i sistemi di deflusso e convoglio delle acque, se ne hanno anche tra i Colli Albani e la Pianura Pontina, databili tra il III ed il II secolo Avanti Cristo.

A dire il vero esempi di cunicoli e dighe per la gestione delle acque se ne hanno in tutta l’Etruria già a partire dal VI secolo avanti Cristo ed è questo un chiaro esempio di come la stratificazione culturale, operata dai vari popoli che si sono susseguiti nella storia, abbia rappresentato una crescita dell’ingegneria e delle tecniche idrauliche.

Nella zona di Corchiano troviamo esempi di gestione viaria atti a permettere ai carri e al bestiame di attraversare delle vie rese altrimenti inaccessibili dalle acque. Terreni melmosi e scivolosi divennero perfettamente attraversabili grazie ad un sistema di tagliate che permettevano all’acqua di defluire lateralmente, per poi essere convogliata in un sistema di dighe e permettere così l’irrigazione dei campi attraverso il suo riutilizzo.

Sicuramente la mano dell’uomo ha coperto un arco temporale che va dal VII secolo al II avanti Cristo con i vari miglioramenti che perfezionarono il sistema di gestione e deflusso delle acque. Addirittura possono notarsi anche degli elementi di aggiunta risalenti ad un paio di secoli fa. Quest’ultimo aspetto dimostra che le opere di ingegneria idraulica furono costruite ed implementate, in epoca antica ed antichissima, in modo così sapiente da renderle riutilizzabili nel tempo, previo qualche piccolo accorgimento di risistemazione ed ammodernamento. Nelle immagini soprastanti si vede chiaramente come si sia ovviato al problema del continuo sgorgare dell’acqua, gravoso per il passaggio, con un sistema in grado non solo di rendere agibile il percorso, ma anche di convogliare l’acqua in modo da poterla riutilizzare.

Nei pressi del Fosso di Fustignano, lungo la strada che da Corchiano porta a Civita Castellana, si può ammirare un singolare quanto unico gruppo monumentale riconducibile ai prata romani. La particolarità enorme è che nel nostro caso si tratta di un opera idraulica firmata in caratteri latini da colui che se ne prese cura. La firma è databile attorno al II secolo Avanti Cristo e difficilmente si può capire se il curatore agì in veste pubblica o in quanto privato. Sebbene la scritta sia poco leggibile può distinguersi:

 

Firma dell’autore dei prata di Corchiano

“C.(aius) EGNATIUS SER(vii) F(ilii) PRATA FACIUNDA COIRAVIT”

“Caio Ignazio figlio di Servio curò la realizzazione dei prata”.

Lo scopo del lavoro di cui si fece carico la gens Ignazia rientrava nel complesso progetto di bonifica della zona al fine di renderla agibile e coltivabile. Lo scopo era quello di convogliare l’acqua in un fosso per poi gestire l’irrigazione delle piazzole circostanti mediante un sistema di canali di irrigazione. Non è possibile dire con esattezza quanto Caio Ignazio agì in veste di funzionario pubblico, quanto invece in veste di privato, sta di fatto che l’opera potrebbe rientrare nella logica latifondista nata già nell’epoca dell’antica Roma e sviluppatasi nel periodo medievale.

In epoca romana vanno diffondendosi, infatti, forme di allevamento capitalistico che si ricollegano al discorso circa la complessità della gestione giuridica delle proprietà terriere all’indomani delle conquiste romane.

Altresì appare tesi possibile che Caio Ignazio abbia voluto aiutare, in veste di privato cittadino benestante, le piccole famiglie proprietarie terriere della zona.

Cosa fondamentale da comprendere resta comunque che il sistema dei prata romani è alla base di un progetto di bonifica e valorizzazione della coltivazione agricola e dell’allevamento, che può dirsi colonna portante del sistema latifondista su cui si reggerà la società nel Medioevo.

Grazie alla bonifica delle acque e alla creazione di un sistema di irrigazione e dighe, sempre più complesso, dagli Etruschi e dai Falisci, fino al Medioevo e passando per i Romani, andrà formandosi un sistema sociale economico-terriero, il quale diverrà la base portante del sistema latifondista europeo. Nel periodo medievale assisteremo infatti a quel processo mediante il quale, attraverso il trasferimento di terre agli individui, venivano delegati ad essi anche specifici diritti giuridici e funzioni pubbliche cui lo stato centrale non era più in grado di assolvere.

Riferimenti bibliografici:

  • Enciclopedia Treccani: Il latifondo in età romana e medievale. http://www.treccani.it/enciclopedia/latifondo_(Dizionario-di-Storia)/
  • Catone Agr. 8,9,27; Columella II, 16-17, Plinio Nat.Hist. XVIII, 258-263; Varrone Rust. 1,31,5 e 1,47.
  • LORENZO QUILICI, STEFANIA QUILICI GIGLI, Introduzione alla topografia antica, edizioni Il Mulino
  • LORENZO QUILICI, STEFANIA QUILICI GIGLI, miscellanee sottostanti scaricabili

                     

 

 

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