Torre parte del complesso di Santa Maria in Carbonara

La supremazia politica di Carlo d’Angiò si proietta dall’Italia al Mediterraneo (II parte)

Nel Maggio 1267 si conclude il Trattato di Viterbo: storico documento diplomatico che sarà il fondamento della legittimità formale della politica estera di Carlo I d’Angiò per ben quattordici anni

Proprio da Viterbo, dunque, scaturì quell’ufficializzazione dell’incarico conferito a Carlo I d’Angiò come paciere di Toscana. Il documento, recante la conferma della carica, era stato redatto da Roberto De Baro, Protonotario di Sicilia e recava una Bolla d’oro con l’immagine del Re in trono ed i nove gigli di Francia.

I disegni dell’Angioino, come ravvisa anche il cronista Cesare Pinzi, erano ben più ambiziosi. Egli volle infatti allungare solo un primo passo per quella che sarebbe dovuta divenire un conquista in grande stile. Carlo I capitò in una congiuntura favorevole, all’interno della quale apparve, a cardinali e Papa, come l’unica soluzione per fermare Manfredi.

Fu proprio Riccardo Annibaldi a convincere Papa Clemente IV ad assecondare l’ascesa del sovrano francese in Italia, anche se questo non piacque a molti della nobiltà nostrana. Il Pontefice lo aveva fatto incoronare Re di Sicilia nel Gennaio del 1266 e nel Febbraio dello stesso anno Manfredi cadrà nella celebre battaglia di Benevento.

Il Cardinal Annibaldi ci vide dunque lungo, poiché grazie all’Angioino quasi tutta la penisola divenne guelfa. Nel 1267 Viterbo assisterà alla stipula di un accordo storico tra Baldovino II di Gerusalemme, ultimo sovrano latino, e Carlo I d’Angiò. Quest’ultimo si impegnava ad armare il sovrano latino con un esercito ed una marina per aiutarlo a restaurare il suo Impero, ormai ridotto alla sola Costantinopoli con appena 35 mila abitanti. Alla base della decadenza dell’Impero Latino vi erano notevoli buchi nelle finanze, che Baldovino II riusciva a tamponare a malapena con i tributi e l’appoggio Veneziano.

Dopo la morte di Baldovino I l’Impero venne messo sotto scacco da Niciani, Bulgari ed Epiroti e di esso rischiava di non rimanere che un vago ricordo. Più volte Baldovino II viaggiò in Occidente, in Francia e in Italia, per ricercare l’appoggio politico e i finanziamenti necessari. Queste sciagure che si abbatterono sull’Impero Latino di Costantinopoli portarono il sovrano a vendere preziose reliquie in cambio di denaro. Tra questi oggetti sacri sarebbe annoverata anche una misteriosa corona di spine, venduta ad un mercante veneziano per una somma elevata.

Quello che verrà firmato a Viterbo nel maggio del 1267 sarà noto alla storia come il Trattato di Viterbo e porrà le basi di legittimazione per l’espansione di Carlo I d’Angiò nel Mediterraneo. L’accordo prevedeva infatti il reciproco impegno, in forze e armamenti, per la riconquista di Costantinopoli, ma avrebbe comportato anche un piano di spartizione dell’impero dopo l’eventuale vittoria. Il figlio di Baldovino II, Filippo di Couternay sarebbe andato in sposo a Beatrice, figlia di Carlo I. Questo matrimonio avvenne nel 1273 e Filippo, consorte e Baldovino vivranno stabilmente a Napoli presso la corte di Carlo d’Angiò, ma l’accordo non andò del tutto a buon fine.

Quest’ultimo comportò degli accordi diplomatici con la Bulgaria e la Serbia, ma dal punto di vista militare non ottenne alcun risultato. Il motivo va ravvisato negli accordi di pace che la Chiesa sottoscrisse in quegli anni con il sovrano bizantino Michele VIII. A rallentare il piano d’attacco a Costantinopoli vi fu anche la guerra contro Corradino di Svevia, combattuta nella battaglia di Tagliacozzo nel 1268.

All’accordo di Viterbo aveva aderito anche il principe di Acaia Guglialemo II di Villehardouin, che stremato dai bizantini decise di legarsi agli Angiò. Diede in sposa la sua erede all’altro figlio di Carlo e lo aiutò nella battaglia di Tagliacozzo.

Il Pinzi specifica che l’accordo comportò un vero e proprio vassallaggio dei principati di Acaja, Morea, e del reame di Tessalonica, al Re di Sicilia. Morto Baldovino il trattato venne confermato con un atto, stipulato a Foggia nel 1274. Il trattato di Viterbo rappresenta di fatto come un’abile manovra diplomatica, fondata su alleanze strategiche, abbia catapultato l’influenza politica e la supremazia di Carlo I d’Angiò al di là dell’Occidente nell’ambizioso progetto di creare un Impero del Mediterraneo sotto l’egida del suo comando. La riconferma del trattato, proprio alla morte di Baldovino II, rappresentò il rimarcare della giustificazione formale della politica espansionista di Carlo. Quest’ascesa si protrarrà fino al 1282, anno del Vespro di Sicilia che rappresenterà per Carlo I quell’ imponderabile, e funesto colpo di mano della sorte, tanto caro allo storiografo greco Tucidide.

Bibliografia I e II parte:

  • Cesare Pinzi volume II Storia della città di Viterbo
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000.
  • Ostrogorsky, “I Paleologhi”, in Storia del mondo medievale, vol. III, 1999, pp. 559–618
  • M. Setton, “I latini in Grecia e nell’Egeo dalla quarta crociata alla fine del medioevo”, in Storia del mondo medievale, vol. III, 1999, pp. 619–658
  • Dinic, “I Balcani (1018-1499)”, in «Storia del mondo medievale», vol. IV, 1999, pp. 596–64
  • Austin Lane Poole, “L’interregno in Germania”, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 128–152
  • Previté-Orton, “L’Italia nella seconda metà del XIII secolo”, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 198–244
  • Charles Petit-Dutaillis, “Luigi IX il Santo”, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 829–864
  • Edward Armstrong, “L’Italia al tempo di Dante”, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 235–296
  • Hilda Johnstone, “Francia: gli ultimi capetingi”, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 569–607
  • Paul Fournier, “Il regno di Borgogna o di Arles dall’XI al XV secolo”, in «Storia del mondo medievale», vol. VII, 1999, pp. 383–410
  • Francesco Benigno e Giuseppe Giarrizzo, Storia della Sicilia, vol. 3, ed. Laterza, Roma-Bari, 1999, ISBN 88-421-0535-X
  • Ferdinand Gregorovius, Storia della Città di Roma nel medioevo, Torino, Einaudi, 1973.
  • Michele Amari, La guerra del vespro siciliano, Parigi, Baudry, 1843.
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Le Monnier, Firenze, 2006
  • Salvatore Tramontana, Il mezzogiorno medievale etc., Roma, Carocci, 2000.

 

 

 

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