Tomba Castel d'Asso

Il popolo degli Etruschi precursore della Civiltà romana

Gli Etruschi non solo furono una grande civiltà che abitò i territori dell’Etruria in tempi arcaici, ma gettarono le fondamenta per i popoli che seguirono, fino ai nostri giorni. Quanto di più straordinariamente bello e artistico, i Romani lo impararono dai Popoli Italici.

Se i posteri seppero sviluppare arti autonome ed una cultura originale vi riuscirono solo grazie al retaggio etrusco. Non a caso la civiltà romana si contraddistinse per l’aspetto militare e politico, prima che artistico e poetico. Romani e Greci svilupparono una teogonia molto vicina tra loro e vicinissima al  modello delle divinità etrusche.

La differenza principale tra gli Etruschi e le civiltà che seguirono è rappresentata primamente dall’organizzazione del potere. Nel caso degli Etruschi questo non era nelle mani del più forte, né del più ricco, né del più blasonato, ma del più saggio. Nel culto etrusco primeggiava una Grande Dea creatrice, la quale era venerata con servigi e rituali  officiati da una rispettata casta femminile

Un sacerdote-re e al suo fianco una sacerdotessa-regina presiedevano l’organizzazione gerarchica del potere. I Lucumoni erano i sacerdoti re che prima dei Romani erano degni di guidare e rappresentare il popolo. Prima che la civiltà progredisse verso forme più strutturate di gestione del potere, prima che scoprisse dunque la politica, al centro della vita comunitaria vi era la religione.

Molti ritengono che dopo gli Etruschi le civiltà regredirono verso la barbarie. Sicuramente con i Romani e i Greci si raggiunse il progresso tecnico, architettonico ed artistico, se pur frutto del retaggio arcaico. Si raggiunse la maturità politica e si crearono degli embrionali concetti di Stato, amministrazione, burocrazia ed istituzione. Questi aspetti dovranno attraversare la Guerra dei Trent’anni, vivere la  Rivoluzione Francese ed il Risorgimento per giungere ad una piena maturazione gnoseologica e terminologica, ma nacquero di fatto con le civiltà della Grecia e di Roma antica.

Quello che sembra però mancare a Greci e Romani è quel rispetto per il senso delle cose, che si perse con la civiltà Italica degli Etruschi. Il grosso limite dei popoli che seguiranno è stato infatti quello di legare al potere politico non tanto l’idea di ordine, quanto piuttosto quella di dominazione. Lo sfarzo, la lascivia, la tracotanza e la decadenza dei costumi prenderanno il sopravvento dopo gli Etruschi.

Gli Etruschi non pensarono a costruire città e roccaforti, non pensarono a elaborare sofisticati sistemi e macchinari per distruggersi, non pensarono a edificare grandi palazzi per l’ozio. Gli Etruschi si preoccuparono di edificare templi. I più grandi edifici antichi sono infatti legati alla sacralità, come le piramidi, i megaliti, i nuraghe, i pozzi sacri.

Quando i primi Etruschi, discendenti dagli ancora più antichi Popoli Italici, giunsero al centro del Mediterraneo si preoccuparono di omaggiare la Madre Terra per quel dono meraviglioso. In essa riconobbero il principio  femminile divinizzato nella sua funzione di creatrice della vita.

Se si paragona l’importanza che le donne avevano, nella cultura dell’Italia arcaica, alle difficoltà che in tempi moderni ci sono state, per riconoscere loro i diritti essenziali, ci si rende conto di come la civiltà umana sia retrocessa.

La preoccupazione degli Etruschi, come anche degli Egizi, era quella di cullare i defunti, omaggiando con rispetto il loro viaggio verso l’aldilà. All’interno delle tombe etrusche possono ammirarsi affreschi policromi, straripanti di vitalismo e sacralità. Qui il senso sacro si sposa con un immortale amore per la vita.

Molti degli dei Romani derivarono dalla teogonia etrusca: Uni era Giunone, Menerva era Minerva, Turan stava per Venere e così via. Turan era la “Signora”, nel senso di padrona, in grado di comandare il cuore degli esseri umani.

Sulle raffigurazioni la Dea è anche patrona di grazia e bellezza, sensualità ed armonia.

Esiste nella teogonia etrusca una famiglia di spiriti alati femminili, simili agli angeli cristiani. Queste erano le Lase e sono tuttora presenti in feste popolari, poi cristianizzate, dalle antichissime origini. La famiglia delle Lase era piuttosto numerosa e comprendeva, giusto per citarne qualche nome: Vecu, Muntucha, Alpena, Losna, Vanth; Mean, Zipna.

Le Lase sono spiriti che guidano gli uomini, scendono talvolta sulla terra per indirizzare l’agire degli esseri umani.

Si nota a questo punto come l’umanizzazione delle divinità greche e romane sia chiaro e palese retaggio della tradizione etrusca. Le Lase sono paragonabili alle Ninfe dell’acqua, come le Nereidi, o a quelle dei monti, come le Oreadi, o a quelle dei boschi, come le Driadi.

Anche l’idea della sacerdotessa, come serva sulla terra delle Dee, è un’invenzione etrusca e le sirene, in origine creature alate, poi acquatiche, appartenevano alla famiglia delle Ninfe e ricordano le Lase. La nostra fede, che ama ritenere possibile l’intervento di creature divine nella nostra vita, riprende alcuni elementi anche dalla cultura etrusca, ripresa poi da Romani ed integratasi con la visione dei Greci.

I Poemi Omerici, che vedono l’operato degli eroi greci costantemente influenzato dall’ agire divino, sono paragonabili anch’essi alla visione della civiltà arcaica degli Etruschi. Esemplare è la storia etrusca della fondazione di Roma che vede Tarkùn guidato dalla Grande Dea alla consacrazione regale e a passare alla storia come Tarquinio Prisco: il primo re di Roma.

Per approfondimenti:

  • Giovanni Feo: miti,segni e simboli etruschi.

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